In principio era la radio. Il Festival di Sanremo fu trasmesso via radio dalla sua nascita a quella della Rai (1951-1954). Dopo anni di tv e sala stampa, sono tornata alle origini e sto seguendo la kermesse su Radio Due. Il programma si chiama ‘Comunque vada sarà Sanremo’, conduce Piero Chiambretti.
Prima cosa che salta all’orecchio: ‘bellezza e contemporaneità’ uguale nomi che piacciono ai giovani e brani radiofonici. Il che auspica un buon seguito sul mercato. Scelta voluta, secondo me, per aiutare la discografia in crisi, quindi costretta a disinvestire soprattutto sugli emergenti. Aiutati che San Remo ti aiuta!
Secondo, l’evento ridiventa il Festival della Canzone Italiana. Protagonista la musica, ridotto il contorno. Sua Intelligenza ‘Piero C’ è preciso nei 2 minuti di collegamento, quando si tratta dei dialoghi Fazio-Littizzetto e di trovate estemporanee (aspiranti suicidi in galleria e Grillo in platea). Abbonda, invece, quando ne vale la pena: il Liga che canta De André e la Raffa nazionale.
Penalizzati, nella peggiore tradizione di Sanremo, i Perturbazione e Giusy Ferreri dall’orario e le nuove proposte, finora assenti dalla scaletta. Gustosissime le impressioni a caldo dei big, tra opinionisti fake ed autentiche autorità in materia (chapeau all’inossidabile Marinella Venegoni de La Stampa). La migliore sicuramente Arisa… sotto il palco: Chiambretti va in diretta dalla green room, la stanza tinteggiata di verde situata esattamente sotto il palco dell’Ariston.





