Una nostra lettrice, Teresa Barazzetti, ci ha scritto per rispondere a Franco Rosmino:
"Leggo solo ora la mail del lettore Rosmino che ringrazio per l'attenzione e, nel rispondere, parto dalla frase conclusiva del messaggio stesso: 'Io l’idea ce l’ho, ciascuno si faccia la sua'. Credo, considerando il contenuto del Suo scritto, non sia difficile farsi un'idea, anche se poco nuova e originale, perché lo scaricabarile è da sempre uno degli sport più praticati in Italia, e a tutti i livelli. Per entrare nello specifico, direi che le responsabilità debbano sempre essere attribuite ai vertici di qualsiasi organizzazione, e la nostra amministrazione comunale non sfugge a questa regola: mi sembra funambolismo puro cercare di suggerire che carenze, errori, omissioni, intralci e difficoltà varie possano essere attribuite a dirigenti e funzionari inamovibili i quali al contrario, proprio perché trasversali alle amministrazioni che si susseguono nel tempo, conoscono alla perfezione i meccanismi della macchina comunale. Ai politici eletti alla guida della città spetta il compito di indirizzo e verifica che ciò che deve essere fatto lo sia nei tempi e nei modi dovuti: chi si sottrae a questa regola va doverosamente richiamato allo svolgimento delle proprie mansioni ed eventualmente spostato ad altro incarico. Gentile Signor Rosmino, in campagna elettorale non erano i faccioni dei funzionari comunali che ammiccavano dai numerosi Point, dai manifesti e dalle pagine dei giornali, che ci rivolgevano appelli dagli studi televisivi e movimentavano le buche delle lettere, erano i candidati di tutti gli schieramenti, i politici, gli stessi che non si sono sottratti alle canoniche promesse elettorali alle quali, con la speranza di chi vuole ancora, malgrado tutto, fare atto di fede, abbiamo creduto! 'Se molte cose non funzionano, che ci dicano il perché e da chi dipende...', ma come vede, non dicono niente, perché sarebbe difficile spiegare l'una cosa e l'altra senza assumersi le proprie responsabilità, quelle cui non si può sfuggire quando si siede in consiglio comunale a Palazzo Bellevue e non solo, perché quando si sono fatte promesse che, se le cose stanno come Lei scrive, sono state fatte sapendo a priori che non avrebbero potuto essere mantenute questo, se possibile, rende ancora più pesante la responsabilità nei confronti degli elettori e dei cittadini tutti. Un esempio molto significativo viene proprio dalle pagine di questo benemerito quotidiano on-line, dove da sempre vengono pubblicate lettere al Direttore che riportano lamentele, segnalazioni, richiami, domande e sollecitazioni da parte dei lettori ma, a parte un paio di assessori che, sporadicamente hanno risposto in maniera generica, mai tali istanze hanno trovato soddisfazione; nessun chiarimento, nessuna considerazione. Se molte cose non funzionano non possono dire il perché e da chi dipende, perché sarebbe un ammettere l'impossibilità di essere e di fare: i manifestoni elettorali sono diventati dei francobolli e i faccioni guardano da un'altra parte. Non ci sono 'amministratori politici' e 'amministratori dirigenti': ci sono persone che stanno dimostrando, se le cose stanno come dice Lei, di non essere abbastanza politici da saper gestire il lavoro dei dirigenti e dei loro sottoposti".




