"Gentile Direttore,
leggo diversi interventi in relazione alla giornata in memoria delle foibe, interventi tra loro contrastanti certo, ma accomunati da un medesimo impianto ideologico, vale a dire la lettura politica di tale commemorazione. Si discute per approvare o per condannare in base a considerazioni politiche: perché? Da quando è venuto a mancare il semplice e umano rispetto per i morti? Perché di questo si tratta: ricordare chi è stato ucciso in modo crudele, al di fuori delle più elementari regole della umana giustizia. Il XX secolo è una lunga tragedia storica dei popoli, di molti popoli, di molte vite umane. E allora perché mai negare a qualcuno una degna sepoltura e un giusto –doloroso- ricordo? E’ il più antico pilastro della umana civiltà, seppellire, ricordare i defunti: non si ricorda né si dimentica solo per motivazioni ideologiche. Tutti noi (forse con fatica!) ci siamo confrontati sui banchi di scuola con i versi di Foscolo: i “Sepolcri” sono la consolazione dei vivi, l’immortalità di chi non c’è più. Ricordare chi è stato vittima di momenti drammatici non è null’altro che un atto di civiltà."
Cesira Ansaldo





