Tra gli anniversari di quest’anno ricorre anche il 225° dalla nascita del celebre poeta, tragediografo e latinista sanremese Giovanni Battista Romolo Moreno il quale, per la sua opera, ha altamente illustrato la nostra città fornendo un contributo originale alla cultura locale e alla tradizione letteraria italiana. Il Dott. Andrea Gandolfo ha tracciato un breve profilo biografico tratto da una sua pubblicazione sulle vite dei sanremesi illustri:
"Giovanni Battista Romolo Moreno nacque a Sanremo il 12 ottobre 1788 da Stefano e da Angela Maria Fossati. Dopo aver terminato gli studi di latinità nel collegio di Sanremo, si recò a Roma dove entrò nella Compagnia di Gesù, abbandonando poco tempo dopo l’abito talare per trasferirsi a Genova e poi a Sarzana, dove fu nominato professore di belle lettere. Viaggiò poi a lungo per l’Europa come precettore di un rampollo di una famiglia inglese, stabilendosi quindi in Inghilterra, dove dimorò per vari anni guadagnandosi da vivere impartendo lezioni d'italiano e apprendendo nello stesso tempo correntemente anche la lingua inglese. Nel 1838 decise di rientrare in Italia per insegnare Retorica nel collegio di Sanremo, fino a quando, l’11 luglio 1844, il principe di Monaco Florestano I non lo nominò professore di Retorica presso il collegio di Mentone, dove sarebbe rimasto fino all’annessione di quest'ultima città alla Francia nel 1861. Ritornato a Sanremo, vi rimase fino alla morte, sopraggiunta il 10 ottobre 1864. Il suo feretro fu accompagnato dai professori del liceo al cimitero della Foce, dove venne tumulato in una tomba recante un’iscrizione dettata dal nipote Stefano Moreno.
Scrisse poesie d’occasione e carmi latini, ma si dedicò anche alle traduzioni. Tradusse in ottava rima l’Eneide (Oneglia, Tip. Ghilini, 1854), in terza rima le Georgiche, in versi sciolti le Bucoliche, i Fasti di Ovidio, l’Ars poetica di Orazio; in versi martelliani la Batracomiomachia di Omero (Sanremo, Tip. Puppo, 1842), che aveva già tradotto in latino; in esametri latini l’Urania del Manzoni e il Sermone di Vincenzo Monti. Nel 1840, in occasione dell’inaugurazione del nuovo cimitero suburbano, pubblicò, dedicandolo al sindaco Carli, il carme Novum sepulcretum Romulense, ma il suo capolavoro rimane tuttavia il poema Civitas Sancti Romuli Sive Remopolis, in quattro libri, pubblicato postumo, otto anni dopo la sua morte, nel 1872 a Oneglia, per i tipi di Giovanni Ghilini dal nipote Stefano Moreno, che vi aggiunse pure la traduzione in italiano e un commento. Scrisse anche un altro poema: De mundi fine, in tre libri e 975 esametri, rimasto inedito, e forse andato perduto; un componimento poetico per le nozze del marchese Andrea Spinola (Genova, Tip. Ponthenier, 1835) e un carme italiano in occasione della scomparsa del patriota mentonasco Carlo Trenca (Sanremo, Tip. Puppo, 1853). Compose infine due tragedie: Leonida, in cinque atti, pubblicata a Genova nel 1827 per i tipi di Ricci, e Il Conte Giuliano, rappresentata anch’essa nel capoluogo ligure".





