Che la Liguria sia una regione arretrata su tanti aspetti (rifiuti e trasporti soprattutto) appare evidente anche da quanto sta accadendo a Genova per combattere lo smog. Al pari di altre città metropolitane, la Lanterna sta sforando i limiti di concentrazione di polveri sottili nell’aria. Il sindaco, Marco Doria, ha firmato l’ordinanza che vieterà la circolazione nelle zone più congestionate (la cosiddetta “area benzene”) ai veicoli più vecchi e inquinanti, comprese le motociclette. Il provvedimento partirà il primo febbraio e diventerà via via più severo, fino a colpire le vetture immatricolate prima del 2001 e con omologazione precedente all’Euro 3.
Oltre a far incavolare moltissimo il folto popolo degli scooteristi, l’ordinanza ha rimesso in luce le contraddizioni della nostra mobilità insostenibile. I mezzi pubblici, infatti, continueranno a viaggiare, peccato che una buona fetta degli autobus sarebbe da rottamare subito. Con un’età media di quasi quattordici anni, le corriere del capoluogo ligure sono spesso guaste, ed emettono molta più anidride carbonica di quella che dovrebbe fuoriuscire dai tubi di scappamento più ecologici. Diversi mezzi hanno alle spalle più di un milione di chilometri di onorato servizio e quindi appartengono alla preistoria del trasporto pubblico locale (1989, o giù di lì). Quella che altrove nel mondo chiamano “mobilità sostenibile” in Liguria è un’utopia. Così il divieto apposto dal sindaco per prevenire l’inquinamento atmosferico fa scattare almeno un paio di considerazioni. La prima: è un provvedimento a doppio binario, che acuisce le storture delle politiche pubbliche. Della serie, punire i cittadini o complicare loro l’esistenza, mentre l’azienda che gestisce le linee urbane può continuare a mettere in strada autobus obsoleti e puzzolenti. La seconda: purtroppo, quando si parla di smog, i singoli provvedimenti sono poco efficaci.
Come ha dichiarato nei giorni scorsi il primo cittadino di Milano, Giuliano Pisapia, blocchi e limitazioni del traffico servono solo se sono condivisi su una scala più ampia, quantomeno regionale. In Liguria è difficile ragionare in questi termini: ad esempio, quando mai nelle riviere il Pm10 ha fatto discutere seriamente qualche amministrazione cittadina? Eppure, il problema-inquinamento andrebbe risolto con soluzioni omogenee, capaci di incidere sulle abitudini delle persone. Con un obiettivo comune, cioè favorire il mezzo pubblico a scapito dell’auto o moto privata. Stringere le maglie della circolazione, senza un progetto per potenziare e migliorare i trasporti quotidiani, è solo un rimedio parziale; un’arma spuntata che rischia di far aumentare i disservizi e peggiorare la qualità della vita.
A PROPOSITO DI CORRIERE INEFFICIENTI