Politica - 29 settembre 2010, 17:51

Ventimiglia: mafia e politica, parole pesanti dalla Casa della Legalità

Di fronte a pochi intervenuti hanno parlato Christian Abbondanza ed Elio Veltri. Molti i temi toccati. I due fanno anche diversi nomi e parlano di organizzazioni mafiose.

Ventimiglia: mafia e politica, parole pesanti dalla Casa della Legalità

Si è svolto questo pomeriggio, presso l’ex chiesa di San Francesco a Ventimiglia Alta, l’incontro organizzato dalla ‘Casa della Legalità’ regionale sul tema ‘Mafia pulita e le nuove via dei clan’, una sorta di ‘tour’ che si svolge in tutta la Liguria. E’ partito a Chiavari il 15 settembre scorso, per proseguire a La Spezia il giorno dopo. Gli incontri termineranno questa sera alle 21, a Savona. Una trentina di persone hanno assistito all’incontro e, tra questi, anche il Consigliere Regionale Sergio Scibilia, del PD ed il consigliere comunale Franco Paganelli. L’apertura dell’incontro è affidata a Marco Balestra, gestore di un sito internet spesso al centro delle notizie di cronaca e di professione apicoltore, descrivendo l’incontro con Christian Abbondanza all’epoca del ‘famoso’ banchetto per il quale è stato denunciato.

“Noi, in Italia, non abbiamo la mafia che spara – ha esordito Abbondanza - ma quella che fa affari. Noi non siamo mafiosi ma imprenditori… ci dicono. Non siamo mafiosi, come nel caso di Sanremo ed Imperia, perché abbiamo il porto d’armi. Abbiamo una mafia che ci è stata somministrata giorno dopo giorno, che è diventata normale. E’ invisibile, ma perché abbiamo avuto uomini nelle istituzioni, che hanno negato la presenza della mafia. Il Questore di Imperia, che ha detto che nell’imperiese c’è il problema degli stranieri, forse non legge i rapporti della Direzione Nazionale Antimafia, nei quali ci sono nomi e cognomi. Probabilmente non l’ha letta nemmeno il Sindaco. Ma i nomi ci sono, come Vincenzo Moio. Lo ha detto DDA di Reggio Calabria e Milano: nei quattro volumi vi è un passaggio del voto di scambio e di Vincenzo Moio come ‘affiliato’ alla mafia. Se pensiamo alla mafia che non esiste più sbagliamo, perché quella di oggi opera nell’economia, cosiddetta legale e con gli enti pubblici. Il Prefetto di Genova Musolino ha detto 'qui ci sono troppi soggetti che distribuiscono soldi': Asl, Regione, Provincia, Comuni, società partecipate e, allora, dove è il controllo? Il certificato antimafia, ha detto sempre il Prefetto, è una burla. Il problema della mafia è negli affari e, in Liguria ne fa tanti. La nostra regione è una grande ‘lavatrice’ di denaro sporco. E lo è perché ci sono amministrazioni indifferenti o fortemente ‘penetrate’ dalle organizzazioni mafiose o sono ‘distratte’. Noi abbiamo anche gli strumenti per reagire. Lo può fare la comunità intera, che può denunciarli. Ma ci sono strumenti che dovrebbero vedere più coinvolta la Confindustria. Da decenni la mafia è radicata nella nostra zona”.   Qual è secondo lei il problema della politica: “Il problema è che la politica non risponde. Le parole del Sindaco Scullino sono le peggiori che si possano fare. Se vuole i nomi basta che legga le carte. Noi le abbiamo chieste al Prefetto e perché ci querela? Noi non abbiamo dato interpretazioni, ma abbiamo dei dati di fatto. Se la ditta che lavora in determinati cantieri è quella del suo ex vice Sindaco, non è colpa nostra… e la realtà!” Poi ne ha anche per Eugenio Minasso: “Dice che non ha preso soldi da alcuni personaggi. E’ vero, ma ha preso i voti! La politica, invece, cosa fa in questa zona? Si chiude a riccio e non mette da parte, almeno momentaneamente, chi è implicato. Per non parlare del caso della Squadra Mobile, che è efficiente e viene ‘bloccato’, bisogna intervenire. Così come è necessario segnalare omissioni, ritardi o errori nei palazzi di giustizia. Il sistema economico che viviamo, vede sempre più infiltrazioni dalla mafia locale e non. Le televisioni non ne parlano ma, per fortuna, ne parla la stampa e la società civile. Manca un feedback dal settore economico e dai sindacati che lavorano nell’edilizia, per non parlare della politica. E quando se ne parla si vieni attaccati: ‘Volete offuscare l’immagine di Ventimiglia’ ci viene detto! Dobbiamo riuscire a guardare i fatti senza paura. Dobbiamo metterli, civilmente, al bando e così la loro forza di intimidazione viene meno”.

Elio Veltri, autore di ‘Mafia Pulita’ si occupa di questioni di mafia da tanti anni e lo ha fatto anche da deputato. E’ stato Sindaco di Pavia per 8 anni, dopo essere emigrato dalla Calabria ed aver fatto il medico. Racconta le sue esperienze: “Ho due figli che lavorano in altrettante multinazionali di Milano. Non so se in quelle due società girano soldi ‘sporchi’. Ma la mafia c’è in tutto il Nord, ne sono certo. Quando ero Consigliere Comunale sono stato ‘tacciato’ per aver parlato di mafia (o ‘ndrangheta) nella città di Pavia. Eppure sono poi emerse faccende ‘sporche’ proprio a Pavia, dove è stato arrestato il Direttore Generale dell’Asl. Hanno arrestato un imprenditore incensurato ed il dirigente del settore appalti dell’ospedale ‘San Paolo’ di Milano ed un biologo di Novara. Questa è la mafia del terzo millennio. La Lombardia è una delle regioni più ‘infiltrate’, semplicemente perché è la regione più ricca d’Italia. Ci sono le grandi banche, i mercati finanziari e la borsa. Le organizzazioni mafiose lavorano nella comunità della globalizzazione e trovano terreno fertile anche in molte nazioni di tutto il Mondo! Le organizzazioni mafiose sono la terza potenza economica mondiale e son in grado di modificare le regole dell’economia di mercato e possono contaminare e mettere in crisi la politica. In Italia la politica non è in crisi, ma è profondamente malata, quasi in sala di rianimazione. Pensate che il presidente Bush, prima del termine del suo mandato ha inserito la ‘ndrangheta nella ‘lista nera’ delle ‘organizzazioni canaglia’, motivandola come ‘pericolosa per l’economia statunitense’. Eppure da noi se ne parla poco, anzi c’è quasi una ‘apologia degli arresti’. I telegiornali italiani parlano solo degli arresti, ma la mafia è sempre più potente, perché i boss dalle carceri fanno subito nuovi consigli di amministrazione. E lo fanno con persone incensurate, al di sopra di ogni sospetto. Una delle leggi che funziona peggio in Italia è quella sul riciclaggio. Nel Mondo si ricicla un miliardo di dollari al giorno e l’80% degli intermediari, essenziali per questo ‘lavoro’, pare essere di nazionalità italiana. Le mafie italiane hanno un fatto di circa 180 miliardi di euro, a cui bisogna aggiungerne 350 di ‘economia nera’, quella illegale. Questa ricchezza, un terzo di tutto il paese, sfugge al controllo dello Stato e sfugge al fisco per circa 250 miliardi di euro. Viviamo in un paese in cui i ‘cervelli’ migliori se ne vanno perché i soldi sono finiti. La nostra classe dirigente non si preoccupa di questo problema ed andrà sempre peggio. Ci sono 5 milioni di persone che lavorano nell’illegalità e sono uno dei motivi per cui non si interviene. Si tratta di persone che fanno da ‘ammortizzatore sociale’ per non parlare della garanzia di voto che possono offrire”.

Carlo Alessi

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