Attualità - 21 maggio 2012, 13:53

Crisi e lavoro: la fuga dei giovani ponentini verso l’Australia, la testimonianza di un 25enne ventimigliese

Tra il 2011-2012 sono 13 i giovani, da Ventimiglia a Sanremo, che hanno “mollato” tutto in cerca di fortuna fuori di casa. Con destinazione Australia. Ma perché proprio il Paese dei canguri?

Crisi e lavoro: la fuga dei giovani ponentini verso l’Australia, la testimonianza di un 25enne ventimigliese

Crescita, rigore e futuro dei giovani sono i tre temi entro i quali si incornicia ogni dibattito pubblico-politico da qualche tempo a questa parte. Le soluzioni prospettate fanno, però, a pugni con il quadro reale: lo scenario della crisi, che va aggravandosi, limita le prospettive dei giovani e quasi il 60% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni si dice pronto ad intraprendere un percorso di vita all’estero, così anche il 57,1% (rapporto Eurispes 2012) tra i 24 ed i 34 anni si dichiara disponibile a lasciare il paese.

Anche localmente la fuga dei giovani, di fatto, è già in atto. Tra il 2011-2012 sono 13 i giovani, da Ventimiglia a Sanremo, che hanno “mollato” tutto in cerca di fortuna fuori di casa. Con destinazione Australia. Ma perché proprio il Paese dei canguri? Ecco la testimonianza diretta fornita, da Simone Mastruzzo, giovane 25 enne, nato e cresciuto a Ventimiglia che ha intrapreso questa esperienza da sei mesi. 

Com’è maturata la decisione di partire, e perché proprio l’Australia quale meta?“Ho scelto l’Australia perché, insieme alla Nuova Zelanda ed al Canada danno immediata opportunità di lavorare. Qui a differenza di altri posti, si può lavorare, viaggiare e far vacanza nello stesso tempo. La voglia di partire poi, è stata la conseguenza della volontà di fare un’esperienza all’estero.

Come sei arrivato nel Paese dei canguri, è necessario un visto speciale?“Tramite il Working Holiday Visa. Permette di entrare nella terra dei canguri e restare per 12 mesi nel territorio australiano. Molti giovani utilizzano questo mezzo per arrivare in un posto lontano e compiere un’esperienza davvero unica, avendo anche la possibilità di lavorare, ottenendo le risorse necessarie per il viaggio”.

Che tipo di lavoro si può trovare appena arrivati e la paga com’è? Mensile, settimanale?“La paga è settimanale. Per rimediare un lavoro ci si può affidare alle agenzie, ma richiede un pò di tempo. Sono tanti i giovani che cercano lavoro online. Il sito più conosciuto per questo è ‘Gumtree’. Ma si può anche far ricorso al metodo più tradizionale: curriculum in mano e galoppare per tutta la città”.

In che ambito di lavoro operi e com’è la remunerazione?“Lavoro nel settore della Hospitality. Ho iniziato come ‘cleaner’ poi ho fatto il cameriere in diversi ristoranti di Sydney, l'aiuto cuoco e il pizzaiolo. Ho suonato in un paio di locali e ho fatto 3 mesi di “Farm” (lavoro nei campi ndr) per ottenere un secondo anno di visto in Australia. La paga dipende dal tipo di mansione, comunque la media è di 15$ l’ora. Il minimo è 10$, ma si può arrivare anche a 30$ oppure a 50$ nei festivi”.  

I contratti di lavoro sono regolarizzati?“Generalmente sì, ma in base alla mia esperienza gli italiani che gestiscono attività non ti mettono in regola e nemmeno i turchi”.

 Differenze con l’Italia? Burocrazia, servizi...“Qui tutto funziona per il meglio. E tutti se tutti se hanno difficoltà vengono sostenuti economicamente. La burocrazia è istantanea, a differenza dei mesi di attesa in Italia. Qua in un giorno o anche in poche ore ottieni qualunque tipo di documentazione. I mezzi pubblici sono il doppio rispetto all'Italia. Le strutture pubbliche per la cittadinanza sono molte di più…”

In Italia non ci sono opportunità simili per i giovani?

“L'Italia offre il Working Holiday agli australiani ma non viene sfruttato. Perché in Australia le paghe sono più alte e nessuno vorrebbe fare la fame in Italia. E soprattutto all’estero tutti sono a conoscenza della situazione dell’Italia e dello scandalo politico quotidiano”.

In buona sostanza, l’immagine riflessa all’esterno, non è proprio idilliaca, per usare un eufemismo. Forse, prima di propagandare la “crescita” e alimentare false speranze, la classe politica, a partire da quella locale, dovrebbe creare i presupposti e incentivare le condizioni per  “questa” crescita. 

Renato Agalliu

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