Politica - 17 gennaio 2014, 20:50

Imperia: accordo sindacati e azienda, CGIL "La sconfitta all'Agnesi e le responsabilità da chiarire"

Ad intervenire sull'argomento sono i rappresentati dell'O.S. Valerio Romano, Pasquale Indulgenza, Angela Surico e Bruno Rossi

Imperia: accordo sindacati e azienda, CGIL "La sconfitta all'Agnesi e le responsabilità da chiarire"

"Riteniamo l'esito della vicenda Agnesi/Colussi, con un accordo appena concluso tra sindacati e azienda che conferma la chiusura del mulino del pastificio e la messa fuori produzione di ventotto unità, una grave sconfitta per i lavoratori e per l'intera comunità locale. Un accordo frutto di una trattativa che non ha mai visto lo sviluppo di una vertenza e di una mobilitazione, in assenza di un ancorché minimo stato di agitazione!! Un accordo che di fatto soddisfa pienamente la volontà della proprietà e del management e costituisce un colpo pesantissimo e alla tenuta della fabbrica e alla qualità della sua produzione, con un costo elevato per la forza lavoro. Con gravi conseguenze, contestualmente, sull'indotto e sulle attività mercantili nel porto di Oneglia, duramente penalizzati da quanto sottoscritto.

Siamo sconcertati per le dichiarazioni rese dalla parte sindacale che lo ha firmato. Affermare, come purtroppo ha fatto un rappresentante del sindacato cui apparteniamo, “Tutte le volte che facciamo riunioni cerchiamo di limitare i danni per i lavoratori” è emblematico di un ruolo sindacale che ha interiorizzato la sconfitta e denuncia una netta subalternità culturale e rivendicativa. E soggiungere “Abbiamo fucilato questi 28 lavoratori ma almeno il pastificio ed il confezionamento rimarranno qui ad Imperia” ci lascia francamente sbalorditi per pesantezza e contraddittorietà del concetto, sia perché, subito dopo si dice di “aver ricevuto grande disponibilità da parte dell'azienda”!!!! (E se non c'era disponibilità - ci domandiamo - che cosa succedeva??), sia perché l'asserita posta in palio, il salvataggio dell'intera Agnesi, avrebbero meritato una vertenza ben altrimenti imponente e incisiva. Al di là di affermazioni tanto infelici, intrise di un assurdo fatalismo, la realtà è purtroppo ben diversa: è stato dato un colpo violento e pesante a lavoratori e sviluppo. E come può capire ognuno facendo leva sul semplice buon senso, in queste penose condizioni il mantenimento dell'Agnesi non è assicurato proprio per niente.

A fronte di simili esiti, non saremo certo noi a “smentire” l'ex senatore Nedo Canetti, che qualche giorno fa, riferendosi al silenzio e all'inerzia che hanno fatto seguito agli sbandierati annunci di azioni, anche istituzionali, intese ad affrontare la gravissima crisi dello stabilimento e del comparto, lo chiedeva provocatoriamente in un suo intervento pubblico. Egli ha pienamente ragione. Ciò convenuto, il punto è però chiedersi chi porti la responsabilità di quanto disastrosamente si sta consumando nel nostro territorio da decenni, in particolare riguardo all'industria. Su questo, pensiamo che si debba essere ben più espliciti e diretti, se si vuole davvero cominciare a fare i conti con le politiche che fino ad oggi hanno imposto nell'Imperiese un certo indirizzo e determinate compatibilità.

A nostro avviso - ma la cosa è condivisa con tanti lavoratori e cittadini che in questi giorni stanno nutrendo una forte amarezza per quanto è stato posto in essere nel silenzio generale – questo epilogo non è solo frutto di scelte padronali subite, ma è il compimento di un itinerario che altri attori pubblici, anche con la propria inazione, hanno finora assecondato o addirittura favorito. L'itinerario, secondo noi del tutto sciagurato, verso una completa deindustrializzazione dell'economia locale e provinciale che, sotto l'assordante e ininterrotta sarabanda delle sirene della turisticizzazione integrale dello stesso, ha favorito nettamente la tendenza a spostare i capitali dagli investimenti produttivi verso impieghi improduttivi se non speculativi (soprattutto a danno delle risorse ambientali e delle aree demaniali, come testimoniano le imprese compiute o tentate nelle zone portuali) e ad alimentare la rendita fondiaria e immobiliare. Con la conseguenza, ovviamente, di un progressivo arretramento e immiserimento del nostro migliore tessuto produttivo  e delle stesse opportunità di un serio sviluppo integrato e multivocazionale. 

Canetti si domanda retoricamente cosa ne sia di opzioni che sembravano, sulla bocca di tanti, questioni-chiave: il distretto agro-alimentare, il rilancio qualificato della produzione, la risorsa della dieta mediterranea, nonché alcuni precisi impegni solennemente assunti dagli amministratori locali. Giusto. Giriamo la sua domanda  innanzitutto alle parti politiche che pure sui suddetti punti hanno costruito le proprie retoriche del consenso, principalmente in chiave di autopromozione elettorale, a quel quel partito, il PD, di cui egli è tuttora importante esponente locale. Scafato e onesto intellettualmente com'è, si renderà certamente conto che in gioco non c'è un semplice problema di difficoltà congiunturale, di gestione delle crescenti difficoltà di una crisi che si sta facendo sentire in modo sempre più acuto anche nel nostro contesto, ma un intero complesso di indirizzi politici, che, se evidenziati adeguatamente, chiamano in causa il ruolo stesso che quel Partito si è dato, le alleanze e gli interessi sociali cui ha scelto di guardare prioritariamente e il modello di sviluppo che persegue. Un complesso di indirizzi che dà per scontato, sostanzialmente, il fatto che il territorio e la comunità imperiese perdano le loro migliori attività produttive e rinuncino definitivamente a qualsivoglia possibilità di rilancio di attività di tipo manifatturiero.

Il discorso, quindi, con i nodi che ora drammaticamente vengono al pettine, è un discorso di fondo: o si mette in discussione frontalmente una certa cultura politica che oggi si qualifica come “riformista”, alla quale non è estranea, dal versante della rappresentanza sociale, la più parte della dimensione sindacale confederale, o ci si limita a denunciare ciò che è scontato e non si prova ad invertire alcuna tendenza. 

In  questi giorni, si stanno svolgendo le assemblee di base per il congresso della CGIL. Il nostro impegno, all'insegna del motto “il sindacato è un'altra cosa” (come recita il titolo della mozione che condividiamo e che ha come primo firmatario a livello nazionale Giorgio Cremaschi) è quello di un rinnovamento sostanziale della rappresentanza sindacale territoriale, convinti come siamo che si tratti di una delle priorità per riprendere anche nella nostra provincia il cammino, che altri hanno ritenuto in questi anni di derubricare, di una alternativa sociale e politica all'attuale logica neoliberista. Confidiamo che i lavoratori iscritti alla CGIL nel territorio, anche  in riferimento all'emblematica vicenda dell'Agnesi, sappiano e vogliano intendere l'urgenza e l'importanza di questa esigenza di riscatto e ripresa. 

Per l'area in CGIL 'Il sindacato è un'altra cosa'

Valerio Romano
Pasquale Indulgenza
Angela Surico
Bruno Rossi".

C.S.

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