Un nostro lettore, Roberto Barbaruolo, ci ha scritto nuovamente in relazione al clochard fotografato ieri mattina a Sanremo:
"La discussione sul senza tetto (clochard mi sembra un termine troppo romantico e fuorviante), che pernotta sotto la tettoia dell’ex magazzino ferroviario del Lungomare Calvino a Sanremo, sta assumendo toni ideologici come spesso accade, che non portano alla comprensione del problema né alla sua soluzione. Premetto che quella persona non ha diritto a pernottare lì con tutto il corredo di sporcizia e degrado che ciò comporta. Tuttavia a mio parere per stazionare in un luogo così in vista, deve essere o un italiano o uno straniero con permesso di soggiorno. I clandestini si occultano sulle spiagge o lungo la ciclabile nei pressi di Capo Verde. Ne ho visti talvolta infilarsi di soppiatto in questi luoghi. Se la persona è in regola con le leggi ed il suo pernottamento irregolare è dovuto alla povertà, cosa che può accadere oggi pur avendo un lavoro sottopagato che non permetta nemmeno l’affitto di un posto letto. Forse non succederà a Sanremo, ma nelle grandi città la maggior parte dei senza tetto sono italiani e con questa crisi ed i licenziamenti in arrivo la quota è probabile che aumenterà. Io penso che un povero onesto va aiutato indipendentemente dalla sua nazionalità. E non aiutato dando denaro ma attraverso organizzazioni assistenziali laiche o religiose che aiutino la persona a superare il momento di difficoltà e ad impegnarsi per un reinserimento dignitoso nella società. Non è facile ma è il solo modo civile. L’intolleranza verso queste persone nasce dal falso pensiero che a noi queste situazioni non potrebbero mai capitare. Ho parlato con dei 'barboni' italiani a Milano ed ho sentito storie di crisi aziendali e coniugali, di alcolismo e di malattie, meditate gente meditate".





