"Grande dispiacere per non aver potuto vedere l'unica rappresentazione della Disunità d'Italia, andata in scena venerdì scorso, con ottimo successo (le due recite del 18 e 19 sono state annullate per un grave lutto che ha colpito la compagnia). Per fortuna ho avuto il privilegio di assistere all'ultima prova, quasi 'filata', dello spettacolo scritto da Franco Bianchi, a cui la regia di Cloris Brosca ha impresso una direzione salda e veloce nello stesso tempo".
Lo scrive Paola Silvano, che parla poi della prova generale di giovedì: "Cloris Brosca sta rincorrendo tutti gli attori per puntualizzare i loro interventi e le loro entrate, detta il ritmo, li stana uno per uno mentre si cambiano, Carlo Senesi, scenografo e costumista si aggira con ago e filo e controlla tutti gli abiti. Ne indossano parecchi gli attori, in questa pièce che era nata per soli due narratori ma che, alla prova del palcoscenico, si è trasformata in una serie di scene teatrali sotto la guida di Cloris Brosca che ha lavorato senza pietà su ogni attore, incurante di intervalli, riposi e di mere necessità materiali (mangiare, bere e via dicendo).
In apertura la canzone di Giorgio Gaber, "io non mi sento italiano", già suggerisce il clima, decisamente graffiante e poco incline agli incensamenti, di questa originale rivisitazione della nostra storia patria: intorno ad un PC portatile gli attori Loredana De Flaviis, Franco La Sacra, Nicoletta Napolitano, Paolo Paolino, Anselmo Nicolino, Graziella Tufo e Toni Damiano commentano notizie Ansa mentre, in tempo reale, si viene travolti da voci e suoni di tutte le tragedie italiane di questi ultimi anni. Inizia così una cavalcata nella storia d'Italia attraverso numerose figure storiche che l'unità l'hanno voluta, cercata, teorizzata ma anche uomini e donne sconosciuti che ne sono stati forzatamente travolti e l'hanno subita, avversata, combattuta.
I padri della Patria, Cavour, Mazzini, D'Azeglio e Garibaldi si scontrano a posteriori sui risultati di un'unità così controversa mentre Jessie White, la pasionaria della causa italiana, per prima posa lo sguardo sulle condizioni degli zolfatari siciliani: si, perché non c'erano solo volontari entusiasti sul cammino dell'unificazione, ma anche miseri minatori, briganti, brigantesse, popolani e tutti i morti del sud e del nord costati alla causa dell'unità, che non erano per nulla consenzienti e se la sarebbero risparmiata volentieri.
Scena dopo scena la storia ci dimostra che per i poveri e i deboli non cambia mai nulla, né sotto la monarchia né sotto la repubblica: diventa chiaro quando, con gli stivali delle sette leghe, scavalchiamo i secoli per incontrare un minatore italiano scampato al disastro di Marcinelle del 1956. La sua rievocazione dell'esplosione è uno dei momenti forti dello spettacolo e il nome dell'amico perduto e rimpianto, Guerrino Casanova, resta a lungo nella nostra mente, come un'impronta dolorosa.
Nulla sfugge alla penna urticante di Franco Bianchi, ci resta invischiata anche la Chiesa, rappresentata da una gustosissima figura di cardinale molto possibilista, una suora devotamente fanatica e un prete prudentemente dubbioso. Le scene sono punteggiate da canzoni che la compagnia intona a secco (poiché mancano momentaneamente gli strumentisti alla prova) dimostrando notevoli dote canore e ottimo orecchio musicale.
Il lavoro è complesso e tocca temi forti e sgradevoli ma si sa che la nascita di una nazione non è mai lineare, costa lacrime, sangue, rabbia. La carrellata di eroi civili e di eroi loro malgrado, dal Risorgimento alla Resistenza fino a Calamandrei e alla Costituzione, è lì per dirci proprio questo: in nome del loro sangue versato non possiamo permetterci di non coltivare la libertà. Nonostante le evidenti contraddizioni e forzature di un processo unitario che a lungo è stato tale solo sulla carta, l'avvertimento è chiaro: quando vi viene il prurito della secessione ricordatevi del Risorgimento e della Resistenza.
Si conclude così, frettolosamente e purtroppo dolorosamente, l'ottava rassegna dell'Albero in prosa che anche quest'anno ha offerto momenti di assoluto godimento a suoi fedelissimi, portando nelle nostre contrade un teatro di qualità ottima, come è difficile vederne anche in rassegne assai blasonate. Quanto alle repliche della Disunità d'Italia c'è la speranza di poter vedere lo spettacolo in un futuro prossimo".





