“E' possibile che la notizia di una intesa ai fini della condivisione del governo locale tra PD e Fli provenga da una forzatura concepita per servire una 'polpetta avvelenata', vista anche la tempistica, ma certamente da una simile circostanza non scaturisce una buona e bella politica. Tutt'altro. Emerge piuttosto, ancora una volta, una rappresentazione della politica tutta 'giocata' nei corridoi e nei lanci mediatici. Ecco perché, in primo luogo, si impone, un chiarimento. Il punto è: gli esponenti del PD interpellati dai giornalisti definiscono la cosa ‘una ipotesi piuttosto remota’ e ‘in ogni caso intempestiva’ e dicono che il PD "non ha neppure parlato della situazione". Allora, a questo punto, sarebbe bene che lo facesse e tempestivamente facesse conoscere il proprio orientamento e le proprie intenzioni. Leggere che il collega Fossati sarebbe ‘gradito’ come candidato sindaco ad ‘una parte del centrosinistra’ non è esattamente notizia che possa essere liquidata come gossip. E nemmeno leggere di un vicesindaco del PD già 'in pectore'. Il collega Fossati, infatti, coordinatore provinciale del cosiddetto 'partito di Fini', non fa certo mistero di voler ricostituire una Destra cittadina che si sostituisca a quella dalla quale recentemente egli ha preso le distanze”.
Lo scrive Pasquale Indulgenza, Capogruppo del PRC ad Imperia che prosegue: “Ma egli non fa nemmeno mistero delle proprie convinzioni ideologiche di stampo liberal/liberista, che rivendica puntualmente con grande chiarezza. Come non fa mistero di riconoscersi nell'operato della seconda Amministrazione Sappa, dalle scelte per il porto turistico, alla scelta di fare la società Seris, che ora va verso la privatizzazione. L'insistenza con cui il collega afferma di voler mettere insieme un gruppo di persone ‘serie’ e ‘perbene’ fa una certa impressione, perché ad esse si oppongono implicitamente, per logica, persone ‘non serie’ e ‘permale’, e perché è evidente che questa sua volontà discende dalla delusione provata nel campo in cui egli ha militato da quando ha avuto un ruolo attivo in città. Il problema quindi è che l'asserita autonomia di Fli a livello locale, che assomiglia tanto - non me ne voglia Fossati, cui dò atto di un impegno consiliare attento e scrupoloso - alla disinvoltura agita sistematicamente dall'UDC di Casini, non può passare come un argomento qualsiasi, ma assume un significato particolare, che parla di scenari possibili. La vera questione allora è che sarebbe logico attendersi che PD, PRC, Sinistra per Imperia, Lista Civica ‘Per Imperia’, IdV, dicessero innanzitutto, insieme, che cosa pensano della crisi dell'Aministrazione di Destra e del futuro della Città, dato che hanno costituito una alleanza alle ultime elezioni, che ha espresso un programma e un candidato sindaco comune nella persona di Paolo Verda. Come noto, il PRC non è collocato all'interno dell'attuale Centrosinistra, ma è evidente che ad Imperia c'è una continuità storica e politica dell'azione dell'opposizione, che per oltre un decennio è stata esclusiva delle forze progressiste (e non solo in materia di portualità), che condividiamo con le altre forze nominate. Dunque, ci sembra doveroso chiedere pubblicamente che si faccia chiarezza, cosa che avrebbe anche una sua eleganza nei confronti di forze politiche il cui contributo sostanziale per la denuncia del malgoverno e la proposta alternativa, ad Imperia, è stato per decenni ben superiore a quello del consenso elettorale con cui si sono rappresentate”.
“Se sta cambiando qualcosa – termina Indulgenza - nell'orientamento strategico e nella prospettiva delle forze locali del campo progressista, vorremmo saperlo pubblicamente. Pertanto, nel tornare a chiedere che l'Amministrazione Strescino lasci il governo della Città, senza che le cose (cioè i sempre più gravi problemi del Comune e del territorio) si trascinino oltre, chiediamo anche che si faccia subito chiarezza nel fronte dell'Opposizione. Già quattro mesi fa, come PRC enunciammo sei punti che per noi risultano dirimenti, rispetto ai quali chiedevamo una verifica. Sei punti per costruire ad Imperia una alternativa democratica alle Destre, che qualche giorno fa sono stati nuovamente discussi in una bella assemblea pubblica promossa da una associazione locale e poi ripresi da un noto e seguitissimo blog che ne sta animando l'approfondimento. Cogliamo questa occasione per riproporli di seguito, sperando che questa volta la loro ripetizione possa trovare maggiore attenzione anche nei nostri partners di opposizione. Si tratta, beninteso, di questioni che a noi sembrano prioritarie e dirimenti perché corrispondono o al senso di battaglie comuni condotte in Consiglio in questo lungo periodo di dominio delle Destre berlusconiane e leghiste nella nostra Città, o a vertenze territoriali che hanno trovato e tuttora trovano una significativa partecipazione popolare:
1) La messa in discussione dell’abnorme societarizzazione nella gestione di servizi pubblici, per contrastare la commistione crescente tra pubblico e privato, la tendenza ad imporre gestioni con regimi privatistici usando capitali e beni pubblici, (che portano poi, immancabilmente, a privatizzazioni sempre più spinte) e i costi sociali via via più elevati che comportano tali società – tra grandi e piccole, più di ventimila, in Italia! -, nei termini di inevitabile aumento delle tariffe per i cittadini e di crescita, a lungo andare, del debito pubblico reale;
2) Un impegno caratterizzante e incisivo che qualifichi il Comune di Imperia come presidio democratico nella lotta alla corruzione pubblica e privata e alla crescente penetrazione e ramificazione della criminalità di stampo mafioso nel territorio, con l’attivazione di prime misure fondamentali, quali quelle contemplate nel ‘Codice dei contratti pubblici’ (detto anche degli appalti) di lavori, servizi e forniture (ad esempio, con lo Sportello dei contratti pubblici e l’istituzione del Profilo del committente), la piena valorizzazione della misure previste dalla Legge 136/10 in materia di trasparenza e tracciabilità dei flussi finanziari, e un recepimento conseguente, nelle concrete scelte dell’Ente, del portato degli articoli 117 e 118 della Costituzione, che hanno accresciuto il potere regolamentare dei Comuni e riconosciuto ad essi, in determinate materie, funzioni amministrative proprie di quelle statali e e regionali.
3) Un ridimensionamento della parte residenziale prevista nel porto turistico in costruzione e la riprogettazione di più ampi spazi per la cantieristica, per dare sbocchi produttivi e qualificati all’economia locale; contestualmente, l’assicurazione del mantenimento e del’incentivazione di funzioni diversificate all’interno della portualità cittadina;
4) Una scelta chiara e tempestiva, nel rispetto della volontà popolare espressasi col recente referendum nazionale, a favore di una gestione pienamente pubblica del servizio idrico, con la costituzionalizzazione dello stesso nello Statuto del Comune;
5) Il rigetto della privatizzazione e della esternalizzazione dei servizi sociali e la scelta strategica di puntare all’ampliamento e al potenziamento della rete territoriale di protezione e sicurezza sociale, con la contestuale salvaguardia e riqualificazione dell’assistenza ospedaliera esistente nell’ambito del territorio comunale;
6) Una azione costante e coerente, nella politica urbanistica, contro l’abnorme consumo del suolo e delle altre risorse naturali ed ambientali, a favore di un miglioramento della qualità di vita e di un sano e lungimirante sviluppo socio/economico”.





