Un lettore, l'arch Graziano Castello, interviene in merito alla questione piazza Colombo.
"Scrivo una breve mail in risposta al collega Toffolutti, sedicente “specialista” di piazze con pretesa, peraltro di oggettività e forse (ma è una mia “bassa” illazione) persino di neutralità. Non è certo facendo l’elenco di di piazze italiane, oltretutto solo “turisticamente” molto note e alcune di dubbio valore (come elemento urbanistico di “piazza”), che si riesce a far comprendere al lettore cosa sia veramente una piazza. La piazza non è uno spiazzo. La piazza non è, quindi, un solettone abbarbicato nel vuoto tra strade in pendenza. E mai, pertanto, con l’attuale morfologia, potrà esserlo. Uno spiazzo è solo un “non luogo” senza alcuna connotazione semantica dal punto di vista del sintagma urbano. La piazza rappresenta, invece, un luogo vuoto tra i luoghi pieni, nella musicalità della città. Un luogo di raccolta antropica e denso di polarità percettiva (per scomodare il vecchio Lynch). Il giardino di Zoccarato, peraltro e ahimè, non è nemmeno un giardino. Un giardino rappresenta un incontro con la natura controllata e accomodata secondo i desideri sensuali dell’essere umano. Una banale rappresentazione infruibile della natura è solo un’aiola. Non ci può, dunque, essere alcuna trasfigurazione referendaria tra “piazza” e “giardino” per la Piazza Colombo attuale ma, al più, tra “spiazzo” e “aiola”. Ed entrambe a me appaiono misere".





