Clima teso nel carcere di Sanremo. “Questa mattina è scoppiata una rissa nel secondo piano della Seconda sezione ordinaria del carcere tra alcuni detenuti – due italiani ed un georgiano da un lato, quattro marocchini dall’altro – che si sono affrontati colpendosi con caffettiere, lame delle scatolette ed altro. Un Agente in servizio è rimasto colpito al capo ed è stato necessario portarlo all’Ospedale. Pare che le ragioni siano conseguenza di precedenti alterchi tra alcuni dei detenuti coinvolti nella rissa. La rissa, breve ma violenta, solo per il pronto intervento di altri Agenti da altri posti di servizio ha evitato pericolosissime conseguenze che neppure vogliamo immaginare. Nonostante tutto, dunque, i colleghi intervenuti sono riusciti ad evitare più gravi e pericolose conseguenze, anche se l’Agente del piano è rimasto ferito alla testa ed a lui va naturalmente la nostra vicinanza e solidarietà. Cos'altro dovrà accadere o dovrà subire il nostro Personale di Polizia Penitenziaria perché ci si decida ad intervenire concretamente sulle criticità di Sanremo? La carenza di personale di Polizia Penitenziaria a Sanremo – circa 90 tra agenti, sovrintendenti ed ispettori in meno negli organici – il pesante sovraffollamento (sono circa 340 i detenuti presenti, dei quali il 60% circa gli stranieri, rispetto ai circa 200 posti letto regolamentari) con le conseguenti ripercussioni negative sulla dignità stessa di chi deve scontare una pena in celle affollate oltre ogni limite e soprattutto di chi in quelle sezioni deve lavorare rappresentando lo Stato come i nostri Agenti) sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi. Episodi di violenza che sono inaccettabili e vanno stigmatizzati e contrastati con fermezza.”
A dichiararlo è Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE (il primo e più rappresentativo della Categoria).
Il SAPPE evidenzia come “il fatto che i detenuti non siano impiegati in attività lavorative o comunque utili alla società (come i lavori di pubblica utilità) favorisce l’ozio in carcere e l’acuirsi delle tensioni. Ricordo a me stesso che, secondo le leggi ed il regolamento penitenziario, il lavoro è elemento cardine del trattamento penitenziario e «strumento privilegiato» diretto a rieducare il detenuto e a reinserirlo nella società. In realtà, su questo argomento c’è profonda ipocrisia. Tutti, politici in testa, sostengono che i detenuti devono lavorare: ma poi, di fatto, a lavorare nelle carceri oggi è una percentuale davvero irrisoria di detenuti, con ciò alimentandosi una tensione detentiva nelle sovraffollate celle italiane fatta di risse, aggressioni, suicidi e tentativi suicidi, rivolte ed evasioni che genera condizioni di lavoro dure, difficili e stressanti per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. A questo si aggiunga che il SAPPE ha da tempo chiesto alla Direzione una nuova organizzazione del lavoro e di rivedere l’organizzazione complessiva dei carichi di lavoro dei poliziotti del carcere, ad oggi assai gravosi ”.
Il SAPPE chiede infine al Governo Monti di "avviare rapidamente le trattative con i Paesi esteri da cui provengono maggiormente i detenuti stranieri - a partire da Romania, Tunisia, Marocco, Algeria, Albania, Nigeria - affinchè scontino la pena nei Paesi d'origine. Per il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria" è fondamentale trovare accordi affinche' gli stranieri scontino la pena nei Paesi d'origine. Questo, oltre a mettere un freno ad una grave emergenza, potrebbe rivelarsi un buon affare anche per le casse dello Stato, con risparmi di centinaia di milioni di euro, nonche' per la sicurezza dei cittadini. Un detenuto – ricorda Martinelli - costa infatti in media circa 200 euro al giorno allo Stato italiano".





