Attualità - 07 agosto 2012, 10:42

Da San Felice sul Panaro a Seborga, la storia di 'Felicina', il pulcino nato dal volontariato

Un giorno, appena i pulcini del Principato di Seborga diverranno adulti in grado di depositare le uova, i volontari torneranno nella cittadina dell'Emilia Romagna per riconsegnare all'anziana signora, i figli o i nipoti dei pulcini nati a seguito della triste tragedia del terremoto

Il pulcino Felicina

Il pulcino Felicina

Da San Felice sul Panaro a Seborga: è la storia di Felicina, un piccolo pulcino simbolo della speranza e dell'amicizia nata tra due volontarie della Protezione Civile, Lucia di Soldano e Carmen di Perinaldo, e un'anziana di una delle zone terremotate dall'Emilia Romagna.

"Alcuni mesi fa, la colonna mobile dei volontari della Protezione Civile della Liguria intervenne nell'emergenza del sisma in Emilia Romagna. I volontari, provenienti da ogni paese e città della Regione Liguria, formarono un campo di accoglienza per le persone che, a causa delle violente scosse di terremoto, si trovarono con le case crollate o rese inagibili. I volontari si occuparono di ogni mansione per aiutare gli ospiti del campo, dal magazzino, all'elettricità fino alle mansioni di cucina per oltre trecento persone. San Felice sul Panaro, è una delle cittadine in cui il terremoto ha causato  maggiori danni, un paese dedito principalmente all'agricoltura, dove le distese di piantagioni confinavano all'orizzonte con il cielo. Si formarono  le conoscenze, amicizie tra i volontari e gli ospiti, in parte anziani che nonostante avessero abbandonato le loro abitazioni, continuavano durante il giorno a coltivare il loro orto, accudire gli animali, per poimangiare in  mensa e dormire nella tendopoli del campo. Due cuoche volontarie, Lucia di Soldano e Carmen di Perinaldo, fecero amicizia in particolare con un'anziana signora, alla quale era crollata interamente l'abitazione, ma il suo orto,continuava a coltivarlo con passione e con la speranza di tornare presto a riavere la casa in cui aveva passato un'intera vita. Ogni sera, l'anziana signora, si soffermavaa raccontare i suoi passati alle ragazze volontarie, consolidando un'amicizia, che seppur breve, era intensa e piena di emozioni. Il giorno prima della partenza deivolontari, per il cambio settimanale, le chiamò peraccompagnarli nel suo orto. Portandoli vicino al pollaio, incui si trovavano delle meravigliose galline mantovane, gliconsegnò alcune uova gallate, donandole come ricordo dellaloro amicizia, e come un piccolo/grande ringraziamento,nella speranza che, se fossero nati i pulcini, quella partedella Liguria, avesse avuto un ricordo prezioso di SanFelice sul Panaro.Le due ragazze, presero ogni cura delle uova, non solodurante il trasporto, ma all'arrivo in Provincia di Imperia,trovarono un'incubatrice, la deposero nella sede della Protezione Civile di Seborga, e attesero impazientemente iventun giorni, momento fatidico in cui i pulcini sarebberodovuti uscire dai gusci picchiettando con i loro fragili becchi.  Ogni giorno, durante i pattugliamenti i volontariraggiunta la sede, controllavano la temperaturadell'incubatrice, aggiungevano acqua in per avere umiditàcostante, e segnavano i giorni rimanenti alla schiusuradelle uova. Quasi convinti, forse per la lunga attesa chenon sarebbero mai usciti da quelle piccole uova, un giornoAlessandra entrando in sede, sentì pigolare molto forte. Aprì l'incubatrice si trovò davanti un piccolo pulcinoancora bagnato con un guscio aperto. "Felicina!" È stato il primo nome dato al pulcino di colore giallo vivace,in riferimento al paese in cui hanno operato i volontari. Una piccola mascotte alla quale nello stesso giorno adistanza di poche ore, si aggiunsero altri quattro pulcini,dai svariati colori. Situati in uno scatolone, i pulcinivengono ad oggi curati con ogni attenzione dai volontari,tante mamme e papà visti dai pulcini, che presto o tardidiverranno meravigliose galline mantovane. Un viaggio, unricordo di quelle settimane intense, vissute ad aiutare il prossimo, nelle quali gli stessi volontari hanno ricevuto uncalore umano indimenticabile dalle persone di San Felice. Un giorno, appena i pulcini del Principato di Seborga diverranno adulti in grado di depositare le uova, i volontari torneranno nella cittadina dell'Emilia Romagna per riconsegnare all'anziana signora, i figli o i nipoti dei pulcini nati a seguito della triste tragedia del terremoto. Un gesto simbolico ma che trasmette fiducia, speranza e continuità alla vita".


Silvia Iuliano

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