"Cinghiale o maiale allo stato brado (Porcastro)? Questo mammifero appartenente alla famiglie dei Suidi sta creando grossi problemi agli abitanti della valle Rio Latte di Ventimiglia. Ormai non si può parlare più di cinghiale, ma di un maiale rinselvatichito che dopo una breve gestazione partorisce 10-12 piccoli per cucciolata due volte l'anno. Una volta adulti raggiungono circa 80 Kg., una sostanziale differenza rispetto al cinghiale originario che in età adulta raggiungeva 50 Kg, partorendo solo una volta al'anno 4-5 piccoli dei quali solo 2-3 riuscivano a svilupparsi".
Queste sono le parole di Emanuele Sismondini, presidente Anga Imperia, abitante della zona in oggetto, floricoltore e amante del proprio territorio e del proprio lavoro. Purtroppo 'ambiente naturale non riesce sostenere una tale richiesta di cibo, vista la prolificità di tali animali, a tal punto che negli ultimi 6-7 anni si sono viste scomparire molte specie della flora e della fauna tipiche della nostra Macchia Mediterranea. Inoltre questi cinghiali (porcastri) sono costretti ad avvicinarsi sempre più all'abitato e alle zone coltivate, spinti dalla fame :così all'imbrunire si spingono verso terreni coltivati, orti e giardini alla ricerca di cibo e, razzolando e scavando, arrecano danni a colture e strutture ormai incalcolabili e insostenibili dai singoli floricoltori.
Tra i principali danni che tali mammiferi arrecano alle coltivazioni troviamo: la devastazione,lo squarciamento delle fruttifere per coglierne frutti ;in caso di tuberi essi scavano intere porzioni di suolo smuovendo e sradicando piante e sopratutto muretti a secco. Per non parlare poi dei danni provocati al territorio, in particolare agli argini ed ai canali di scolo delle acque piovane, preziosi ed essenziali durante le piogge, poichè ci proteggono da incontrollati sversamenti di acque fangose e quindi da possibili smottamenti del terreno e frane.
"Noi floricoltori - continua Sismondini - troviamo le nostre campagne devastate ogni giorno sempre di più: per ogni muretto che cade perdiamo preziosi metri di terreno coltivabile. Inoltre rischiamo cadute continuamente per le grosse buche causate dalle loro escavazioni, durante la ricerca di cibo. Stiamo affrontando una situazione senza precedenti e soprattutto senza mezzi validi per tutelarci.
Bisogna ridurne drasticamente il numero vista la loro velocità di riproduzine, aumentando le battute selettive e allungando i periodi di caccia sportiva al fine di riportare alla normalità una situazione degenerata. Il tempo stringe i danni aumentano a dismisura, non c'e' più tempo da perdere!"





