L’installazione e il suono quotidiano, alle 20, della cosiddetta ‘Campana dei bambini non nati’ a Sanremo, voluta dal vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo Antonio Suetta, hanno acceso un dibattito che va ben oltre il semplice gesto simbolico. Un’iniziativa che, nelle intenzioni dei promotori, vorrebbe ricordare i bambini non nati a causa dell’aborto, ma che rischia di assumere un significato ben più problematico nel contesto di una società pluralista e laica.
Generazione Sanremo esprime forte preoccupazione per un’operazione che appare quanto meno incauta e potenzialmente colpevolizzante nei confronti delle donne: “L’interruzione volontaria di gravidanza non è mai una scelta superficiale: è un percorso complesso, spesso doloroso, che interroga in profondità la coscienza di chi lo affronta. Ridurlo a un simbolo sonoro quotidiano rischia di semplificare una realtà fatta di storie individuali, sofferenze silenziose e decisioni maturate in contesti personali, familiari e sociali spesso difficili”.
“È importante chiarire – prosegue GS - che la critica all’iniziativa non rappresenta una negazione della fede né del diritto all’espressione religiosa. In una democrazia matura, la libertà di culto è un valore fondamentale e va tutelata. Tuttavia, tale libertà non può prescindere dal rispetto delle coscienze altrui. Quando un simbolo religioso entra nello spazio pubblico con un messaggio che può essere percepito come giudicante o colpevolizzante, il confine tra testimonianza di fede e pressione morale diventa sottile e delicato. Le scelte legate alla maternità e all’interruzione di gravidanza restano esperienze profondamente intime. Sono decisioni che coinvolgono il corpo, la vita e il futuro delle donne, spesso accompagnate da dolore, paura e solitudine. Trasformarle in oggetto di una narrazione pubblica che rischia di assegnare colpe o di evocare sensi di colpa simbolici non contribuisce né al dialogo né alla comprensione reciproca”.
“Ricordiamo – termina Generazione Sanremo - che la legge 194 non è soltanto una norma giuridica, ma il risultato di una lunga conquista sociale e civile".