"La vicenda dell’età pensionabile delle donne del pubblico impiego dimostra una volta di più l’accanimento dei governi contro il pubblico impiego, di attenzione alle donne, di conciliazione e di welfare familiare e poi si stravolge la possibilità di una pianificazione della vita". A dirlo sono Monica Laura, Marina Tranchina e Silvia Amadeo del Coordinamento Donne CISL FP provinciale, che a tal proposito inviano un comunicato contro l'innalzamento dell'età di pensione a 65 anni. Questo il testo:
"Europa: Parità solo per penalizzarci?
L’età pensionabile a 65 anni non ha prodotto insurrezione da parte delle lavoratrici ma forte rabbia e sconcerto. Le donne da tantissimo tempo sono costrette a subire le conseguenze di una politica del welfare che mai si è sognata di adeguarsi alle normative europee in fatto di assistenza e tutela della sfera familiare in tutta la sua complessità. Appare a noi tutte inqualificabile l’atteggiamento del governo nel voler recepire in termini immediati e frettolosi una normativa europea così evidentemente penalizzante, che non affronti e risolva problematiche da sempre insolute. Si dimentica troppo spesso con leggerezza che al mondo femminile è deputato l’ambito dell’assistenza parentale in tutte le sue molteplici forme e le disparità di carico di lavoro si evidenziano nel momento in cui la professione della donna si somma a tali incombenze.
Superata la fase della maternità, già poco tutelata rispetto al resto d’Europa, dove le lavoratrici godono di una assistenza ben più ampia, le donne si trovano ad affrontare le problematiche relative alla 'terza età', con genitori e parenti da gestire quotidianamente e continuativamente. Sappiamo tutti quanto l’inserimento in strutture protette sia di difficile attuazione per motivi economici e strutturali e come al contrario, l’impegno profuso dalle donne nell’ambito familiare, vada a supplire alle mancanze dello Stato.
Ci opponiamo fermamente a questa logica sottolineando, inoltre, come all’interno del mondo del lavoro femminile sono presenti professioni usuranti (operatori sanitari, operaie, vigili del fuoco, …) per le quali il tetto dell’età pensionabile stabilito dalla normativa europea è impensabile. Un provvedimento serio che intenda recepire delle diverse normative, non può non prevedere una gradualità che tenga conto delle legittime aspettative delle lavoratrici in procinto di andare in pensione.
Chiediamo al sindacato un ruolo forte e determinante è più incisività sulle decisioni del Governo sulla riforma pensionistica, ricordando che anche se le donne non hanno effettuato rivolte, ritengono necessario esprimere con rabbia tutta la loro contrarietà a tale riforma".