Un’esercitazione nella Pigna con sgomberi, sfollati e una tendopoli in piazzale Dapporto: è quanto potrebbe svolgersi per la prima volta nella storia e a breve nella città vecchia di Sanremo. L’ufficio della Protezione Civile sta infatti lavorando ad un progetto di simulazione da evento sismico da presentare entro giugno che coinvolgerà cittadini, volontari e soccorsi per un monitoraggio degli interventi da attuare in caso di terremoto.
Il centro storico sanremese sarebbe infatti uno dei punti più a rischio in caso di evento sismico anche se tutto il territorio matuziano per la sua formazione geofisica, appesantita nei secoli da una costruzione edilizia ‘selvaggia’, presenta infatti un grado elevato di complessità. Un fenomeno per lo più imprevedibile come accaduto nei giorni scorsi in Emilia e che in passato ha ‘scosso’ anche la nostra provincia e città con l’ultimo terremoto del 1887 durante il quale venne distrutta Bussana.
Seppur classificata come zona a rischio sismico medio basso, 3s nella classificazione nazionale, anche Sanremo fa i conti con i timori e le incognite di quelle che potrebbero essere le conseguenze di una calamità naturale. Un’eventualità monitorata da un lato, con gli studi dell’ufficio comunale per la Difesa del suolo e dall’altro, con l’attività di controllo e di pianificazione degli interventi da parte dell’ufficio ‘Protezione Civile’.
“Sanremo è una città a rischio, la parte nuova è stata costruita in maniera disordinata – conferma l’assessore alla Difesa del Territorio, Umberto Bellini – Negli ultimi anni sono stati eseguiti i rilievi per l’idoneità sismica nella scuole e nel palazzo comunale. A breve partiranno dei lavori di miglioramento nella scuola Borgo Rodari. Non vogliamo lavorare sul fatto accaduto ma dobbiamo essere pronti in caso di necessità”.
“La pericolosità del nostro territorio è dovuta a diversi fattori tra cui quello antropico – sottolinea il geologo comunale Fulvio Franco – Il problema è il patrimonio edilizio, in maggioranza realizzato senza normativa sismica, oppure si tratta di fabbricati vecchi compromessi da interventi che ne hanno snaturato la fisionomia o struttura”. Il pericolo più grande sarebbe dunque quello della scarsa qualità del fabbricato, molti palazzi sono stati realizzati tra gli anni ‘50 e ‘60, impossibile intervenire in ogni caso. Il comune può infatti controllare gli edifici pubblici ma per le abitazioni è compito del privato.
Intanto si pensa alle simulazioni, agli aggiornamenti di piano di intervento della protezione civile e alla mappatura del territorio suddiviso in zone stabili e meno stabili fondamentali anche per l’edilizia futura. E’ quanto sta realizzando l’ufficio comunale per la difesa del suolo con la ‘Microzonazione sismica’ avviata nel 2008 con la Regione e l'Università di Genova. Le zone segnalate di arancione sono quelle instabili (come Monte Bignone, Beverino) con frane attive e dove non è consentita l’edificazione, ci sono poi le zone gialle stabili ma dove ci possono essere effetti di amplificazione locale in caso di sisma e in base alla stratigrafia del suolo e infine le zone stabili dove ci sono rocce affioranti e ridotti spessori di coltre. Allo studio anche i fenomeni di liquefazione del suolo con un progetto pilota sulla zona Foce del torrente san Francesco sede di depositi di sabbia più potenti.
“Lo studio mostra come un’onda sismica che si produce in mare, arrivata sulla costa, a seconda del terreno che trova produce un effetto di amplificazione diverso – spiega il geologo comunale Fulvio Franco – Gli effetti del terremoto sono comunque legati alla morfologia del territorio, come nel caso di Bussana a fine ‘800: le zone di cresta sono quelle dove le onde vengono convogliate, c’è effetto maggiore sulla vetta che decresce verso valle”. Il sisma potrebbe verificarsi in mare oppure all’interno dalla faglia attiva che va da ‘Saorge a Santo Stefano al Mare’: "Una faglia che passa da Bajardo a Pigna, ce ne sono altre non più attive – ha ricordato il geologo Fulvio Franco – I tempi geologici sono infine diversi da quelli con cui noi calcoliamo la frequenza degli eventi. Nel 1800 si sono verificati tre sismi nella zona a distanza di neanche 16 anni di elevata intensità. Bisogna aspettarsi che prima o poi succeda qualcosa”.







