Lo sciopero generale del prossimo 6 settembre contro la manovra economica del Governo è un momento fondamentale della mobilitazione che si sta suscitando nel Paese. Anche ad Imperia, quel giorno, si terrà una manifestazione provinciale. Lo sciopero è stato indetto dalla CGIL e dal coordinamento unitario delle confederazioni e organizzazioni sindacali USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI. La manovra varata dal governo Berlusconi con la Banca Centrale Europea impoverisce il paese e demolisce la democrazia, scaricando sui più deboli tutti i costi della crisi senza far pagare un euro ai ricchi e senza tagliare i privilegi delle varie caste. Con essa, privatizzano di tutto, tagliano i servizi sociali, la sanità, i trasporti e prevedono forti aumenti di ticket e tariffe. Traducono in legge la richiesta della FIAT di demolire il contratto nazionale di lavoro, aprendo la strada alla riduzione dei salari, all'attacco all'articolo 18 e alla divisione dei lavoratori. Attaccano in modo pesante i dipendenti pubblici e il sistema pensionistico. Usano la polemica contro la casta per demolire il sistema delle autonomie locali e delle regioni.
Vogliono modificare la Costituzione per rendere obbligatorie quelle politiche neoliberiste che hanno determinato la crisi e la speculazione. La manovra è ingiusta: Non si toccano i ricchi - quel decimo di popolazione che possiede la metà della ricchezza italiana - così come non si tocca l'evasione fiscale. Pagano i soliti, la maggioranza della popolazione. La manovra non serve contro la speculazione: Per bloccare la speculazione - fatta da banche e finanziarie - occorre mettere regole ai mercati finanziari, impedire la vendita allo scoperto dei titoli e obbligare la Banca Centrale Europea a comprare direttamente i titoli di stato, come fanno le Banche Centrali degli USA, del Giappone, della Gran Bretagna. Nulla di tutto questo è presente nella manovra. La manovra non serve contro la crisi: Con tutte quelle tasse e quei tagli si riduce il potere d'acquisto della maggioranza del popolo italiano e questo determinerà ulteriore recessione economica e licenziamenti. A cosa serve la manovra? La manovra serve a garantire i privilegi del 10% più ricco della popolazione, i profitti delle Banche, a lasciare mano libera ai padroni nei confronti dei lavoratori. È una manovra dei ricchi contro la maggioranza della popolazione che è chiamata a pagare il conto. Come il fascismo, e non a caso aboliscono le festività del 25 Aprile e del 1 Maggio (insieme a quella della festa della Repubblica), questi governanti stanno portando il paese alla malora. Troviamo francamente incomprensibili gli attacchi di vari dirigenti del PD alla CGIL che ha finalmente dichiarato lo sciopero generale. Come ha detto Paolo Ferrero, segretario nazionale del P.R.C.: “I casi sono due: o la manovra è ritenuta giusta e allora il PD lo dica e voti a favore della manovra.
Oppure la manovra è sbagliata e allora lo sciopero è giusto, perchè è giusto lottare per obbligare il governo a cambiarla”. In realtà, occorre ribellarsi a questo studiato massacro sociale prima che sia troppo tardi proponendo una politica alternativa. Per questo, il Partito della Rifondazione Comunista ha lanciato in queti giorni una petizione nazionale, per la quale si stanno raccogliendo in gran numero le firme anche nella nostra provincia, basata su questi punti: - Tassa sui grandi patrimoni al di sopra del milione di euro; - Lotta all'evasione fiscale anche facendo pagare per intero le tasse a chi ha usato lo scudo fiscale; - Dimezzare le spese militari e smettere subito la guerra in Afghanistan e Libia; - Dimezzare gli stipendi delle caste e mettere un tetto agli stipendi dei manager; - Le aziende che de localizzano devono restituire i finanziamenti pubblici; - Bloccare le grandi opere inutili come la TAV e il Ponte sullo Stretto e sviluppare le energie alternative. Lo sciopero del 6 settembre è il primo, importante momento di una lotta che avrà bisogno di essere intensificata in tutto il Paese, nei prossimi mesi.
Affinché esso non riesca solamente un momento di sfogo della rabbia dei lavoratori e dei pensionati, ancorché partecipatissimo, ma possa innescare una nuova, potente spinta all'opposizione sociale e alla costruzione di una alternativa al liberismo imperante, occorre che le organizzazioni sindacali non suddite del potere economico sappiano recepire la voglia di cambiamento che sale dal Paese e il dissenso crescente rispetto alla "democrazia senza diritti" che i 'poteri forti' stanno cercando di imporre nel mondo del lavoro e nella società. Per questo, nel pieno rispetto dell'autonomia sindacale, ma anche consapevoli del momento gravissimo che sta attraversando la democrazia italiana, auspichiamo con forza che tra i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali si riapra la discussione sui contenuti dell'accordo tra le parti sociali siglato il 28 giugno scorso, purtroppo firmato anche dalla CGIL, la cui portata gli conferisce un generale significato sociale e politico. Come affermato da Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato Nazionale della FIOM e portavoce della Rete 28 aprile, quell’accordo, che si pretende di far valere con una consultazione limitata ai soli iscritti, è un accordo liberticida, che viola le libertà sindacali e contrattuali dei lavoratori e che apre la via allo smantellamento del contratto nazionale. L’accordo prevede la più ampia derogabilità al contratto nazionale, ipocritamente chiamata “intese modificative”.
Prevede una “tregua sindacale” che di fatto limita il diritto di sciopero e la derogabilità dei contratti nazionali. Inoltre stabilisce un mostruoso principio per cui se la maggioranza delle Rsu approva un accordo, la minoranza non si può opporre, naturalmente senza che i lavoratori abbiano mai votato. Lo stesso naturalmente vale per il contratto nazionale. Lo stesso accordo accoglie le richieste della Fiat sulla limitazione del diritto di sciopero e sull’obbligo di applicare gli accordi peggiorativi senza contestazioni sindacali. Se fosse stato in vigore un anno fa la Fiom non avrebbe potuto opporsi agli accordi di Pomigliano e agli altri accordi Fiat. Giustamente Tremonti e Sacconi esaltano questa intesa, perché essa corrisponde totalmente alle loro scelte e alla loro filosofia economica e sociale. Per la Cgil è un cedimento gravissimo, che viola lo spirito e le norme dello Statuto. La firma a questo accordo da parte della Cgil andrebbe a nostro avviso ritirata e ci attendiamo che all'interno della confederazione, a partire dalla realtà imperiese, si sviluppi il necessario confronto sulle conseguenze che l'accordo comporterà, se non respinto, per i lavoratori e i giovani. Nel corso di questi mesi abbiamo assistito ad un 'ritorno' di coscienza civile, che ha espresso ed esprime chiaramente una forte domanda di democrazia e di partecipazione attiva, il diritto a poter decidere della propria vita e contribuire non passivamente alle scelte sociali, dalla battaglia referendaria per i beni comuni, contro gli abusi del potere e un diverso modello di sviluppo, alle primavere elettorali delle ultime amministrative, alle piazze e alle strade tornate a riempirsi di giovani e di cittadini consapevoli e vogliosi di cambiare, ivi compreso l’ultimo sciopero generale proclamato dalla Cgil.
Questa rinnovata domanda di protagonismo e partecipazione va riconosciuta e rispettata, portando con sè istanze che non possono fermarsi sulla soglia delle aziende, determinando uno statuto diverso tra lavoratori e cittadini, se si vuole davvero aprire in Italia una nuova fase che parta dalla cancellazione del populismo berlusconiano e giunga a prospettare una vera alternativa politica e sociale, che o sarà concretamente e rigorosamente contro il liberismo e i suoi diktat, o non sarà, facendosi assorbire da un ennesimo riformismo compatibilista.





