lunedì 22 dicembre 2014 20:50

CRONACA | giovedì 13 ottobre 2011, 14:10

Ventimiglia: ancora l’ombra dell’emergenza profughi, stamani 30 tunisini in stazione. Altri riportati indietro dalla Francia

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"Ci rimandano indietro dicendoci che il nostro permesso è scaduto. Anche se in realtà il titolo di soggiorno ancora risulta valido".

A Ventimiglia ritorna l’ombra dell’emergenza profughi. Nei giorni scorsi le prime avvisaglie, ed oggi qualche conferma. Una trentina di extracomunitari erano presenti nei pressi della stazione ferroviaria. Altri in giro per le vie e i bar della città. Una quindicina sono stati riportati indietro, questa mattina, con un camioncino dalle autorità francesi.   

Alla base dei “rimpatri” l’imminente scadenza dei permessi di soggiorno rilasciati dal governo italiano per far fronte all’emergenza profughi. A sei mesi di distanza (durata del titolo di soggiorno umanitario) il problema, al quale si era trovato una soluzione 'tampone' provvisoria, si ripropone, con un effetto domino dagli esiti ancora imprevedibili. Complice di questa situazione, inoltre, potrebbe essere il clima elettorale che si respira oltralpe che contribuisce a rendere il problema dell’immigrazione, e di conseguenza dell’espulsione degli irregolari, uno dei temi caldi della campagna, a cui far fronte, nell’agenda politica francese.

“La polizia francese ci ha tenuto tre giorni in ‘prigione’ e poi ci ha riportato qui questa mattina”, raccontano i 15 tunisini sbarcati nella città di confine, che poseguono: “Ci rimandano indietro dicendoci che il nostro permesso è scaduto. Anche se in realtà (come documentato nella foto n.d.r) il titolo di soggiorno ancora risulta valido. Il governo italiano con noi si è dimostrato benevolo. La Francia, invece, ci ha lasciato in mezzo ad una strada. Vogliamo riconciliarci con i nostri parenti che sono in Francia. Ora non sappiamo di cosa vivere siamo senza soldi e, tra breve, saremo anche con i documenti scaduti. Chiediamo al governo italiano di facilitare le procedure per riavere il permesso di soggiorno e ripartire”. 

Renato Agalliu

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