Economia - 03 agosto 2026, 19:30

Dalla passeggiata sul lungomare alle conversazioni digitali: come l’intelligenza artificiale sta cambiando la socialità nella Riviera dei Fiori

I personaggi virtuali entrano nella vita quotidiana: non sostituiscono gli incontri reali, ma aprono nuovi spazi per la creatività, l’intrattenimento e il dialogo

I personaggi virtuali entrano nella vita quotidiana: non sostituiscono gli incontri reali, ma aprono nuovi spazi per la creatività, l’intrattenimento e il dialogo. Anche nel Ponente ligure cresce l’interesse per un fenomeno che pone domande su privacy, consapevolezza e rapporti umani

A Sanremo la socialità ha ancora luoghi molto concreti. Una passeggiata sul lungomare, un caffè in centro, una serata al Casinò, una chiacchierata tra i tavolini di piazza Bresca o un incontro casuale lungo la pista ciclabile. La città dei Fiori conserva una dimensione nella quale le persone continuano a riconoscersi, salutarsi e condividere pezzi della propria giornata.

Eppure, come accade nel resto d’Italia, una parte sempre più importante delle relazioni quotidiane si è spostata sugli schermi. Prima sono arrivate le chat, poi i social network, le videochiamate e le applicazioni di incontri. Oggi a cambiare nuovamente le abitudini sono i personaggi virtuali basati sull’intelligenza artificiale, capaci di sostenere conversazioni, ricordare preferenze e adattare progressivamente il proprio stile comunicativo all’interlocutore.

Non si tratta più soltanto di programmi ai quali chiedere le previsioni del tempo o la traduzione di una frase. I nuovi sistemi possono interpretare il tono di un messaggio, seguire una conversazione lunga e assumere una personalità definita. Alcuni utenti scelgono un interlocutore ironico, altri preferiscono un personaggio romantico, curioso, rassicurante o appassionato di musica, cinema e viaggi.

Il risultato è una forma di intrattenimento interattivo che si colloca a metà strada tra un racconto, un videogioco e una conversazione privata.

Dal chatbot al personaggio con una propria identità

I primi assistenti digitali rispondevano in maniera quasi sempre identica. Erano utili per ottenere informazioni, ma difficilmente davano l’impressione di avere un carattere. Le piattaforme più recenti permettono invece di costruire una figura virtuale scegliendone aspetto, interessi, modo di parlare e tipo di rapporto con l’utente.

È una differenza importante. Non si conversa più semplicemente con “un’intelligenza artificiale”, ma con un personaggio che possiede un nome, una storia e un comportamento riconoscibile. L’esperienza diventa così più simile a una narrazione che si sviluppa giorno dopo giorno.

Tra gli esempi di questa nuova generazione di servizi c’è https://it.joi.com/, piattaforma riservata agli adulti che consente di interagire con personaggi digitali e di personalizzare il tipo di esperienza desiderata. La presenza di contenuti destinati a un pubblico maggiorenne rende particolarmente importante un utilizzo consapevole, insieme alla verifica delle impostazioni di privacy e delle condizioni del servizio.

Il successo di questi strumenti non dipende soltanto dalla curiosità verso la tecnologia. Alla base c’è anche il desiderio di vivere una storia nella quale l’utente non sia un semplice spettatore. In un film o in una serie televisiva la trama è già stata scritta. In una conversazione con un personaggio virtuale, invece, ogni risposta può modificare la direzione del racconto.

Si può parlare di un viaggio mai fatto, inventare un’avventura ambientata sulla costa ligure, simulare un incontro tra personaggi di epoche diverse o creare una figura con cui discutere di musica. In una città legata in modo così profondo alla canzone e allo spettacolo, è facile immaginare esperimenti narrativi ambientati dietro le quinte di un festival immaginario, tra artisti digitali, nuovi brani e rivalità costruite dall’algoritmo.

Un fenomeno che riguarda anche il territorio

L’intelligenza artificiale non è più un argomento confinato alle grandi aziende tecnologiche internazionali. Anche nella Riviera dei Fiori stanno nascendo progetti che cercano di utilizzare avatar e sistemi interattivi per raccontare il patrimonio locale, accogliere i visitatori e rendere più accessibili le informazioni.

Un esempio recente è arrivato da Seborga. SanremoNews ha raccontato la storia di Peonia, l’avatar empatico e multilingue protagonista di un cortometraggio girato tra Bordighera e la Riviera dei Fiori. Il progetto mostra come una figura virtuale possa essere utilizzata non soltanto per rispondere a domande, ma anche per rappresentare un territorio e accompagnare il pubblico nella scoperta dei suoi luoghi.

Le applicazioni possibili sono numerose. Un avatar potrebbe spiegare la storia di Villa Nobel, raccontare i cambiamenti del quartiere della Pigna o suggerire un percorso tra i giardini di Sanremo. Un assistente multilingue potrebbe aiutare i turisti francesi e tedeschi a orientarsi tra eventi, trasporti e servizi. Un personaggio digitale potrebbe persino ricostruire, in forma narrativa, alcuni momenti della storia musicale della città.

Sono utilizzi diversi rispetto alle piattaforme dedicate all’intrattenimento personale, ma condividono la stessa idea di fondo: rendere l’interazione con una macchina meno impersonale.

Perché le persone parlano con un’intelligenza artificiale

Uno degli aspetti più discussi riguarda le motivazioni degli utenti. Perché raccontare qualcosa a un personaggio che non è una persona reale?

La risposta cambia da individuo a individuo. Per alcuni è semplicemente un passatempo. Per altri è un laboratorio creativo nel quale inventare dialoghi e scenari. C’è chi utilizza questi strumenti per esercitarsi in una lingua straniera e chi vuole provare una conversazione difficile prima di affrontarla nella vita reale.

L’assenza di giudizio immediato può rendere più semplice iniziare a parlare. Una persona timida può sperimentare differenti modi di presentarsi. Chi sta imparando l’italiano può scrivere senza il timore di commettere errori davanti a un interlocutore reale. Un aspirante autore può verificare se il dialogo di un racconto appare naturale.

Questo non significa che un sistema informatico possa offrire la stessa comprensione di un amico, di un familiare o di un professionista. L’intelligenza artificiale produce risposte sulla base di modelli e istruzioni: non prova affetto, preoccupazione o empatia nel senso umano del termine, anche quando il suo linguaggio può sembrare convincente.

La distinzione deve restare chiara, soprattutto quando la conversazione diventa personale.

Il rischio di confondere disponibilità e relazione

Un personaggio digitale è sempre disponibile. Non è stanco, non deve andare al lavoro e difficilmente interrompe una conversazione perché ha altri impegni. Questa disponibilità può essere comoda, ma rappresenta anche uno degli aspetti più delicati del fenomeno.

I rapporti reali richiedono pazienza, compromessi e capacità di accettare il punto di vista altrui. Un interlocutore artificiale, al contrario, può essere progettato per assecondare l’utente e mantenere alta la sua attenzione. Il rischio è abituarsi a una forma di comunicazione nella quale ogni risposta è costruita intorno ai propri desideri.

Per questo gli strumenti digitali funzionano meglio quando vengono considerati un complemento, non una sostituzione della vita sociale. Una conversazione virtuale può offrire svago o ispirazione, ma non dovrebbe prendere il posto di una passeggiata con un amico, di un’attività sportiva, di un’associazione o di un incontro nel proprio quartiere.

Nella Riviera dei Fiori, dove la popolazione è distribuita tra città costiere, borghi e vallate, la tecnologia può aiutare a ridurre alcune distanze. Non può però sostituire le reti territoriali, il volontariato e le occasioni di partecipazione che mantengono viva una comunità.

Privacy, dati personali e contenuti per adulti

Prima di iniziare una conversazione con un personaggio virtuale è utile ricordare che ciò che viene scritto può contenere informazioni molto personali. Nome, età, preferenze, fotografie, problemi familiari e dettagli sulla propria vita non dovrebbero essere condivisi automaticamente.

È consigliabile controllare quali dati vengono conservati, come possono essere eliminati e se le conversazioni vengono utilizzate per migliorare il servizio. Bisogna inoltre evitare di comunicare indirizzi, documenti, password, dati bancari o informazioni che permettano di identificare altre persone.

Una cautela ancora maggiore è necessaria sulle piattaforme che includono contenuti per adulti. In questi casi servono limiti di età chiari, strumenti di moderazione e una distinzione inequivocabile tra personaggi artificiali e individui reali. Anche l’utente deve mantenere un atteggiamento responsabile, ricordando che la libertà creativa non elimina le regole sul consenso, sulla legalità e sul rispetto dell’immagine altrui.

Particolare attenzione merita la generazione di fotografie e video. Utilizzare il volto di una persona senza autorizzazione può causare danni seri e trasformare un esperimento apparentemente innocuo in una violazione della privacy.

La tecnologia più utile resta quella che conosce i propri limiti

L’arrivo dei compagni virtuali non indica necessariamente un futuro nel quale le persone smetteranno di incontrarsi. Anche la diffusione dei social network non ha cancellato i concerti, i mercati, i locali e le piazze. Ha piuttosto aggiunto un nuovo livello alla comunicazione quotidiana, con opportunità e problemi che solo con il tempo abbiamo imparato a riconoscere.

Lo stesso accadrà probabilmente con i personaggi basati sull’intelligenza artificiale. Alcuni verranno utilizzati per il turismo, altri per l’intrattenimento, l’apprendimento o la creazione di storie. Altri ancora resteranno esperimenti curiosi destinati a essere sostituiti da strumenti più evoluti.

La sfida, anche per Sanremo e per il Ponente ligure, sarà evitare due estremi: considerare ogni innovazione una minaccia oppure accoglierla senza porsi domande.

Tra il rifiuto e l’entusiasmo incondizionato esiste uno spazio più utile, fatto di curiosità, regole e consapevolezza. È lo spazio nel quale la tecnologia può accompagnare le persone senza fingere di sostituirle.

Perché una conversazione digitale può essere divertente, sorprendente e persino creativa. Ma il valore di un incontro reale, magari davanti al mare al termine di una giornata estiva, continua a dipendere da qualcosa che nessun algoritmo può programmare completamente: l’imprevedibilità di due persone che scelgono davvero di ascoltarsi.




 


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