Politica - 01 giugno 2012, 12:02

Imperia: continua la bagarre politica nel capoluogo, dura replica di Indulgenza (PRC) a Fossati (FLI)

Imperia: continua la bagarre politica nel capoluogo, dura replica di Indulgenza (PRC) a Fossati (FLI)

"I nuovi attacchi del coordinatore del Fli Fossati al P.R.C. e al PD per la loro scelta di costituirsi parte civile nel processo sulla vicenda del porto di Imperia per i danni subiti dalla collettività imperiese, meritano una replica adeguata, tale e tanta è la loro pesantezza. L'esponente del partito finiano, con stile conosciuto, sostiene di 'non aver avuto dubbi che ciò sarebbe avvenuto' (cioè la decisione di non accoglimento delle due istanze) "sia per una certa dimestichezza personale con la materia, sia per la serietà e competenza del Pubblico Ministero, che aveva espresso parere contrario a tale richiesta, e del G.U.P".

Lo scrive Pasquale Indulgenza, esponente del PRC imperiese, in risposta a Giuseppe Fossati. "Facciamo innanzitutto rilevare - prosegue - la volgarità (che non è la prima volta che riscontriamo) di esibire proprie 'competenze specialistiche' nel confronto politico e nella discussione pubblica, segno di un provincialismo evidentemente indelebile, oltre che di un ego un pò ipertrofico, a fronte di una capacità argomentativa assai debole. In secondo luogo, la singolarità della logica sulla cui base Fossati pretendebbe di tenere la sua 'dimostrazione': se invece le istanze fossero state accolte, dovremmo parlare di magistrati e giudici non seri e non competenti, sol perché Fossati ha decretato quale debba essere il discrimine nel valutarne e apprezzarne l'operato? E' evidente che una semplice risposta controfattuale a ciò che egli va infiorettando ne dimostrerebbe l'arbitraria impostazione ed è altrettanto chiaro che una simile logica, tendenzialmente delirante, ci porterebbe a conclusioni affatto distanti proprio da quei crismi di oggettività e indiscutibilità dei pronunciamenti della Giustizia che Fossati mostra di voler ossequiare come ne fosse sacerdote e custode.
Pur nella furia della sua zelante giaculatoria, Fossati sa bene di riferirsi a due forze politiche cittadine che attraverso le proprie rappresentanze, ma anche con numerose e decennali iniziative nel territorio hanno sempre assicurato un impegno concreto sulle cose, cioè sulle questioni della vita sociale e amministrativa di Imperia, non certo 'schiacciato' su compiacimenti giustizialistici e avvocateschi e ben più consistente di quello, fresco di confezione, tentato dalla creatura di cui egli è baldo alfiere. Porti quindi maggiore rispetto, se ne è capace, alla storia e alle identità altrui. E alle cose. Fossati non ci insegna proprio niente, riguardo alla 'sacralità' della Giustizia, men che mai riguardo alla sua 'laicità' e alla distinzione tra Giustizia e Politica, a noi che questi princìpi li abbiamo appresi dai Padri Costituenti, al cui impegno e ai cui valori la sua realtà politica di provenienza fu estrenea, e reclamati nelle lotte sociali e civili che hanno fatto migliore e più democratico questo Paese. Dal suo goffo tentativo di richiamare solennemente i princìpi dell'ordinamento della vita istituzionale repubblicana e dell'etica pubblica, intriso di gravi e scomposte accuse nei nostri confronti ('che non sono e non devono diventare palcoscenici strumentali a battaglie politiche') in definitiva traspare soprattutto un intento demagogico, che porta a distorcere il significato della nostra iniziativa, rappresentata quasi come una pretesa 'contaminazione' dei 'luoghi della Giustizia'! La nostra assunzione di responsabilità, eccepibile finché si vuole in termini di giurisprudenza e dottrina, merita rispetto ed egli non può permettersi di stravolgerne il significato, in un confronto politico degno, a colpi di saccenti interpretazioni da maestrino di diritto, etica e politica".

"Sarebbe molto facile confutare Fossati - termina Indulgenza - facendo notare ciò che egli dice a proposito di una ritenuta 'insopportabile invadenza dei partiti politici nella vita sociale ed economica del nostro paese' è semplicemente ciò che egli, da 'liberale di destra', tutto preso a cercare di conciliare nelle sue performance l'istinto di "ordine e disciplina" con la necessità di far vedere la libertà delle persone incarnarsi nel 'Libero Mercato', porta avanti ideologicamente. Come sarebbe semplice denotare la demagogia del sottolineare che tale 'invadenza' è di tutti i partiti, da parte di uno che sta attrezzando e provando a muovere Fli, sotto il 'cespuglio' di una modesta e laboriosa officina artigiana, come un piccolo esercito in una sorta di guerra di posizione. Francamente, i toni che egli va usando in quest'ultimo periodo, carichi di evidenti accensioni biliose e risentite, eccedono di molto, oltre che le ben diverse espressioni che teneva a manifestare qualche mese fa nei confronti delle forze di Opposizione di sinistra, i confini della dialettica che ci deve essere tra soggetti politici diversi e fanno pensare (come forse staranno pensando in tanti), che la ragione più vera di tanto eccitato accanimento risieda in una campagna elettorale che egli ha già ambiziosamente lanciato, versandosi in essa con un cinismo e un opportunismo che ce lo riconsegnano uguale a com'era in un passato ancor recentissimo, quando dallo scranno di capogruppo del Pdl scajolian-berlusconiano si levava, con la stessa prosopopea leccata, e ci deliziava con sentenzianti interventi che invero molto ci hanno illuminato su cosa fosse bene e cosa male nell'intendere la cosa pubblica".

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