È stata una festa. Non solo dei fiori, ma delle persone. Dei colori, della fantasia, e di quella leggerezza che solo certi giorni riescono a portare con sé. Il cielo si era aperto quasi all’improvviso, poco prima della premiazione, come se anche lui avesse deciso di concedersi a una città già piena. E sotto quel cielo, migliaia di persone hanno attraversato Sanremo, fermandosi davanti alle installazioni, ai carri, agli angoli trasformati dal Festival dei Fiori.
Una festa che cambia volto. Il Corso Fiorito 2026 è stato anche questo: un punto di svolta. Per la prima volta, niente assalto ai carri. Le opere sono rimaste nel cuore di piazzale Carlo Dapporto, accessibili ma protette, visibili e vissute con calma da turisti e residenti. Una scelta che ha cambiato il ritmo della giornata, restituendo ai carri il tempo di essere osservati, fotografati, raccontati. E, forse, anche rispettati.
C’è stato poi un momento nuovo, inatteso e non stampato in scaletta. Quello della festa prima dei risultati. Istituzioni, addetti ai lavori, pubblico: tutti insieme, senza distanze, in un unico flusso leggero, un trenino spontaneo fatto di sorrisi, attese e piccoli gesti condivisi. Un momento semplice, ma potente, che ha raccontato meglio di qualsiasi discorso il senso di questa giornata.
I numeri parlano chiaro: circa 45mila presenze, con oltre 350 pullman arrivati da tutta Italia. Torino, Milano, Pisa, ma anche tanti altri centri più piccoli, vicini e lontani. Un movimento continuo che ha riempito le vie, le piazze, il lungomare. Una città che si è lasciata attraversare, guardare, vivere.
Dietro ogni carro, però, c’è molto più di quello che si vede. C’è chi lo ha immaginato mesi fa, chi lo ha disegnato, chi lo ha costruito e chi, nelle ultime notti, ha incollato petalo dopo petalo fino all’alba. E poi c’è chi è salito sopra, chi ha sfilato accanto, chi lo ha accompagnato lungo il percorso. Un lavoro collettivo che unisce esperienza e giovani energie, mani esperte e occhi nuovi.
La gara e le sorprese. E poi, inevitabile, è arrivato il momento della gara. Quello degli sguardi, dei pensieri trattenuti, delle sensazioni che restano sospese fino all’ultimo. Tra il pubblico sembrava già delinearsi un podio: Taggia, Santo Stefano al Mare e Dolceacqua tra i più apprezzati. Ma la giuria ha scritto una storia diversa. Santo Stefano al Mare ha confermato le attese con il secondo posto, Bordighera è salita sul terzo gradino del podio, mentre a vincere, per il secondo anno consecutivo, è stata Riva Ligure. Una scelta che ha rimescolato le percezioni, ricordando che il Corso Fiorito è anche questo: confronto, sorpresa, interpretazione.
L’orgoglio di chi crea. Ma al di là della classifica, resta ciò che non si misura. I volontari, i “geni dei fiori”, quelli che hanno finito il lavoro alle prime ore del mattino e poi, poche ore dopo, erano di nuovo lì. A sfilare, a guardare, a raccontare. Accanto alle loro creazioni. Con l’orgoglio di aver rappresentato qualcosa che va oltre il proprio Comune. Qualcosa che appartiene a tutti.
Nella domenica delle Palme, Sanremo ha trovato ancora una volta il suo modo di raccontarsi. Tra fiori, colori e fantasia. Una festa che non è solo spettacolo, ma anche comunità. E che, per un giorno, riesce a mettere insieme tutto: lavoro, bellezza e quella sensazione rara di essere parte di qualcosa di più grande.
(Foto di Erika Bonazinga)