"E’ stato detto che l’attentato all’ Istituto Professionale 'Marvillo Falcone' di Brindisi è un 'sacrilegio'. È davvero un atto di profanazione nei confronti di qualcosa che è sacro? Sì.
Sono d’accordo, e cercherò di spiegarlo di seguito. Quello dei genitori di Melissa Bassi è il dolore di tutti i genitori d’Italia, che non possono fare altro che stringersi in un abbraccio ideale alla città pugliese. Aggiungo che è il dolore di tutti i docenti italiani, che ogni giorno vivono insieme ai giovani riconoscendo in loro i futuri maestri, e sognandoli cittadini di un mondo migliore. Sono profondamente scossa da quanto è accaduto alle 07.50 davanti al cancello della scuola professionale per la moda e il turismo, edificio frequentato prevalentemente, quasi esclusivamente, da ragazze. Istituto intitolato ad una donna: la moglie del giudice Falcone, morta con lui e con tre uomini della scorta, il 23 maggio di vent’anni fa a Capaci. Penso a Melissa, a Valentina e alle altre ragazze ustionate e sento su di me l’ennesima violenza sulle donne. E capisco anche che l’attentato, che non avrebbe mai dovuto accadere, è un brutale attacco contro le speranze di cittadinanza e i sogni di giustizia del mondo giovanile (prima ancora che del mondo tout-court) in tempi di crisi profonda: economica, culturale e valoriale. Un attacco alla istituzione più importante (la scuola) nella lotta all’oscurantismo, all’intolleranza, alle mafie di tutti i tipi. Splendida è l’immagine scelta dalle studentesse del 'Morvillo-Falcone' contro la mafia: su un cartello che al centro porta la foto dei giudici Falcone e Borsellino, tutt’intorno ci sono i primi piani degli occhi delle ragazze e la scritta: guarda in faccia la legalità.
Come cittadina, come madre, come insegnante e presidente di una associazione che da anni promuove la cultura della differenza e della nonviolenza democratica, sono indignata e preoccupata. Non posso rimanere inerte e non posso tollerare di tacere. Nessuno può rimanere inerte e tacere. Parafrasando Edgar Morin: ciascuno può contribuire innanzitutto alla presa di coscienza della comunità di destino di tutti e inscriversi in questa comunità come cittadino della Terra-Patria-Legalità.
È un momento storico che induce tutti noi al recupero della razionalità e della responsabilità di una reazione sana, condivisa, ferma e democratica. Dovremmo re-imparare a pensare sapendo bene che la scoperta dei limiti della conoscenza è stata una scoperta fondamentale del secolo appena concluso e che il montaliano 'incespicare', inciampare, è una bellissima metafora del modo di procedere del sapere. Poiché quello che è avvenuto è un attacco, oltreché violento e sanguinoso, anche fortemente simbolico, dobbiamo innanzitutto, con l’aiuto dei genitori, che va recuperato in ogni modo per costituire una nuova alleanza a sostegno dei giovani, chiedere e ottenere più attenzione e più risorse per la scuola, ché è davvero l’istituzione che con fatica, perseveranza e coraggio può aiutare ad apprendere a vivere, nella consapevolezza che gli anni scolastici sono una piccola porzione nella vita di ognuno ma ciò che vi si impara servirà come metodo per un pezzo di strada ben più lunga e irta di problemi , la cui soluzione richiede menti allenate e cuori coraggiosi.
Manuela Ormea, docente dell’I.I.S. 'Ruffini-Aicardi' di Arma di Taggia e presidente del CID (Centro Iniziativa Donne onlus) di Sanremo"





