A quasi un mese dall’episodio avvenuto in una scuola secondaria di primo grado cittadina, dove uno studente di 12 anni è rimasto ferito al termine di una lite con un compagno durante l’ora di educazione fisica, la vicenda torna al centro dell’attenzione con un ricorso formale presentato all’Organo di Garanzia dell’istituto.
La famiglia del minore coinvolto, attraverso il proprio legale Alberto Pezzini, ha infatti impugnato il provvedimento disciplinare adottato dal Consiglio di Classe nei confronti dell’altro studente, ritenendo la sanzione irrogata non adeguata alla gravità dei fatti e alle conseguenze riportate dal ragazzo.
Il ricorso, depositato nei giorni scorsi, chiede l’annullamento della misura adottata e la riqualificazione della condotta contestata ai sensi di una diversa previsione del Regolamento d’Istituto, ritenuta dalla famiglia più coerente rispetto all’accaduto. La sanzione disposta – cinque giorni di allontanamento dalle lezioni, in parte già scontati e in parte da eseguire in occasione di un viaggio d’istruzione – sarebbe stata, secondo il legale, inquadrata in una fattispecie disciplinare non corretta sul piano regolamentare.
Nel ricorso si contesta in particolare la qualificazione della condotta e la proporzionalità della sanzione rispetto agli effetti dell’episodio, alla luce del fatto che il minore avrebbe riportato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni, con necessità di cure mediche. Viene inoltre evidenziata quella che la famiglia definisce una carenza di motivazione del provvedimento disciplinare, con riferimento sia all’istruttoria svolta sia alla scelta della misura applicata.
Tra gli elementi richiamati nell’atto figurano anche le ripercussioni psicologiche riferite dal ragazzo, documentate – secondo quanto riportato – da certificazione sanitaria specialistica, che a giudizio della famiglia avrebbero dovuto essere oggetto di una valutazione più approfondita nell’ambito della decisione disciplinare.
La richiesta rivolta all’Organo di Garanzia è dunque quella di annullare il provvedimento e applicare la diversa sanzione prevista dal regolamento per le ipotesi ritenute di maggiore gravità.
La vicenda si inserisce in un contesto già oggetto di confronto pubblico nelle settimane scorse. In precedenza, l’istituto aveva respinto le ricostruzioni ritenute non corrispondenti agli esiti dell’istruttoria interna, escludendo omissioni di vigilanza e rivendicando la correttezza dell’operato del personale e la tempestività degli interventi.
Ora la questione passa all’esame dell’Organo di Garanzia, chiamato a valutare la legittimità formale e la congruità sostanziale della sanzione irrogata. Trattandosi di minori, ogni ulteriore dettaglio resta coperto dalle tutele previste dalla normativa a protezione dell’identità e della riservatezza degli studenti coinvolti.
La decisione dell’organo interno sarà determinante per chiarire se il provvedimento disciplinare adottato risulti conforme al regolamento d’istituto o se si renda necessario un nuovo esame della vicenda sotto il profilo sanzionatorio.