Nel suo intervento al teatro romano di Ventimiglia, Mario Luzzatto Fegiz ha ricordato le contestazioni ai concerti degli anni settanta. La sua analisi di quella stagione, accompagnata dagli scroscianti applausi del numeroso pubblico, è terminata con le citazioni di Roberto Vecchioni, “Hanno sparato al cantautore”, e dell’ ”Avvelenata” di Guccini.
Il giudizio del critico musicale è stato molto severo nei confronti dei giovani che protestavano al grido di “riprendiamoci la musica”.
In quegli anni vivevo nella periferia di Torino, dove i concerti più importanti si svolgevano (a pagamento) in una discoteca ed i protagonisti principali erano la PFM e le Orme. Provavo grandissima simpatia verso i giovani che chiedevano di entrare ai concerti senza pagare. La richiesta di musica gratis era generalizzata e riguardava, anche e soprattutto, cantanti o gruppi stranieri, come Lou Reed, Led Zeppelin, Jethro Tull e Traffic, per citarne alcuni.
Non è il caso di proporvi una mia analisi della stagione dei grandi concerti pop & rock , che per sopravvivere migrò successivamente all’interno delle feste dell’Unità, ma quella richiesta velleitaria di avere la musica gratis mi è frullata in mente anche nei giorni successivi.
La nostra provincia vive una stagione estiva particolare, all’insegna di una generale e diffusa lamentela per la mancanza di soldi, ma dove la musica gratis è presente nei calendari di molte manifestazioni. Sono rari i casi in cui gli amministratori pubblici hanno il coraggio di sfidare il botteghino, l’unico giudice veramente imparziale e che in tempi di crisi è un giudice particolarmente severo. Ci sono lodevoli eccezioni, soprattutto nell’entroterra, dove i sindaci con meno risorse hanno dimostrato grande coraggio.
Nella terra governata dai fautori del liberismo economico paradossalmente prevale una sorta di statalismo musicale: molte amministrazioni hanno tagliato i servizi sociali ed aumentato il prelievo fiscale a carico dei cittadini senza tanti complimenti, ma regalano la musica. Certo ai turisti dobbiamo offrire momenti di svago e divertimento, ma anche la qualità dei servizi e dell'ambiente. Non voglio sostenere che la musica debba essere tutta a pagamento, ma che in futuro sarà opportuno valutare l'introduzione di qualche elemento di moderazione e di coerenza.
Un amico mi ha confessato di aver assistito gratuitamente a un concerto per il quale a Milano tutti considerano normale pagare un biglietto, aggiungendo che, se possiamo regalare la musica, forse non è così vero che siamo poveri.
Nel resto del paese di norma sono ad ingresso libero gli spettacoli di artisti che non possono sfidare il botteghino, che devono essere aiutati a farsi conoscere, in particolare gli artisti locali, mentre per quelli più famosi ed affermati non è uno scandalo chiedere un contributo allo spettatore.
Questa politica locale all’insegna del “panem et circenses”, rischia di danneggiare i pochi imprenditori privati presenti nel territorio, di scoraggiare l’arrivo di nuovi soggetti, ma soprattutto di impoverire il nostro patrimonio culturale.
La stagione, che volge al termine complessivamente, è disastrosa sul piano delle manifestazioni anche per la mancanza di un coordinamento provinciale, per una generale mancanza di progettualità abbinata ad una pericolosa improvvisazione. Ci sono amministrazioni che, dopo aver vissuto per anni nello spreco di grandi risorse, stentano oggi a trovare un punto di equilibrio.
Sanremo, ad esempio, ha perso una grande occasione: la riduzione delle risorse giustificava una selezione innovativa e di qualità, invece per la paura delle critiche e della perdita di consenso si è scelta la strada di tentare di salvare capre e cavoli. Il risultato, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti.
(fine prima parte)





