È la voce del sindaco di Sanremo, Alessandro Mager, a chiarire la situazione sulla possibile statua dedicata a Pippo Baudo. Intervistato nella trasmissione La volta buona su Rai 1, il primo cittadino ha spiegato perché il progetto, pur non incontrando ostacoli legali, resta al momento sospeso. Da diversi mesi è stato avviato il dialogo con la famiglia e i legali di Baudo per ricevere il nulla osta: fin dalla scomparsa dello storico conduttore infatti è nata l'idea di dedicare una scultura al volto per eccellenza del Festival e il sindaco, come riportato dal nostro giornale ad agosto, ha accolto i diversi appelli ricevuti in tal senso, con il Comune che ha avviato il dialogo, che al momento risulta però arenato.
"Per noi non è un problema giuridico – ha dichiarato Mager – ma ho sempre detto che questa iniziativa vorremmo adottarla col consenso della famiglia. Sarebbe assurdo se lo facessimo". Un passaggio che mette in evidenza la linea scelta dall’amministrazione comunale, improntata al rispetto e alla condivisione con i familiari dello storico conduttore del Festival di Sanremo. "Ripeto, non è una problematica giuridica, è una questione etica" ha ribadito, sottolineando come l’ok dei familiari sia considerato indispensabile per andare avanti.
Sul fronte dei tempi, Mager ha invitato alla prudenza. Anche qualora il consenso dovesse arrivare, appare difficile inaugurare la statua prima dell’inizio del Festival: "Se questo sì arriverà saremo felici – ha spiegato – metterla entro l’inizio del Festival pare difficile, ma potremmo in caso inaugurarla per il compleanno di Baudo (7 luglio, ndr)".
Restano infine da definire il luogo e il contesto dell’opera. Le opzioni valutate sono l’area davanti al Teatro Ariston oppure uno spazio vicino alla statua di Mike Bongiorno, collocata nel 2013: "Io preferirei davanti all’Ariston – ha concluso il sindaco – anche se pure l'altra opzione sarebbe ugualmente valida: la statua di Mike ogni giorno attrae l’affetto di chi passa e sicuramente sarebbe così anche per quella di Baudo".
Per ora, dunque, la parola chiave resta “consenso”: senza quello della famiglia, il progetto rimarrà fermo.