Oggi pomeriggio alle 17, la Commissione Agricoltura del parlamento europeo sentirà i rappresentanti della Confederazione Italiana Agricoltori in pubblica audizione per approfondire la conoscenza sullo stato di salute del comparto floricolo europeo, erroneamente considerato in grado tutt’ora di produrre redditi adeguati ai produttori europei.
Questa iniziativa scaturisce dall’ impegno della CIA che lo scorso 7 giugno con un convegno nazionale tenuto a Sanremo, ha sollevato con forza il tema della crisi del comparto floricolo italiano. L’obbiettivo – allora come ora - è sensibilizzare tutte le autorità competenti sul tema della crescente difficoltà che le nostre imprese produttrici ,soprattutto di fiore reciso, hanno di restare sul mercato. Un mercato da sempre libero e aperto, (la floricoltura non beneficia di sostegni di mercato) senza alcuna regola se non quella del rapporto fra domanda e offerta. Questa situazione, unita a politiche comunitarie che hanno favorito nell'ambito delle politiche di cooperazione imponenti investimenti di capitali esteri in produzioni floricole, ha favorito il determinarsi di un competizione che i produttori europei non sono più in grado di sopportare. La produzione di fiori recisi in Italia, in base agli ultimi dati pubblicati dal Ministero delle politiche agricole,evidenzia un calo del 26% negli anni 2005/2007 con la perdita di quasi 1000 ettari (964) e il trend è sicuramente in aumento perché questi dati sono antecedenti la crisi economica globale,ma analoga situazione si registra in Olanda con la perdita di 900 ettari negli anni 2000/2005 e il calo è diventato costante con una perdita di 40 ettari nel2009,in Spagna si registra una diminuzione del 12% negli anni 2006/07 e in Francia sono 700 gli ettari persi fra il 2000 e il 2007.
La perdita di competitività deriva dal fatto che le produzioni effettuate nei paesi in via di sviluppo godono di condizioni climatiche più favorevoli,un basso costo della mano d’opera (15 volte inferiore)bassi costi dei terreni e aiuti economici sia dalla Comunità Europea che incentiva queste produzioni,sia dai Paesi ospitanti oltre ad un sistema di importazioni che gode di condizioni di particolare favore. (Queste entrano in Europa in esenzione di dazio e senza alcun controllo fitosanitario) La crisi mondiale ha accuito il fenomeno in quanto: ad un eccesso di offerta rispetto ad una domanda che si è contratta sul mercato mondiale, la produzione floricola che non trova sbocco su mercati americani ed asiatici, si è ulteriormente concentrata sul mercato europeo, tanto che le quote di mercato acquisite dalla merce d’importazione sono coperte per circa il 70% dei fiori importati in Europa, da quattro Paesi: Kenya, Colombia, Israele, Ecuador.
"A scanso di equivoci neoprotezionisti - scrive la Cia provinciale - vogliamo evidenziare che la competizione in atto non è fra Paesi ricchi e Paesi poveri , ma fra due modelli di agricoltura: quella europea fatta di una fitta rete di piccole e medie imprese che presidiano e salvaguardano occupazione e territorio da un lato e dall’altro, poche grandi imprese, spesso a capitale Europeo, che hanno delocalizzato le loro produzioni - sostenute da risorse pubbliche comunitarie - in Paesi terzi che, producendo a costi imparagonabili con le aree europee, operano un vero e proprio dumping nei confronto delle produzioni europee, ed inoltre, esportano in Europa a dazio zero e non creano neppure condizioni migliori ai territori ed alle popolazioni dei Paesi dove si sono insediati . Questo è il quadro complessivo al quale si aggiungono altre questioni, tipicamente 'interne' di competenza stretta dello stato italiano, legate alle politiche per accrescere la competitività delle nostre imprese. citiamo ad esempio due questioni:
- costo dell’ energia a partire dalla tassazione del gasolio da riscaldamento delle serre non confermato da questo Governo
- costo del lavoro anche in questo caso sono venute meno le agevolazioni che consentivano la riduzione degli oneri sociali".
"Pur consapevoli della complessità del problema - prosegue la Cia - si avanzano alcune proposte per evitare la scomparsa delle produzioni di fiore reciso in Europa e più precisamente:
- il riconoscimento dello stato di crisi del settore, ed il conseguente inserimento dello stesso fra quelli che possono beneficiare del sostegno della PAC
- Una revisione degli accordi commerciali internazionali e l’attuazione della cosiddetta 'clausola di salvaguardia' per la regolamentazione delle importazioni da Paesi extra UE
- la sospensione degli incentivi alle azioni di delocalizzazione produttiva che favoriscono l’investimento floricolo in Paesi Terzi.
Queste problematiche saranno illustrate alla Commissione Agricoltura del parlamento Europeo oggi a Bruxelles, attraverso l’ intervento del Vice Presidente di turno del COPA (organismo di rappresentanza degli agricoltori Europei) Giuseppe Politi, e da Mariangela Cattaneo, imprenditrice di Sanremo, responsabile nazionale del settore floricolo della CIA, nel corso della seduta specifica della Commissione. Mentre si svolgerà l’audizione davanti al Parlamento Europeo saranno donati ai parlamentari ed ai funzionari i fiori di Sanremo accompagnati da una sintetica esposizione delle nostre richieste. In contemporanea una delegazione di Floricoltori della CIA Liguria sarà ricevuta dall’ assessore all’ agricoltura della regione Liguria Barbagallo. All’Assessore sarà consegnato il documento contenente le richieste di intervento a favore della Floricoltura ligure e sarà richiesto di sostenere le rivendicazioni del settore sia sul piano europeo che nazionale".





