In occasione dello spettacolo su Pertini che si terrà oggi presso la Biblioteca Civica di Imperia, il nostro lettore Andrea Gandolfo, vi ha scritto per fornire alcune brevi notizie sugli studi universitari di Pertini presso l’Istituto 'Cesare Alfieri' di Firenze, dove, nel dicembre 1924, conseguì la sua seconda laurea in Scienze sociali. Ecco il testo del suo intervento:
Nel luglio 1923 Pertini, conseguita da pochi giorni la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Modena, aveva deciso di trasferirsi a Firenze presso l’abitazione del fratello Luigi Giuseppe per iscriversi all’Istituto “Cesare Alfieri”, dove aveva intenzione di conseguire una laurea specialistica in scienze sociali, che costituiva, per così dire, la naturale prosecuzione dei suoi studi in campo giuridico e sociale. Il “Cesare Alfieri” era, tra l’altro, una rinomata e prestigiosa sede universitaria che rappresentava già nei primi anni Venti del secolo scorso (e rappresenta tuttora) uno dei massimi e più qualificati centri nazionali di specializzazione nell’ambito delle scienze politiche e sociali. Essendo già in possesso della laurea in legge, l’8 gennaio 1924 Pertini poté iscriversi direttamente al terzo anno del corso di laurea in Scienze sociali. Dopo aver quindi superato i vari esami di profitto tra giugno e novembre, il 2 dicembre 1924 Pertini venne ammesso alla discussione della sua tesi di laurea, dal titolo La cooperazione, che era stata peraltro già approvata da un’apposita commissione formata dai docenti Piero Marsili Libelli, Riccardo Dalla Volta e Giovanni Lorenzoni il 28 ottobre. Il lavoro pertiniano, oltre a non essere esente da manchevolezze di varia natura, era anche uno studio di modesta fattura dal punto di vista scientifico, che mirava comunque a fornire un quadro complessivo della storia del movimento cooperativo in Italia e in Europa sotto il profilo della produzione, dei consumi e del credito attraverso l’utilizzo delle opere dei principali autori del pensiero cooperativo. La modestia della tesi non sembra tuttavia giustificare la decurtazione di ben otto punti rispetto alla media degli esami di profitto del voto di laurea.
Pertini si laureò infatti in Scienze sociali il 2 dicembre con 84/110, mentre, in base alla sua media di 25/30, il suo voto finale avrebbe dovuto essere 92. Per spiegare questo anomalo risultato, che potrebbe sembrare una sorta di “punizione”, Fabio Fabbri, oltre alle lacune di carattere formale e sostanziale presenti nel testo, ha avanzato sostanzialmente due ipotesi: o una specie di “penale” che la commissione avrebbe deciso di far pagare a Pertini per la sua scelta di prenotarsi, alla fine di ottobre, per la discussione della tesi di laurea, prima ancora di aver superato ben cinque esami di profitto (che avrebbe poi sostenuto nel mese di novembre); e la possibilità che la votazione finale possa essere stata influenzata da un giudizio politico da parte della commissione esaminatrice, di cui peraltro non si conoscono neanche i nominativi di tutti i membri, tranne i già citati Marsili Libelli, Dalla Volta e Lorenzoni. Secondo lo storico romano, inoltre, non è nemmeno da scartare l’ipotesi che, sul voto finale ottenuto dal socialista ligure, possano aver anche influito alcune pressioni esercitate da alcuni membri del Consiglio direttivo del “Cesare Alfieri” contrari alle sue posizioni politiche, tra cui i più in vista erano il noto squadrista Manfredo Chiostri e l’industriale Dino Philipson. Anche in seguito Pertini sarebbe sempre rimasto molto legato alla facoltà di Scienze politiche "Cesare Alfieri", e in generale all’Università di Firenze. Per ricordare adeguatamente questo stretto legame di filiazione e di intenso rapporto culturale che univa Pertini al prestigioso istituto fiorentino, l’amministrazione comunale di Firenze scelse la nuova via da intitolare a Pertini inaugurata il 9 agosto 2007, nel quartiere Novoli, proprio nella zona dove era stata recentemente trasferita la nuova sede del “Cesare Alfieri”.





