Attualità - 02 ottobre 2036, 13:21

Ospedale di Bordighera, l'assessore Nicolò: "Il Saint Charles non si tocca" (Foto e video)

Confronto a villa Regina Margherita con autorità civili, locali e regionali, organizzazioni sindacali e Gvm

Ospedale di Bordighera, l'assessore Nicolò: "Il Saint Charles non si tocca" (Foto e video)

Confronto sull'ospedale di Bordighera. L'assessore regionale Massimo Nicolò, i sindaci del comprensorio, i consiglieri regionali, le organizzazioni sindacali e i vertici di Gvm si sono, infatti, riuniti questa mattina nella villa Regina Margherita per parlare della struttura ospedaliera della città delle palme.

"Sono venuto accompagnato anche da gran parte della governance" - dice l'assessore regionale Massimo Nicolò - "Ho visto un ospedale bello, operativo e di altissimo livello. L'ortopedia è un reparto di eccellenza. Ci sono delle criticità. Sono venuto soprattutto per questo: per cercare una soluzione. Premesso che non c'è stata nessun tipo di lite. Abbiamo incontrato il presidente Sansavini. Il tema di contratto fatto dalla precedente Giunta si potesse immaginare che non potesse avere quella sostenibilità economica che molti immaginavano. L'ospedale sta lavorando ma dobbiamo affrontare il problema di sostenibilità. Non c'è nessun tipo di lite ma c'è una discussione per cercare di superare il contratto per consentire all'ospedale di Bordighera di lavorare come sta facendo. Avere un reparto dialisi simile a Bordighera diventa un'attrattività anche turistica. Regione Liguria non ha nessun obiettivo di sbarazzarsi Gvm e per poi chiudere l'ospedale. Se Gvm dovesse uscire fuori, noi l'ospedale di Bordighera lo portiamo avanti. Vogliamo preservare il presidio sanitario".

"Siamo qui per capire come fare per mantenere l'ospedale. E' un percorso lungo, difficile e costoso" - afferma il sindaco di Bordighera Marzia Baldassarre - "Desidero ringraziare l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò, i rappresentanti della Regione Liguria, di ASL1, di GVM Care & Research, della Croce Rossa e tutti coloro che hanno accolto l’invito a partecipare a questo tavolo. Quando, nel mese di luglio, abbiamo chiesto alla Regione di aprire un confronto specifico sul Saint Charles, lo abbiamo fatto con un obiettivo molto semplice: trasformare le preoccupazioni del territorio in un percorso di lavoro concreto. Oggi quel percorso comincia. Il Saint Charles non riguarda soltanto Bordighera. È un presidio sanitario che serve un comprensorio molto più ampio, una popolazione residente importante, molti anziani, migliaia di persone che nei periodi turistici si aggiungono ai residenti e un territorio di confine che presenta caratteristiche ed esigenze particolari. Per questo credo che il punto da cui partire debba essere molto chiaro: la discussione sul Saint Charles non può essere soltanto una discussione economica o contrattuale. Deve essere prima di tutto una discussione sanitaria. Dobbiamo chiederci quali servizi siano necessari a questo territorio, quali debbano essere garantiti stabilmente e come possiamo farli funzionare nel modo migliore. Il Pronto Soccorso rappresenta certamente uno dei punti centrali. Dopo il suo ripristino nel maggio 2024, è indispensabile ragionare sul suo funzionamento, sull’integrazione con la rete dell’emergenza-urgenza e sul collegamento con il 118. E proprio l’emergenza territoriale è uno degli argomenti sui quali avevamo chiesto un approfondimento particolare. Tempi di intervento, disponibilità dei mezzi, collegamento tra ospedale e territorio non sono elementi separati: fanno parte dello stesso sistema. Ma vorrei che il lavoro di oggi andasse anche oltre l’emergenza. Dobbiamo parlare delle attività specialistiche, delle prestazioni ambulatoriali, della diagnostica, dei ricoveri, della continuità assistenziale e dell’integrazione tra ospedale e medicina territoriale. Il Saint Charles può avere un ruolo importante proprio perché può essere un punto di collegamento fra ospedale, territorio e servizi di prossimità. Del resto, la stessa programmazione sanitaria di ASL1 aveva individuato presso il Saint Charles una sperimentazione della Casa di Comunità, orientata anche alla presa in carico dei pazienti cronici e al coordinamento con la medicina generale. Credo quindi che oggi dobbiamo provare a fare un passo ulteriore. Non limitarci ad affermare che il Saint Charles deve continuare ad esistere – su questo il territorio si è già espresso con grande chiarezza – ma cominciare a definire come deve essere il Saint Charles dei prossimi anni. Quali funzioni. Quali servizi. Quale organizzazione dell’emergenza. Quale rapporto con Sanremo e con l’intera rete sanitaria provinciale. Quale integrazione con la medicina territoriale. E soprattutto, quali tempi. Su quest’ultimo punto vorrei insistere. Credo sarebbe molto importante che questo tavolo non rimanesse un episodio isolato. Vorrei che al termine della riunione riuscissimo a individuare alcune questioni prioritarie, i soggetti responsabili dei relativi approfondimenti e una data nella quale incontrarci nuovamente per verificarne lo stato di avanzamento. Non chiediamo che questa mattina vengano risolti problemi complessi che si trascinano da tempo. Chiediamo però che da questa mattina possa partire un metodo di lavoro stabile, nel quale ciascuno, per le proprie competenze, contribuisca alla soluzione. Come Comune di Bordighera siamo disponibili a fare fino in fondo la nostra parte. Non intendiamo sostituirci alla Regione, all’ASL o ai soggetti che hanno responsabilità nella gestione sanitaria. Ma abbiamo il dovere di rappresentare le esigenze della nostra comunità e di mantenere aperto un confronto costante con tutte le istituzioni coinvolte".

L'assessore regionale Nicolò ha colto l'occasione anche per rispondere alle domande dei sindaci del comprensorio e dei consiglieri regionali. "Stiamo investendo soldi sugli ospedali di Sanremo e Imperia" - afferma l'assessore regionale Nicolò - "Le case delle comunità sono altre risposte sanitarie su questo territorio. Poi c'è il tema delle aree più interne che si trovano in una posizione geograficamente svantaggiata.  Abbiamo cercato di attenuare il problema con auto infermieristiche per rispondere alle esigenze di sanità più impellenti. Stiamo cercando di risolvere tanti problemi, in primis la regolarizzazione con Gvm".

"Nell'ottica di lavorare per un ospedale unico del Ponente dobbiamo lavorare per creare un ospedale che abbia tutti i reparti" - dice Nicolò - "Dobbiamo a immaginare un ospedale che riesca ad assorbire tutte le richieste di acuti di tutta la provincia di Imperia a prescindere dalla distanza. Purtroppo ci sono molti gruppi di associazioni che dicono che senza pronto soccorso si muore. Non sono più questi i tempi. Non si può avere l'ospedale sotto casa. Il pronto soccorso comprende tutta una serie di standard mantenendo una sanità territoriale. Il problema è che purtroppo molti medici di medicina generale, che sono medici privati convenzionati con il sistema sanitario regionale, sono liberi di fare quello che vogliono. Fino a ieri andavano nei comuni più lontani dalle zone costiere oggi molti hanno deciso che non ci vogliono più andare e noi siamo inermi. Abbiamo dato tanti incentivi economici per avere un'agevolazione nell'andare ma la risposta continua ad essere scarsa. Per attirare i medici di base i comuni potrebbero mettere a disposizione degli appartamenti con prezzi agevolati". 

Elisa Colli

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