Il Punto di Claudio Porchia - 03 novembre 2010, 07:11

Il punto di Claudio Porchia: ecco un bell'amuleto contro le frane

Di fronte al dissesto idrogeologico del territorio, che richiede attenzione e prevenzione, stupisce l’incapacità degli amministratori accompagnata da una straordinaria ingenuità.

Il punto di Claudio Porchia: ecco un bell'amuleto contro le frane

 

Ho in mano il fascicolo numero 136 della famosa collana “Le Cento Città d'Italia illustrate”, dedicato a Bordighera, presentata in copertina come “la città delle Palme” e con l’immagine della Villa Regina Margherita.  

 

Grazie anche alla presenza di splendide fotografie  in bianco e nero, queste monografie, pubblicate  settimanalmente da Sonzogno dal 1924 al 1929,  rappresentano  la maggiore e più significativa documentazione fotografica dell'Italia degli anni Venti. Una collana rara e ricercata, dove in ogni fascicolo noti scrittori e studiosi raccontano la storia e descrivono i principali monumenti e bellezze di una città o di un territorio.

“Sta dinnanzi l’immensità del mare liscio come uno specchio e splendido delle tinte cangianti di un collo di colomba, il verde lucente, il porporino scuro, il soave oltremare, l’azzurro cupo di una lama di brunito acciaio, talora scintillante al sole come diamanti, talora ripiegantesi a mo’ di nastro in rete di nivea spuma…..”  così inizia il testo dedicato alla città di Bordighera ed accompagnato da una fotografia, che raffigura la parte “nuova” della città e sullo sfondo la Costa Azzurra.

L’autore del testo consiglia, se le condizione di salute lo permettono, di arrivare a Bordighera a piedi partendo dalla lussureggiante Ospedaletti  e descrive con grande dovizia di particolari la costa, definita fra le più belle al mondo.

Sto parlando della zona balzata agli onori della cronaca in questi giorni per la frana ed il conseguente deragliamento del treno. Le immagini di Madonna della Ruota e baia Giunchetto, presentate da tutti i telegiornali, sono brutali, di un disastro ambientale, fortunatamente senza morti e feriti gravi,  e non quelle di incantevoli terre da attraversare a piedi godendone i profumi ed i colori e da cui poter ammirare il brullo Monte Nero “dalle cui viscere sgorga una sottil vena d’un’acqua solforosa”  che era descritta come “terapeutica per il gozzo e le comuni malattie cutanee”.

Non sono ancora passati quasi cento anni da quelle fotografie, ma la zona è completamente irriconoscibile: i panorami stupendi e la vegetazione straordinaria sono stati irrimediabilmente distrutti.

Di fronte al dissesto idrogeologico del territorio, che richiede attenzione e prevenzione, stupisce l’incapacità degli amministratori accompagnata da una straordinaria ingenuità: “è sempre colpa della pioggia abbondante ed imprevedibile”.

Le amministrazioni dei due comuni interessati, di orientamenti politici diversi, sono state ugualmente ed assolutamente carenti: manca un monitoraggio delle situazioni critiche ed una concreta attività di prevenzione. Soltanto la fortuna ha impedito fino ad oggi di registrare conseguenze più gravi alle persone pur in presenza di un consistente aumento del numero e della gravità degli eventi franosi. 

Il paradosso purtroppo sta nel fatto che in questa zona le frane vengono utilizzate per giustificare nuove costruzioni e nuovi interventi di edilizia pubblica e privata. In pratica si utilizza come medicina lo stesso virus che ha causato la malattia: siamo all’omeopatia del cemento.

I cittadini possono contare soltanto sull’attività della magistratura, che interviene, purtroppo, dopo gli incidenti e non prima.

E per chi viaggia fra Bordighera e Ospedaletti, a piedi, in treno o in auto non resta altra possibilità se non quella di dotarsi di un efficiente porta fortuna.

 

Claudio Porchia

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