Politica - 31 dicembre 2025, 07:01

Viani (Arcigay Imperia) al vescovo Suetta: "La vostra dottrina è una pietra che schiaccia le vite delle persone LGBTQ+"

Replica alla pastorale 'Pane, non Pietre': "Servono gesti per le vere vittime di guerre e violenze"

Pierluca Viani, presidente di Arcigay Imperia, ci ha scritto per rispondere alla lettera pastorale del Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, Antonio Suetta (“Pane, non Pietre”) e, contestualmente, di commentare le recenti iniziative che hanno segnato la chiusura del Giubileo:

"Ho letto con attenzione le Sue parole e non posso nasconderLe il profondo senso di amarezza che esse suscitano in chi, ogni giorno, vive sulla propria pelle la realtà della discriminazione, verso le persone LGBTQIA+ e non. Lei costruisce il Suo discorso sulla distinzione tra il pane della verità e la pietra di una falsa accoglienza. Eppure, leggendo i passaggi in cui definisce l’affettività delle persone omosessuali come una situazione da sanare o una prova da sopportare nella castità, la metafora appare tragicamente invertita. Quella che Lei chiama verità dottrinale è percepita dalle persone in carne e ossa come la vera pietra: un macigno di giudizio che schiaccia le vite, alimenta il senso di colpa e costringe molte persone a vivere nella vergogna, sentendosi “sbagliate” agli occhi di Dio e della società.  Il messaggio di Gesù che molti di noi hanno custodito era radicalmente diverso. Egli non erigeva muri dogmatici né innalzava monumenti al rimorso, ma abbracciava il prossimo senza condizioni, schierandosi con gli ultimi, con coloro che oggi, come noi, vengono messi ai margini. Le persone della nostra comunità sono uguali a tutte le altre, né migliori né peggiori; l’unica differenza è la sofferenza causata da parole che, invece di nutrire lo spirito, finiscono per legittimare il pregiudizio e fomentare l’odio sociale: l’omofobia".

"In questo stesso solco si inseriscono anche le iniziative simboliche che avete scelto di promuovere al termine del Giubileo. In un mondo dilaniato da conflitti atroci, in cui vite innocenti vengono spezzate dalle guerre, ci si aspetterebbe che una guida spirituale, che prega per il bene dell’umanità, alzasse la voce contro queste reali brutalità, anziché dedicare campane ai cosiddetti 'Bimbi mai nati'. Le campane dovrebbero, a mio avviso, essere dedicate e fatte suonare per le persone vittime dei conflitti armati, degli stupri, delle violenze e della povertà: i veri mali del mondo. Quella campana è ben lontana dall’essere un simbolo di misericordia. È piuttosto l’ennesimo macigno che grava sul senso di colpa legato a una decisione presa con sofferenza e che, come stabilito dalla legge 194 del 1978, spetta unicamente alle dirette interessate: le donne. Sul Suo sito si legge che tale campana dovrebbe ricordarci come 'ogni essere umano ha una dignità infinita'; tuttavia, a noi appare che la dignità venga riconosciuta solo secondo criteri ben precisi, escludendo molte persone. Una donna deve poter essere libera di scegliere se e quando diventare madre, nel momento e nel contesto che ritiene più adatti a sé. Allo stesso modo, una famiglia deve potersi formare in modo naturale, seguendo l’istinto e la volontà delle persone che la compongono: che sia omogenitoriale o eterogenitoriale, composta da uno, due o più genitori. Così come è famiglia anche quella formata da nonni e nipoti, o da quelle che Lei stesso definisce 'buone amicizie', che si scelgono. Senza che nessuno si arroghi il diritto di interferire".

"Il compito di un pastore - termina Viani - dovrebbe essere quello di avvicinare le persone nell’amore, non di allontanarle con la rigidità dei dogmi. Di fronte alla chiusura che traspare dal Suo testo, mi torna alla mente un principio della filosofia vulcaniana che, seppur tratto dalla narrazione fantastica, coglie una verità profondamente universale: la bellezza del creato risiede nella sua straordinaria varietà, nelle 'Infinite Diversità in Infinite Combinazioni'. Ci auguriamo che il futuro possa portare anche nella nostra Chiesa locale la consapevolezza che accogliere non significa “accomodare il male”, ma riconoscere finalmente la piena e inalienabile dignità di ogni essere umano, senza eccezioni".