"L’attacco di Ventimiglia Progressista a Futuro Nazionale - Comitato di Ventimiglia 026 è l’ennesimo esercizio di propaganda travestito da indignazione morale. Un tentativo patetico e risibile di ribaltare i fatti ma le cronache riportano chiaramente ciò che è accaduto: fischi, slogan, bandiere di fazione e contestazioni perfino durante l’Inno e il Silenzio ai Caduti. Questo non è antifascismo, è maleducazione istituzionale e violenza" - dice il comitato di Futuro Nazionale a Ventimiglia replicando alle dichiarazioni di Ventimiglia Progressista in merito alla protesta nata durante la cerimonia del 25 aprile.
"Ventimiglia Progressista parla di 'vittimismo' di Baxa e Rivetti ma evita accuratamente di spiegare perché una cerimonia civile sia stata trasformata in un comizio politico con interventi di parte e striscioni piazzati nell’area della commemorazione" - sottolinea - "Si tenta poi la solita manovra retorica: chi chiede sobrietà viene accusato di essere 'nostalgico'. È un trucco vecchio. Qui nessuno è nostalgico, solo amante dell’Italia, della sicurezza e del vivere civile, evidentemente sconosciuto a certa parte politica, abituata a strizzare l’occhio a tutto quelle che è contro".
"Il punto non è la storia: è il rispetto delle istituzioni. Il 25 aprile non appartiene a un partito o a una fazione e chi lo usa per attaccare gli avversari dimostra solo di voler monopolizzare la memoria" - mette in risalto - "La memoria storica non è un buffet dove ognuno prende solo quello che gli conviene. C’è un vizio di forma che ogni anno, puntuale come le allergie primaverili, torna a infestare le nostre piazze: la pretesa che la Liberazione d’Italia sia un marchio registrato. I partigiani non erano solo quelli col fazzoletto rosso, anzi. C’erano i cattolici delle Fiamme Verdi, i liberali di Giustizia e libertà, i socialisti della Matteotti e i militari Brigate Autonome. Gente che con il comunismo non aveva e non voleva avere nulla a che fare. Dare patenti oggi è oltraggiare le libertà stessa. Parla Ventimiglia Progressista che è ideologicamente vicina ai criminali devastatori dei Centri Sociali, vicina a coloro che hanno fischiato la Brigata Ebraica, vittima di chi non sa accettare l’altro e si schiera con i terroristi di Hamas. La libertà non ha padroni. Se il 25 aprile diventa il 'giorno del rosso' allora abbiamo perso il senso della ricorrenza e un serio problema di democrazia".
"Baxa e Rivetti hanno posto una questione semplice e legittima: una cerimonia pubblica deve unire, non essere sequestrata da chi la usa come palco per la propria militanza. La risposta di Ventimiglia Progressista, invece di chiarire, conferma esattamente ciò che voleva negare: odio ideologico ed infantile capacità di confrontarsi e di rispettare la democrazia" - conclude - "Ventimiglia merita molto di più di questo squallido teatrino ideologico".