Attualità - 04 luglio 2013, 08:01

Sanremo: la dura vita del pescatore. Un mestiere in via d'estinzione, non c'è ricambio generazionale

E' uno dei mestieri caratteristici di Sanremo ma normative europee e durezza del lavoro ne fanno giorno dopo giorno una specie a rischio. Una vita lontana dalle prerogative dei giovani di oggi.

Il mercato ittico e i pescatori al Porto Vecchio

Il mercato ittico e i pescatori al Porto Vecchio

E' uno dei mestieri caratteristici di Sanremo, ma l'assenza di un ricambio generazionale rischia di comprometterne la sopravvivenza. Stiamo parlando della pesca e dei piccoli pescatori.

Questa categoria di lavoratori porta avanti da secoli la tradizione del mare, ma concorrenza della pesca industriale, normative europee e durezza del lavoro ne fanno giorno dopo giorno una specie a rischio. Già, perchè il lavoro del pescatore è prima di tutto una passione che richiede sacrifici. Una vita fatta di uscite in barca in piena notte per portare poche ore dopo il pesce fresco direttamente sul tavolo del consumatore.

Una vita lontana dalle prerogative dei giovani di oggi. Eppure c'è chi porta avanti con determinazione e pazienza questo mestiere. A Sanremo sono rimaste una ventina di piccole imbarcazioni attive oltre ad una decina di barche a strascico. Il frutto dell'attività dei pescatori è ben visibile al mercato ittico, all'inizio del molo del porto vecchio.

Lì ogni giorno si rinnova l'usanza più antica della compravendita del pesce, un'opportunità apprezzata da molti clienti, cittadini e turisti delle seconde case. Il pescato varia a seconda del periodo e così anche il prezzo in base alla quantità e tipologia del prodotto. Ma anche il mercato ittico risente della crisi, si lavora poco con in ristoranti e spesso l'offerta supera la domanda. Così il pesce fresco in eccedenza viene poi dato all'ingrosso, alle pescherie.

Al di là della flessione economica comune a molte realtà, è proprio la figura del pescatore artigianale ad essere a rischio estinzione. Per molti si tratta infatti della prosecuzione di un mestiere iniziato dai genitori, spesso originari del Sud Italia e giunti nella città dei fiori nel dopoguerra in cerca di un lavoro.

Da allora però tutto è cambiato. Le reti non si riparano più a mano, si comprano usa e getta. I figli non proseguono più la tradizione. E così oggi c'è chi lo fa per passione, per dare una mano al padre, ma saltuariamente perchè quel lavoro non garantisce un futuro ed è troppo duro.

E' quello che capiamo dalle parole di Luca, giovane di 27 anni: “Questo è un settore che non ringiovanisce – ci dice Luca spiegandoci di essere il figlio di un pescatore – io faccio il barista, non ho intenzione di fare questo mestiere perchè è troppo faticoso ed ha una mentalità chiusa”.

“Il mestiere si perderà, non c'è ricambio generazionale – conferma Ivo, pescatore autoctono per scelta e passione – Sono entrato in contatto con i pescatori quando ero ragazzino ma oggi tutto è cambiato. E' un lavoro pesante e poi con la crisi e i regolamenti con le restrizioni sul pescato è ancora più complicato”.

L'ultimo caso è quello della richiesta di calamità naturale per il mare Ligure sovrapopolato di tonni. Una conseguenza dei vincoli imposti dall'Unione Europea indistintamente sul territorio per salvaguardare le risorse marine.  

Silvia Iuliano

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