Al Direttore - 13 ottobre 2010, 13:54

Caos allo stadio Marassi di Genova, la riflessione di un lettore "Quale esempio diamo ai bambini?"

Caos allo stadio Marassi di Genova, la riflessione di un lettore "Quale esempio diamo ai bambini?"

Un lettore rifòette sui tafferugli e atti vandalici avvenuti ieri allo stadio Marassi di Genova.

"Come molti altri italiani, ieri sera anche io ero allo stadio Ferraris di Genova.
Circa una settimana fa, l'azienda ove lavoro, in quanto sponsor della Nazionale, ha proposto la partecipazione omaggio alla partita e, con un collega-amico, abbiamo deciso di non farci scappare questa occasione... Quando ci ricapita di assistere alla partita della Nazionale a Genova e per di più gratuitamente?
Ieri pomeriggio abbiamo raggiunto, non senza qualche coda, Genova.

Posizionata la macchina in un posto sicuro e lontano dalla zona calda abbiamo raggiunto a piedi lo stadio. Lungo la strada abbiamo incontrato moltissimi bambini di scuole calcio genovesi (c'era anche il bus dello Spezia Calcio), tutti con la loro tuta colorata della Società di appartenenza: nei loro occhi potevi scorgere la felicità di partecipare alla partita dei loro 'colleghi' più grandi ed affermati. E tutti erano diligentemente in fila, dietro i loro accompagnatori, per raggiungere l'ingresso a loro riservato dove, in allegria, urlavano e scherzavano nell'attesa di entrare.

Noi, dopo un veloce pasto, abbiamo raggiunto la zona ove venivano rilasciati i biglietti accredito; dopo poco, da lontano abbiamo scorso i primi fumogeni (e c'è stato il fuggi fuggi generale di quanti, come noi, erano li pacificamente), sono passati gli autocarri della Polizia e dei Carabinieri in assetto antisommossa con tanto di granatiere appostato da una botola sul tetto. A piedi, squadre di agenti scortavano i 'tifosi' serbi verso l'accesso predisposto per loro. Tutto attorno l'occhio attento poteva individuare gli agenti in borghese.

Quando siamo entrati nello stadio, l'atmosfera era quasi magica: le bandiere italiane sventolavano allegre dagli spalti e si attendeva solo il fischio di inizio. In un settore, i serbi stavano iniziando le scaramucce verso i loro vicini italiani. Lode a questi ultimi per non aver dato seguito alla provocazione, lasciando correre, nonostante i fumogeni che ogni tanto raggiungevano i loro posti.

Come è finita l'abbiamo vista tutti in tv. Una serata che poteva essere di festa, allegra e gioiosa si è trasformata nel peggiore degli spettacoli. Mentre andavamo via dallo Stadio, con il mio amico Marcello riflettevamo su quanto accaduto: lo spettacolo era disgustoso per noi, figuriamoci per un bambino che, nel calcio, trova ancora quei valori puri, di lealtà e sano spirito competitivo che lo sport deve trasmettere. Cosa devono aver pensato?

Eppure, loro sono la nostra speranza. A loro il compito, arduo, di portare avanti quei valori che imparano oggi alle scuole calcio, di riuscire laddove, altri, ieri sera hanno fallito. Quanto hanno visto ieri sera, per quanto sconcertante, passerà e rimarrà un ricordo. Positivo è stato invece vedere che i supporters italiani hanno lasciato correre, soprassedendo alle provocazioni; segno, a mio avviso, che nell'animo collettivo, qualcosa sta faticosamente cambiando, segno che sta passando il messaggio che, allo stadio, si va per vedere una partita e passare qualche ora allegra e non per mettere a ferro e fuoco una città".

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