A poche settimane dall’inizio della 62ª edizione del Festival della Canzone italiana, il nostro lettore Andrea Gandolfo ci ha scritto una sua rievocazione della prima storica edizione del Festival nel lontano 1951. E' tratta da un suo saggio sulla nascita del Festival uscito due anni fa.
Il 29 gennaio 1951, alle 22 in punto, Nunzio Filogamo dichiarava aperto il primo Festival della Canzone italiana davanti al pubblico del Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo, peraltro piuttosto scarso (tanto che nel corso della seconda serata si sarebbe reso necessario trovare persone da sistemare presso alcuni tavoli) raccolto intorno a tavolini tipo vecchio cabaret o café-chantant e intento a cenare o che aveva appena finito di mangiare. Un pubblico, tuttavia, a volte un po’ disattento nei confronti della manifestazione che si stava svolgendo, tanto che lo stesso Filogamo avrebbe lanciato il suo famoso slogan “Miei cari amici vicini e lontani…”, una frase destinata a entrare nell’immaginario collettivo nazionale, proprio mentre saliva sul palcoscenico del Festival il 29 gennaio del ’51, in aperta polemica con il pubblico “distratto” del Salone delle Feste.
La scarsa presenza di pubblico si può peraltro spiegare non tanto con il costo del biglietto d’ingresso (500 lire), una cifra non certo particolarmente elevata, quanto per il fatto che i sanremesi per primi erano abituati a veder rappresentate nel vecchio Casinò opere di carattere culturale di una discreta levatura che andavano dai premi letterari alle stagioni di prosa e operette. Ma la connotazione principale della manifestazione era costituita dalla trasmissione radiofonica in diretta, che poteva teoricamente raggiungere un pubblico di milioni di persone, valutato in circa dodici milioni, che durante le tre serate del Festival si sintonizzarono sulla Rete Rossa, la rete su cui andava in onda la kermesse (l’altra era la Rete Azzurra). Tale rete iniziò a collegarsi dal Casinò alle 22, trasmettendo le dieci canzoni di turno fino alle 22,45, poi, nel corso delle votazioni, mentre l’orchestra in sala eseguiva altri motivi, mandò in onda altri programmi come Folklore internazionale, Musica da camera con il Quartetto da Roma, Oggi al Parlamento, nonché brani musicali eseguiti dal chitarrista Mario Gangi; la radio tornò infine a collegarsi con il Salone delle Feste alle 23,30 per la designazione delle canzoni prescelte. Tutte le venti canzoni partecipanti al Festival entrarono inoltre di diritto a far parte dei repertori delle orchestre della radio, iniziando subito i normali cicli di programmazione. Mentre era in corso il Festival, non si erano intanto ancora spente le polemiche per la recente visita in Italia del generale americano Dwight Eisenhower, da poche settimane nominato comandante delle forze militari del Patto atlantico in Europa, giunto nel nostro paese con l’incarico di predisporre i piani per l’integrazione di tre divisioni italiane nell’esercito della Nato e per l’allestimento di altre unità da combattimento. Le sinistre, in segno di protesta, organizzarono manifestazioni e scioperi duramente repressi dal governo. Ad Adrano, Piana degli Albanesi e Comacchio si verificarono alcuni scontri con la polizia nel corso dei quali persero la vita quattro manifestanti.
Nel clima decisamente più sereno di Sanremo partiva invece il festival della canzone, nel corso del quale l’«Orchestra della Canzone» diretta dal maestro Cinico Angelini e composta da otto elementi, eseguì le venti canzoni finaliste, selezionate tra le 240 giunte alla commissione esaminatrice dalle varie case editrici, e presentate da Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano, davanti al pubblico del Salone delle Feste. Al termine delle due serate preliminari, tra le dieci canzoni giunte alla finale di mercoledì 31 gennaio 1951, furono scelti i tre brani vincitori da una giuria composta dalle persone presenti in sala, e presieduta dal maestro Razzi per la Rai, Pier Bussetti per il Casinò, Giovanni Asquasciati, vice sindaco di Sanremo, Mario Sogliano, capo ufficio stampa della casa da gioco, Nunzio Filogamo, l’avvocato Nino Bobba e una signora (il cui nome è rimasto ignoto) in rappresentanza del pubblico. La presentazione, brillantemente condotta da Filogamo, reduce dalla fortunatissima trasmissione radiofonica I quattro moschettieri (in cui interpretava il personaggio di Aramis), seppe abilmente conciliare le esigenze radiofoniche con quelle del Salone delle Feste, dove il pubblico stava cenando ed era in attesa di recarsi nei saloni dei Casinò per giocare alle roulettes. Un pubblico che, oltretutto, non gradiva melodie troppo impegnate e ascoltava tranquillamente la musica come se fosse a casa sua, tanto che, in ognuna delle tre serate, non appena finita la diretta radiofonica, l’Orchestra Angelini e i cantanti in gara si misero a cantare e suonare per le persone in sala, eseguendo una “jam session” jazzistica, assolutamente inconcepibile nei festival dei giorni nostri.
Le venti canzoni in gara erano: Al mercato di Pizzighettone, di Nino Ravasini e Aldo Locatelli, cantata da Achille Togliani e dal Duo Fasano; La cicogna distratta, di Armando Stefanini, Aldo Valleroni e Silvestro Nusca, interpretata dal Duo Fasano; Sedici anni, di Livio Gambetti, Mario Mariotti e Astro Mari, eseguita da Achille Togliani; Mani che si cercano, musicata da Giovanna Colombi Manfrini su testo di Gino Redi (nome d’arte di Luigi Pulci), cantata da Achille Togliani; Sorrentinella, con musica di Saverio Seracini e testo di Arrigo Giacomo Camosso, interpretata dal Duo Fasano; Tutto è finito, di Danilo Errico, Otello Odorici e Sergio Odorici, cantata da Nilla Pizzi; La margherita, di Ester B. Valdes, interpretata da Nilla Pizzi e dal Duo Fasano; Famme durmì, di Virgilio Panzuti e Danpa (nome d’arte di Dante Panzuti), cantata da Achille Togliani e dal Duo Fasano; Ho pianto una volta sola, con musica di Dino Olivieri e testo di Pinchi (nome d’arte di Giuseppe Perotti), interpretata da Nilla Pizzi; Grazie dei fior, musicata da Saverio Seracini su testo di Gian Carlo Testoni e Mario Panzeri, cantata da Nilla Pizzi; Eco fra gli abeti, musicata da Carlo Alberto Rossi su testo di Enzo Bonagura, interpretata da Nilla Pizzi e Achille Togliani; Oro di Napoli, di Angelo Brigada e Umberto Bertini, cantata dal Duo Fasano; Serenata a nessuno, di Walter Colì, interpretata da Achille Togliani; Notte di Sanremo, di Enzo Luigi Poletto, cantata da Nilla Pizzi; La luna si veste d’argento, musicata da Vittorio Mascheroni su testo di Biri (nome d’arte di Ornella Ferrari), interpretata da Nilla Pizzi e Achille Togliani; Sotto il mandorlo, con musica di Carlo Donida e testo di Gian Carlo Testoni e Mario Panzeri, cantata dal Duo Fasano; Mai più, di Fuselli e Rolando, cantata da Achille Togliani; È l’alba, musicata da Armando Trovajoli su testo di Gian Carlo Testoni, cantata da Nilla Pizzi; Mia cara Napoli, di Mario Ruccione e Salvatore Mazzocco, interpretata da Nilla Pizzi, e Sei fatta per me, di Fassino e Quattrini, cantata da Achille Togliani e dal Duo Fasano. Giunsero in finale La cicogna distratta, Famme durmì, Sedici anni, Sotto il mandorlo, Grazie dei fior, Eco fra gli abeti, Al mercato di Pizzighettone, Serenata a nessuno, La margherita e La luna si veste d’argento, mentre furono escluse dalla finale Ho pianto una volta sola, Sorrentinella, Tutto è finito, Mia cara Napoli, È l’alba, Mani che si cercano, Notte di Sanremo, Mai più, Oro di Napoli e Sei fatta per me. Grazie dei fior si classificò al primo posto, La luna si veste d’argento al secondo e Serenata a nessuno al terzo.
Durante la cerimonia di premiazione, alla stessa Pizzi, la cui vittoria del Festival le fruttò la somma di 80.000 lire (comprese 30.000 lire quali compenso straordinario per le “esibizioni serali in trasferta”), l’organizzazione non sarebbe riuscita a procurare nemmeno un bouquet di fiori, e così si rimediò all’ultimo momento consegnando alla cantante dei garofani, ormai avvizziti, fin lì utilizzati come ornamento del Salone delle Feste! Un’altra situazione imbarazzante si verificò, sempre in occasione della consegna dei premi, quando Nunzio Filogamo chiamò sul palco l’autore della musica della canzone vincitrice, Saverio Seracini, che però era rimasto a casa in quanto ammalato da vari anni di broncopolmonite, oltre ad essere divenuto cieco da alcuni mesi; non avendo ottenuto risposta, il presentatore, evidentemente a disagio, provò allora a tergiversare quando intervenne il maestro Angelini che, preso in mano il microfono, con voce leggermente emozionata, disse: «Il maestro Seracini non c’è, non verrà. Ha composto questa canzone poco dopo essere improvvisamente diventato cieco…». Ne seguì una commozione generale e fragorosi applausi da parte del pubblico. La prima edizione del Festival fu chiusa da Pier Bussetti, che ringraziò la Rai per l’organizzazione della manifestazione e, presagendo il successo futuro della kermesse, dichiarò: «Se la canzone è così importante da essere al tempo stesso musica e costume, non si può non plaudire agli intenti di coloro che questo Festival hanno voluto».





