Eventi - 20 giugno 2012, 07:51

Incontro con Paolo Briguglia al Museo Civico per lo spettacolo 'Nel mare ci sono i coccodrilli'

Paolo Briguglia, classe 1974, attore molto versatile che ha sviluppato la sua carriera su diversi fronti, dal teatro alla televisione al cinema, forse con una predilezione proprio per quest'ultimo dove ha lavorato con i migliore registi italiani degli ultimi trent'anni.

Incontro con Paolo Briguglia al Museo Civico per lo spettacolo 'Nel mare ci sono i coccodrilli'

Per l'ultimo degli appuntamenti "Dietro la maschera, incontri di teatro" organizzati dal Museo Civico e dal Teatro dell'Albero, sabato 16 giugno il pubblico ha incontrato Paolo Briguglia, classe 1974, attore molto versatile che ha sviluppato la sua carriera su diversi fronti, dal teatro alla televisione al cinema, forse con una predilezione proprio per quest'ultimo dove ha lavorato con i migliore registi italiani degli ultimi trent'anni, da Avati a Bellocchio, Giordana, Tornatore fino a Rocco Papaleo. Diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico nel 1998 inizia subito ad alternare cinema, teatro e televisione, senza una particolare preferenza per nessuno di questi mezzi. "Sono un attore istintivo» dice Briguglia «e quello che il teatro mi ha insegnato, vale a dire costruire il ruolo dall'interno, lo porto anche nei ruoli cinematografici e televisivi».

Partecipando al grande progetto de I cento passi di Marco Tullio Giordana nel 2000, Paolo Briguglia sente, forse per la prima volta, che ricoprire un ruolo non è solo un fatto artistico ed estetico ma può assumere un forte valore sociale «l'attore come mestiere utile, direi necessario anche per non dimenticare la nostra storia più recente e dolorosa». Assai lontano dall'impostazione tradizionale dell'attore teatrale, Briguglia affronta ogni personaggio con grande semplicità in un confronto alla pari con il regista che lo guida e con il pubblico con cui ricerca un contatto emotivo e autentico. È successo così anche per questo lavoro, Nel mare ci sono i coccodrilli, dal romanzo di Fabio Geda tratto dalla storia vera di Enaiatollah Akbari - Libro dell'anno 2010 - che Briguglia ha letto inizialmente per la versione audio della Emons Audiolibri, facendosene ispirare successivamente per la creazione del monologo teatrale che abbiamo ascoltato la sera stessa alle 21, al teatro dell'Albero di San Lorenzo al Mare.

La storia narra il lungo viaggio in solitaria di un bambino afghano verso la salvezza, dall'Afghanistan all'Italia, passando per Pakistan, Iran, Turchia e Grecia. A dieci anni Enaiatollah che oggi vive a Torino, viene consapevolmente abbandonato  dalla madre per essere salvato dalla schiavitù - «È così. E la speranza di una vita migliore è più forte di qualunque sentimento» dice Enaiatollah stesso a proposito di questo abbandono - e si trova a dover crescere da solo e in fretta, affrontando la sorte del clandestino, però ha dalla sua una grande forza d'animo e una naturale ironia che gli permette di sopportare la miseria e di cogliere l'umanità là dove è ancora possibile trovarla, nonostante tutto.

Una storia universale, tragica e avventurosa insieme, un viaggio iniziatico ma reale, alla fine del quale c'è la maturità, la consapevolezza di avercela fatta (uno, su tanti che restano indietro)  e la quiete -  sempre relativa,  che è consentita agli umani -  suggellata dal silenzio commosso della madre che lo sente al telefono dopo otto anni di lontananza e di mancanza assoluta di notizie. Il testo, raccolto con grande delicatezza da Fabio Geda che è stato a lungo un educatore, prima ancora che uno scrittore, è un materiale molto vivo che tende naturalmente alla teatralità, e che si organizza spontaneamente in un racconto diretto a un pubblico riunito ad ascoltare con il fiato sospeso. Briguglia, solo in scena con il musicista Roberto Salemi, diventa il canale attraverso cui la storia si manifesta, tramite la sola voce e pochissimi gesti ci offre e si offre un'occasione straordinaria per fare un'esperienza umana di grande forza emotiva.

Tra i momenti più emozionanti della narrazione mi piace ricordare la terribile traversata, su un gommone mezzo bucato, del braccio di mare tra la Turchia e la Grecia, che l'attore affronta con una adesione totale al dramma di quello sparuto gruppo di bambini e l'arrivo sulla costa ellenica, seminudo come Ulisse scampato alla furia del mare, raccolto da una vecchietta salvatrice in veste di Nausicaa, che lo nutre e lo riveste. Il pubblico densissimo delle grandi occasioni (ma sono ormai tutte grandi occasioni le proposte del Teatro dell'Albero) ha applaudito a lungo questo giovane attore che si è fatto da tramite per questa storia di coraggio e di speranza.

Va detto ancora che l’evento è sorto dalla collaborazione tra il teatro dell'Albero e l'Associazione Mappamondo, che aveva già invitato lo scrittore Fabio Geda nel 2010 per presentare il libro durante un incontro condotto in collaborazione con il Liceo delle Scienze Umane di Sanremo. Mappamondo, nata come Associazione di promozione sociale, da dieci anni affronta i temi scottanti dell'immigrazione attraverso l'impegno costante e concreto di un servizio di sportellistica, consulenza legale e supporto per cittadini stranieri, dialogando con enti e istituzioni pubbliche, lavorando ad una vasta azione di sensibilizzazione culturale sui temi dell'immigrazione e dell'intercultura anche attraverso momenti di festa e convivialità, per promuovere le culture, le tradizioni, le espressioni artistiche, la cucina e la musica delle comunità straniere presenti sul territorio. La presidente dell'associazione Antonella Squillace ci ha detto « questi momenti di riflessione e di cultura che ci impegniamo a promuovere sono sempre più necessari perché siamo ancora molto indietro su questi temi.  La storia di Enaiatollah racconta come il coraggio di queste persone e la nostra capacità di accogliere possano cambiare, se non il mondo, almeno una o molte esistenze ed è importante che venga sottolineata così una esperienza di grande accoglienza in Italia, nonostante  la difficoltà del percorso che la legge rende difficoltoso, soprattutto perché alimenta un clima culturale intorno a noi, fatto di  piccole e grandi ostilità e la sempre più diffusa paura del diverso. La difficoltà dell'associazione nel perseguire gli scopi che si è data, oggi  è resa ancora più evidente dal rischio di chiusura di un servizio necessario come il nostro sportello di mediazione culturale "Migrapoint"». La presidente fa appello a tutti gli enti, i servizi e  le istituzioni perché non venga a mancare il sostegno ad un'opera essenziale di mediazione linguistica e culturale, sempre più richiesta da scuole, servizi ASL e  servizi territoriali.

P.S.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GIUGNO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU