Nuovo capitolo nel caso di Nessy Guerra, la giovane madre sanremese al centro di una complessa vicenda giudiziaria in Egitto. Nella giornata di lunedì 6 aprile si è tenuta l’udienza relativa all’affidamento della figlia di 3 anni, ma la decisione è stata rinviata: il tribunale ha fissato una nuova data al 3 giugno, per consentire alle parti di depositare ulteriore documentazione. A raccontare quanto accaduto in aula è stata la stessa Guerra attraverso un video pubblicato sui social, nel quale descrive una situazione che definisce “preoccupante” e che, a suo dire, andrebbe oltre la semplice disputa legale.
“Ha detto di poter generare terremoti”: il racconto dell’udienza. Secondo quanto riferito dalla donna, durante l’udienza il suo ex compagno si sarebbe presentato in condizioni alterate, con atteggiamento agitato e segni evidenti sul volto. Nel corso della discussione, sempre stando al racconto della sanremese, l’uomo avrebbe fatto dichiarazioni piuttosto forti davanti al giudice, affermando “di avere il potere di generare terremoti” e di poter scatenare un sisma nei giorni successivi ad Hurgada, sostenendo che tale capacità gli sarebbe stata conferita da Dio. Un episodio che avrebbe spinto il giudice a richiamarlo immediatamente, invitandolo a concentrarsi sui fatti oggettivi della causa.
Le posizioni in aula e le accuse. Durante l’udienza sarebbe stata ascoltata anche la madre dell’uomo, chiamata a spiegare la sua opposizione all’affidamento della bambina alla nonna materna. Secondo quanto riportato da Guerra, la donna avrebbe però dichiarato in aula di non avere particolari obiezioni, una posizione che – sempre secondo la versione della sanremese – contrasterebbe con il ricorso presentato dalla controparte. La stessa Guerra ha inoltre parlato di accuse “gravi e pesanti” rivolte nei suoi confronti, che avrebbero avuto l’obiettivo di screditarla nel corso del procedimento.
Udienza rinviata al 3 giugno. Al termine della giornata, il tribunale ha disposto il rinvio dell’udienza al 3 giugno, concedendo alle parti il tempo necessario per integrare la documentazione. Una decisione che, per la giovane madre, rappresenta l’ennesimo allungamento dei tempi in una vicenda che si protrae ormai da mesi. Nel suo intervento social, Guerra sottolinea come la situazione, alla luce di quanto accaduto in aula, non possa più essere considerata soltanto una disputa legale sull’affidamento. “Quando un soggetto arriva a dichiarare certe cose anche all’interno di un tribunale – spiega – significa che dietro c’è un forte disagio. Non si tratta più solo di una causa, ma di una questione di sicurezza”. La donna ribadisce di agire con un unico obiettivo: proteggere la figlia, chiedendo al tempo stesso attenzione e supporto istituzionale.
Il quadro giudiziario resta aperto: attesa anche per la sentenza del 28 aprile. La vicenda, infatti, si inserisce in un quadro giudiziario ancora più ampio. Parallelamente alla causa per l’affidamento, resta aperto anche il procedimento relativo alla condanna in primo grado a sei mesi per adulterio. Su questo fronte, la Corte d’Appello di Hurghada si è riservata la decisione, rinviando la sentenza al prossimo 28 aprile. Nel corso dell’ultima udienza, la difesa della sanremese ha depositato una dichiarazione ritenuta centrale: un documento giurato che, secondo quanto spiegato dall’avvocata Agata Armanetti, attesterebbe l’assenza di qualsiasi relazione e metterebbe in discussione uno degli elementi principali dell’accusa, parlando anche di dichiarazioni ottenute sotto pressione psicologica.
Affidamento e processo intrecciati: un’attesa che si allunga. Le due vicende – quella penale e quella civile sull’affidamento – restano strettamente intrecciate. Proprio per questo, il rinvio della sentenza al 28 aprile potrebbe incidere anche sui tempi della causa per la bambina, già slittata più volte e ora aggiornata al 3 giugno.
Un’attesa che si prolunga e che, per Nessy Guerra, assume un significato sempre più delicato: non solo per l’esito giudiziario, ma per le condizioni in cui, a suo dire, si sta svolgendo l’intera vicenda. Da qui l’appello lanciato attraverso i social e la richiesta di attenzione da parte delle istituzioni italiane, mentre il caso continua a evolversi su più fronti.