E' un intervento prettamente politico quello del capogruppo del Partito Democratico in consiglio provinciale Riccardo Giordano che, partendo da un analisi del Popolo della Libertà, definisce il centrodestra una forza radicale. “Se ne facciano una ragione gli elettori della provincia di Imperia – ha esordito Giordano - il Pdl non è la forza politica dei moderati italiani. Quello che è stato il grande patrimonio elettorale della dissolta Democrazia Cristiana provinciale, travasatosi per osmosi nelle fila di Forza Italia prima e del Pdl poi, si trova oggi a dover fare i conti con una mutazione genetica del proprio partito, che è tanto evidente quanto imbarazzante”.
“Il Pdl di oggi è una forza politica radicale – prosegue Giordano - lo è nell’esasperante ricerca del conflitto istituzionale, nel commissariamento prezzolato del Parlamento, nella delegittimazione brutale della Magistratura. Oggi il PDL e’ il partito dei La Russa, dei Gasparri, delle Santanchè, dei Lassini e dei tanti incarogniti pifferai del regime. Il PDL è, soprattutto, un partito che si coagula sul carisma e sul potere economico del suo unico leader (con buona pace per il neo segretario Alfano, fresco di investitura impartita direttamente dal dominus) , quel Silvio Berlusconi che è personaggio estremo, figura che si colloca fuori dalle regole e dagli schemi e che è la quintessenza dell’antipolitica. Per questo ogni paragone fra Berlusconi e De Gasperi è irriverente oltre che inopportuno, proprio per quello che lo statista trentino ha saputo rappresentare per tutta la politica italiana”.
Giordano poi, senza nominarlo, fa riferimento alle recenti dichiarazioni di Claudio Scajola su un svolta moderata all'interno del Pdl. “Parlare di un nuovo soggetto politico, sotto la sempiterna guida di Silvio Berlusconi, e invocarne una svolta moderata – ha detto il capogruppo del Pd - è come provare a mescolare l’acqua e l’olio. Non c’è più spazio per i moderati italiani dentro ai partiti presenti o futuri di Silvio Berlusconi. Chi si proclama moderato e rimane nel PDL, di fatto accetta di dividere il potere con i nuovi “sfascisti” , ne avalla il ruolo ed i metodi, l’impostazione, la cultura, rinnegando la propria storia e le ragioni più recondite del proprio impegno politico. E di questo gli elettori della nostra provincia cominciano a rendersi conto. Le risposte, per loro, stanno da un’altra parte. Dalla nostra !”.





