Politica - 05 dicembre 2011, 11:48

Querelle UcFlor-Maltauro, oggi parla Cristina Banaudo: è 'Il canto del Cigno' o ci sarà una 'Araba fenice'?

Il presidente dell'UcFlor ha voluto fare il punto della situazione a pochi giorni dalla scadenza della presentazione di una fidejussione mentre non ci sono 'segnali' da Maltauro.

Querelle UcFlor-Maltauro, oggi parla Cristina Banaudo: è 'Il canto del Cigno' o ci sarà una 'Araba fenice'?

L’ucFlor, la coooperativa che gestisce il mercato dei fiori di Sanremo, ha voluto fare il punto della situazione, su come sta andando avanti il lavoro, in un momento difficilissimo per la floricultura nella provincia di Imperia, anche alla luce degli ultimi avvenimenti, relativi soprattutto a quanto la cooperativa deve a Maltauro, nell’ambito del contenzioso con la ditta che ha costruito la struttura di Valle Armea.

Il presidente di UcFlor, Cristina Banaudo, ha confermato la riapertura, questa mattina, dell’asta in modalità semi automatica, con il cambio del sistema di fatturazione. Ovvero, il sistema degli ultimi tre anni prevedeva che i produttori vendevano ad Uclflor che, successivamente vende ai commercianti. In una situazione come quella attuale, se arrivasse Maltauro i crediti dei produttori rimarrebbero invischiati in un ipotetico fallimento. Questo sistema ha permesso ad Ucflor di pretendere delle garanzie dei commercianti, che avevano un fido oltre il quale non potessero acquistare. “Oggi come oggi torniamo indietro – dice la Banaudo - con i produttori che lasciano la merce ad Ucflor ed i commercianti ricevono fattura senza il passaggio di denaro dalla cooperativa. Il servizio vede una percentuale per la cooperativa, ripartita al 10% dai produttori ed al 2% dai commercianti. All’estero, lo ricordiamo viene chiesto molto di più, tra il 13 ed il 15%. Con il sistema attuale viene fissato il prezzo, ma i documenti di vendita vengono fatti a mano. E’ sicuramente un aggravio di lavoro per l’UcFlor ma è una decisione presa con i dipendenti, per provare a continuare a dare un servizio. Tutto questo in attesa che Maltauro ci dica qualcosa. Fino a questo momento non ci ha contattato ed UcFlor aveva proposto la metà del capitale, pari a circa 200/250mila euro, rispetto ai 450mila previsti. Avevamo chiuso il servizio in attesa di una risposta da Maltauro che, invece, al momento non ha dato segni di vita. Spesso ci hanno chiesto il motivo per cui il Comune non interviene e noi abbiamo più volte sottolineato che questo non accadrà”.

Mentre c’è anche una opzione di un ‘ritorno di fiamma’ con Florasta, fatta nascere 7 anni fa dalla stessa Banaudo, con altri imprenditori del settore, ora cosa potrà accadere: “Se riusciremo a transare con Maltauro, Ucflor non falirà, questo è certo, nonostante i ‘buchi’ tanto declamati. Ci arrivano tante critiche e tante polemiche ma i sacrifici devono essere fatti da qualcun altro. Siamo un po’ come il nostro Stato. Noi continuiamo a lavorare regolarmente attendendo Maltauro. Il taglio alle spese lo abbiamo già fatto, riducendo notevolmente i costi ma abbiamo anche avuto una riduzione degli introiti e, di questo dobbiamo dire ‘grazie’ al fango gettato addosso a questa cooperativa. I produttori avevano paura di venire a vendere da noi, ma mi ritrovo creditori che ci dicono ‘La fattura non ve la pago tanto voi fallite’, con un credito iva da 270mila euro che al momento non ci è arrivato. E’ vero che oggi siamo in crisi di liquidità ma come lo sono altre aziende, per circa 570mila euro. Con tagli sui dipendenti ed altro abbiamo risparmiato circa 300mila euro pari al 18%. Se c’è interesse tra domanda ed offerta si riapre, altrimenti c’è la vendita diretta del deposito. Viviamo in un’azienda che è ‘privata’ quando fa comodo, ma ci mettono il naso tutti. Se non piace il nome Ucflor lo cambiamo, se non piace la compagine direttiva la cambiamo”.

L’ultima voce riguarda la possibile gestione dei dipendenti: “I dipendenti – risponde la Banaudo – cadono dalle nuvole ed a noi dicono che la eventuale gestione è stata proposta dai sindacati”.

Sul fronte introiti Cristina Banaudo ricorda alcuni particolari che aarebbero stati importanti per UcFlor: “C’erano alcune opzioni importanti per occupare grossi spazi, tra cui ad esempio la ditta Ghersi che avrebbe portare 70mila euro l’anno. Ma ce ne era un’altra che sarebbe stata disposta, ma la cosa non è andata in porto”. Sul fronte dipendenti? “I dipendenti stanno ricevendo regolarmente gli stipendi mentre potrebbero esserci problemi per le tredicesime. Ma basterebbe che alcuni creditori ci pagassero ed avremmo i soldi. Negli ultimi tempi, lo voglio ricordare, abbiamo avuto 5 dimissioni con regolare pagamento del Tfr. Certo è che c’è anche il rischio di perdere alcuni dipendenti molto capaci, attratti da altri lavori”.

“Questo sarà un Natale sicuramente pesante. Oggi non voglio fare il ‘testamento’ di UcFlor, ma tenevo a dire queste cose prima di altri ‘avvenimenti’. Al momento sono uscite solo dichiarazioni sul ‘de profundis’ di UcFlor ma nulla più. E poi? L’eventuale chiusura sarebbe una ‘tristezza’ per tutti”.

Intanto il 22 dicembre c’è la scadenza per la fidejussione per Maltauro e Cristina Banaudo si fa una domanda: “UcFlor si mette in liquidazione o si attende Maltauro?” Cristina Banaudo chiude con un messaggio a Maltauro: “Abbiamo urgente bisogno di sapere cosa vuol fare. Se accetta la transazione ce lo dicano. Se vogliono andare avanti ce lo dicano lo stesso. Ma mi chiedo comunque: se non c’è UcFlor cosa c’è? Perché la floricoltura e l’agricoltura deve essere bistrattata in questo modo?”

Carlo Alessi

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