Il nostro lettore Andrea Gandolfo ci ha inviato uno 'spaccato' della storia di Sanremo dei cosiddetti 'secoli bui', ovvero il periodo che va, all’incirca, dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente all’anno Mille. Pur essendo poco conosciuto e scarso di fonti documentarie, è pur tuttavia un periodo molto affascinante e ricco di fatti avvincenti, come le incursioni sulle nostre coste dei leggendari Saraceni. Ecco il racconto.
Nel periodo successivo alla caduta dell'Impero romano d'Occidente il territorio dell'estrema Liguria di Ponente seguì le sorti del resto dell'Italia, passando sotto il dominio prima degli Eruli di Odoacre dal 476 al 493 e poi degli Ostrogoti fino alla definitiva conquista bizantina della penisola alla fine della guerra greco-gotica. Durante la loro dominazione i Bizantini dotarono la Liguria occidentale di un sistema difensivo per prevenire eventuali attacchi esterni. In particolare, nella Riviera di Ponente, furono istituiti intorno al 553 sei distretti militari gravitanti attorno ad altrettanti centri fortificati, di cui i tre che interessavano il circondario della Villa Matutiana erano quelli di Albintimilium, l'odierna Ventimiglia, Tabia (Taggia), e il bastione di San Giorgio di Campomarzio. Nel 568 iniziò la graduale penetrazione nel territorio italiano dei Longobardi, che tentarono a più riprese di occupare anche la Liguria bizantina, la quale tuttavia resistette per parecchi decenni alle poderose offensive delle forze longobarde. Dopo una lunga serie di tentativi, i Longobardi, guidati da re Rotari, riuscirono finalmente ad aver ragione della resistenza delle piazzeforti bizantine dislocate in Liguria nel 643, quando conquistarono e devastarono vari villaggi liguri, tra cui nella zona del Ponente, Albingaunum (Albenga) e Albintimilium (Ventimiglia).
Alla dominazione longobarda succedette nel 774 quella dei Franchi, che occuparono la Riviera di Ponente fino all'888. Le notizie storiche sull'intero periodo longobardo-carolingio relative alla Villa Matutiana sono tuttavia estremamente scarse, tanto che l'unica testimonianza di un certa importanza concernente questo periodo è costituita da un frammento di scultura in pietra arenaria guarnito con una decorazione realizzata secondo i canoni dell'arte longobarda, ritrovato nella basilica di San Siro durante i lavori di restauro della chiesa. In epoca carolingia il territorio della Liguria occidentale, come il resto dell'Italia centro-settentrionale, venne suddiviso in comitati, affidati alla giurisdizione temporale di un conte appartenente all'aristocrazia franca. La Villa Matutiana e la zona circostante rientrarono nella sfera di influenza del comitato di Ventimiglia, il cui territorio coincideva con quello del relativo municipio dell'età romana. A partire dal VI secolo, la popolazione della Villa Matutiana era di fatto in una stato di diretta dipendenza dal vescovo di Genova, che mantenne la sua autorità spirituale e temporale su questa zona, come sul resto della Liguria occidentale, fino ai primi secoli del Basso Medioevo. I matuziani si trovavano quindi nell'anomala situazione di dipendere religiosamente da due vescovi locali, quelli di Ventimiglia e Albenga, rientrando invece nell'ambito dell’influenza esercitata su tutto il territorio ligure dal vescovo di Genova.
Nell'ambito degli stretti rapporti religiosi esistenti tra la sede vescovile di Genova e la Villa Matutiana si colloca l'opera svolta in territorio matuziano dal vescovo genovese Romolo in un periodo compreso tra il VII e l'VIII secolo. San Romolo infatti, prima di essere eletto vescovo di Genova, visse per molti anni sui boschi circostanti la Villa Matutiana predicando il Vangelo e continuando proficuamente l'opera di conversione al cristianesimo della popolazione locale già avviata dai suoi predecessori. Pare che il santo si sia recato nella nostra zona per salvarsi dalle continue vessazioni che i Longobardi, di fede ariana, compivano ai danni dei seguaci del cattolicesimo, o forse anche per alleviare i gravosi incarichi che lo impegnavano a Genova trasferendosi in una località più isolata e tranquilla. Appena giunto nella Villa Matutiana, Romolo scelse come sua residenza una grotta solitaria situata sulle falde del monte Bignone, poi chiamata "Bauma", in perfetta sintonia con lo spirito di penitenza del tempo nel quale furono fondati, al pari del suo, numerosi eremi e monasteri in luoghi appartati e disabitati. Durante la sua permanenza in terra matuziana, il santo svolse un'intensa attività predicatoria ed evangelizzatrice, recandosi sia nei centri della fascia costiera che nei piccoli villaggi dell'entroterra e compiendo numerosi miracoli. La leggenda che presto si diffuse intorno a questo personaggio narra anche che San Romolo difese il villaggio abitato dai matuziani dall'attacco di predoni e pirati, forse gli stessi Saraceni, pregando con le braccia alzate o mettendoli addirittura in fuga con una spada brandita. Anche dopo essere stato eletto vescovo di Genova, Romolo si recò più volte a visitare la Villa Matutiana, dove rimase ancora per molto tempo. Nella stessa "Bauma" dove aveva trascorso tanti anni in preghiera e penitenza lo colse la morte il 13 ottobre di un anno imprecisato, collocabile tuttavia, non senza qualche incertezza, nella seconda metà dell'VII secolo o agli inizi dell'VIII.
La permanenza di San Romolo nel territorio matuziano assunse una particolare importanza per la vita religiosa e sociale degli abitanti del piccolo centro, che trassero dall'esempio di santità e rettitudine morale da lui offerto il coraggio necessario per superare le sofferenze e le umiliazioni derivanti dalle numerose incursioni che dovettero subire da barbari e pirati. In particolare, la sua intercessione presso i più poveri e i più diseredati infuse nei matuziani nuova fiducia nel futuro e nelle loro qualità morali e religiose. Lo stesso luogo in cui morì, la celebre Bauma, dove molto tempo dopo sarebbe stata costruita una piccola cappella in seguito ad una serie di miracoli accaduti sul posto, divenne meta di numerosi pellegrinaggi da parte dei molti fedeli del santo. Dopo la sua beatificazione e canonizzazione, San Romolo, che era stato sepolto nella cripta della primitiva chiesa locale, la futura basilica di San Siro, accanto al corpo del beato Ormisda, venne proclamato all'unanimità protettore e patrono dei matuziani. Fu allora che gradualmente il nome del santo andò a identificarsi, nelle scritture private e pubbliche oltreché nella parlata locale, con quello della stessa Villa Matutiana; questo toponimo, risalente all'età romana, avrebbe finito quindi col decadere, nell'uso scritto e orale, verso la fine del X secolo, per essere poi sostituito da quello di Castrum Sancti Romuli, corrispondente al relativo centro abitato sorto nel frattempo sulla sommità della Pigna.
Nel corso del IX e X secolo il territorio matuziano venne più volte devastato e saccheggiato da una fitta serie di scorrerie compiute da bande di Saraceni, nome con cui venivano solitamente designati gli Arabi che si davano alla pirateria e alla guerriglia. La prima devastazione della Villa Matutiana da parte dei Saraceni potrebbe risalire all'838, quando una flotta saracena composta da Arabi spagnoli saccheggiò e depredò i sobborghi di Marsiglia e il territorio ventimigliese, investendo probabilmente anche la zona matuziana. Lo stesso tratto di costa venne nuovamente colpito nell'846 da altre bande di Saraceni, che non è escluso abbiano devastato anche la stessa Villa Matutiana. Nell'899 alcuni gruppi di Saraceni stanziarono il proprio quartier generale a Frassineto, una località della Provenza nei pressi del golfo dell'odierna Saint-Tropez. Tra il IX e il X secolo molti abitanti della Villa Matutiana, per sottrarsi al pericolo di incursioni e saccheggi da parte dei Saraceni, si rifugiarono sui monti circostanti il villaggio costiero e vi impiantarono nuovi centri abitati. Pare sia questa l'origine di vari paesi che allora sorsero nell'immediato entroterra matuziano, tra cui il primissimo nucleo delle future Bussana, San Romolo e Coldirodi. Proprio per sventare possibili pericoli derivanti dalle incursioni saracene, il vescovo di Genova Sabatino decise di recarsi verso l'890 nella Villa Matutiana per sottrarre al rischio di un'eventuale profanazione o distruzione da parte dei Saraceni il corpo di San Romolo, che era custodito dall'inizio dell'VIII secolo nella cripta della chiesa locale. Nel 935 la stessa Genova subì una tremenda devastazione da parte di una flotta di Saraceni agli ordini del condottiero musulmano Ya'cub ibn 'Ishâq, che stava compiendo una serie di scorrerie in Liguria e in Provenza nell'ambito della vasta offensiva saracena ordinata dal califfo fatimida Abû al-Qâsim; dopo il saccheggio di Genova, i Saraceni si diressero verso la Riviera di Ponente, dove depredarono numerosi villaggi costieri, tra i quali molto probabilmente anche la Villa Matutiana.
Per contrastare i Saraceni, che continuavano indisturbati nella loro opera devastatrice, il conte di Provenza Guglielmo d'Arles si fece allora promotore di una vasta alleanza militare, stipulata nel 972 tra diversi feudatari liguri e provenzali, cui aderì anche il conte di Ventimiglia Guido. Dopo una lunga serie di scontri e battaglie protrattasi tra il 975 e il 980, i Saraceni vennero quindi completamente sbaragliati e la centrale di Frassineto espugnata e distrutta. Dopo oltre un secolo di continui saccheggi e devastazioni, terminava finalmente l'incubo delle incursioni saracene per le martoriate popolazioni dei centri costieri della Riviera ligure, molti dei cui abitanti, come abbiamo visto, si erano rifugiati nell'immediato entroterra, dove avevano fondato altri villaggi dedicandosi ad attività agricole e pastorali. Anche nella Villa Matutiana la popolazione riprese le consuete attività economiche e sociali, mentre molti suoi abitanti ritornarono dalle montagne, iniziando il lento e faticoso lavoro della ricostruzione del borgo, devastato per decenni dalle scorrerie saracene. Nell'ambito di questo lavoro, furono allora riallacciate relazioni commerciali con i paesi vicini e riavviata la formazione del tessuto economico e produttivo della zona. Un ruolo molto importante in questo processo fu assolto dagli ordini monastici e dai vescovi, che distribuirono terre alle famiglie, incentivarono la ripresa delle attività agricole tramite anche l'introduzione di nuove tecniche e colture.
Cessato definitivamente il pericolo delle incursioni saracene, molti matuziani, lasciati i rifugi sulle montagne, ridiscesero sulla costa e iniziarono la costruzione di un nuovo centro abitato sulla cima del colle della Pigna, primo nucleo fortificato del futuro Castrum Sancti Romuli (Castello di San Romolo), il toponimo con cui sarà chiamato il primitivo borgo sanremese a partire dalla fine del X secolo. Tale toponimo si sarebbe quindi trasformato, per effetto della pronuncia locale del nome Romolo, in quello attuale di Sanremo a partire dal XIV secolo. Dal momento della sua fondazione fino alla metà del XII secolo il Castrum Sancti Romuli sarebbe rimasto soggetto all'amministrazione dei conti di Ventimiglia, la cui giurisdizione si estendeva fino al corso del torrente Armea.




