Ieri, su 'Il Giornale', Vittorio Sgarbi ha scritto un articolo su Guido Angelo Terruzzi e la città di Bordighera, parlando della concessione da parte del comune e della provincia di Imperia di Villa Regina Margherita, dove sarà ospitata buona parte della collezione del magnate lombardo, scomparso ormai da qualche anno. Guido Angelo Terruzzi, il più grande collezionista di arte italiana degli ultimi quarantanni, e soprattutto del settecento veneziano, aveva sostenuto il comune di Bordighera per trasformare Villa Regina Margherita in un museo, e ormai da qualche anno aveva deciso di vivere in Riviera.
Prima di questo tentativo, però, uno dei suoi sogni sarebbe stato quello di comprare, a Venezia, Palazzo Grassi, per farne la sede della sua collezione, lasciando un piano al comune come sede espositiva, ma questo progetto non andò mai in porto: l'amministrazione veneziana preferì vendere il palazzo al mercante François Pinault che trattava arte più moderna, e che successivamente comprò anche Punta della Dogana, stabilendo un vero e proprio monopolio artistico in città. L'amministrazione della Serenissima preferì l'esterofilia, come dice Sgarbi, del gallerista francese alla collezione di Terruzzi, che annovera tra le altre le opere di Canaletto, Tiepolo, Vivarini, Magnasco, Giordano, De Matteis, Strozzi e Assereto.
Il restauro della villa, a costo zero per il comune e finanziato interamente da familiari ed eredi del collezionista, e l'allestimento della mostra sono stati curati da Michelangelo Lupo, già sovrintendente dei musei di Trento, che lo stesso Sgarbi definisce un uomo di grande sensibilità. Il critico d'arte Sgarbi ironizza anche sullo scioglimento del comune di Bordighera per infiltrazioni mafiose: per il rifiuto di Venezia alla collezione di Guido Angelo Terruzzi, doveva essere quel comune ad essere sciolto per mafia, e non Bordighera.





