Un nostro lettore, M.N., ci ha scritto per dire la sua sulla crisi del Casinò di Sanremo:
"Seguo quotidianamente Sanremonews e mi permetto di parlare del Vs. Casino non tanto per la mia ultraquarantennale esperienza nel settore quanto perché mio padre, nel 1946, era un dirigente della locale Casa da gioco. E’ vero che la concorrenza degli altri giochi è enorme, è vero che – pur conoscendo le differenti proporzioni tra in e out – le slot sono sempre meno frequentate, è vero che l’introduzione di giochi non nuovi ma una elaborazione di quello di provenienza, solitamente, provoca un trasferimento interno senza, invece, procurare nuovi interesse. Due sono sempre stati i criteri informatori per una saggia gestione: miglioramento dei servizi alla clientela adeguamento dell’offerta alla domanda. Non va dimenticato il severo controllo sulla regolarità del gioco non tanto per pizzicare i furbetti quanto perché una buona organizzazione di detto controllo procura indicazioni credibili ed utili in merito alla redditività e alla domanda. Tutti dicono che senza investimenti non si va avanti, in parte è ver ma, molto probabilmente – trattandosi di risorse pubbliche – v’è l’obbligo di riflettere sul ritorno degli investimenti e sui costo inutili ed improduttivi. Si può essere d’accordo quando, si considera un ritorno dell’investimento l’occupazione, diretta e dell’indotto; ma sino a che punto? Se i giochi tradizionali sono in calo e i proventi accessori non confortano la gestione come un tempo, se il costo del personale ha raggiunto proporzioni elevatissime dei proventi lordi non sarà l’incremento delle percentuali a favore della gestione a permettere il rilancio della Casa a gioco. Forse si eviterà di chiudere il bilancio dell’esercizio in passivo. La strada da seguire mi pare un’altra: introdurre giochi completamente nuovi anche da usufruire on line ed in esclusiva, giochi nuovi che, concorrendo all’incremento dell’offerta, dato il continuo sviluppo di quella concorrenziale, incentivano nuove e più frequenti presenze".





