Ricorre proprio oggi l’anniversario del martirio di due giovani sacerdoti a Montalto Ligure in valle Argentina avvenuto il 17 agosto del 1944 per la quale la Procura militare di Torino ha incaricato i Carabinieri di Badalucco di svolgere indagini sull’eccidio di cui furono vittime padre Stanislao Barthus e il chierico Mario Bellino. I responsabili della strage nota come il martirio di Nostra Signora dell’Acquasanta, emersa dal cosiddetto “armadio della vergogna” scoperto a Roma e rimasta impunita per tanti anni, potrebbero, quindi, se ancora in vita, essere trascinati davanti a un Tribunale militare. Del caso che qualcuno su Internet ha tentato di sovvertire attribuendo al responsabilità ai partigiani si è occupato il professor Giovanni Perotto originario di Montalto che sulla tragica vicenda ha scritto un interessante volume dal significativo titolo “I bimbi no, lasciateli stare!”. Perotto nel suo libro scritto in collaborazione con L'istituto storico della Resistenza di Imperia e il Comune di Montalto Liugure, ha raccolto le testimonianze quanti avevano assistito alla strage. Spiega il docente che vive e lavora a Bordighera:“Il motivo che mi ha spinto a commemorare attraverso la mia ricerca i due religiosi trucidati da nazisti e fascisti è stato, appunto, anche quello di confutare alcuni siti internet curati da esponenti dell’estrema destra italiana secondo i quali padre Stanislao e don Mario Bellino erano state vittime dei partigiani e addirittura menzionati come eroi della Repubblica sociale. Volendo, quindi, onorarne la memoria ho scritto il libro”. “Tante volte –prosegue Giovanni Perotto – durante l’infanzia mi era capitato di ascoltare il racconto di mia madre che bambina di sette anni si era trovata sul teatro della scena, il Santuario dell’Acquasanta. Il ricovero adiacente al Santuario era stato, infatti, dato in uso ai religiosi della Congregazione di Cristo Re di Imperia diventando uno dei centri di ospitalità degli orfani affidati alla Charitas e alla Congregazione di don Santino Glorio. “Con il precipitare degli eventi e il pericolo sempre più incombente dei bombardamenti su Oneglia – conclude l’autore - all’inizio del ’44 i bambini vennero trasferiti da Imperia a Montalto e affidati alle cure del sacerdote lituano don Stanislao e al suo chierico don Mario Bellino originario di Garessio”. Secondo, quindi, le ricostruzioni di quegli orfani - che oggi vivono chi ancora in vita in diverse parti d’Italia e non solo raccolte da Giovanni Perotto - nel corso di un rastrellamento effettuato da uomini armati tedeschi e italiani repubblichini della San Marco superiori di numero, la casa-ricovero venne circondata e i due sacerdoti dopo essere stati torturati vennero finiti (senza nessun motivo e solo per rappresaglia) a colpi di mitra dai nazifascisti. Don Stanislao e il suo chierico sono stati, dunque, vittime della follia nazifascista, alla stregua dei civili trucidati alle pendici del Monte Faudo mentre raccoglievano il fieno. Dai racconti dei testimoni è emerso, poi, un particolare sconvolgente. Secondo la drammatica testimonianza di Aldo Maestro alcuni militari tedeschi volevano uccidere anche i bambini ospiti della casa. Pare che siano stati proprio i due martiri ad impedire che i piccoli cadessero a loro volta vittime della cieca violenza omicida di matrice nazista e repubblichina.





