Non soltanto le tracce di cocaina e cannabis nei capelli. La nuova consulenza tossicologica del professor Francesco Ventura, depositata nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Beatrice, la bambina di due anni deceduta lo scorso 9 febbraio a Bordighera, affronta anche un altro aspetto delle sue condizioni di salute: la presenza di una significativa steatosi epatica, già documentata dagli accertamenti autoptici. Una condizione che, alla luce della positività alla cocaina emersa dagli esami del capello, ha richiesto un ulteriore approfondimento per comprendere se le due circostanze potessero essere collegate.
La conclusione del medico legale è prudente, ma significativa. Pur riconoscendo che la cocaina può provocare danni al fegato, Ventura ritiene "poco probabile" che la steatosi riscontrata in Beatrice sia stata causata da un'assunzione acuta o cronica della sostanza. Gli elementi istologici, vale a dire le caratteristiche osservate nei campioni di tessuto epatico, orientano invece verso un'origine nutrizionale o metabolica, compatibile con uno stato di malnutrizione.
La steatosi del 60% e le condizioni del fegato. Nel corso dell'autopsia erano stati prelevati campioni di tessuto epatico, successivamente sottoposti a esame istologico. Gli accertamenti avevano evidenziato una steatosi macrovescicolare pari a circa il 60%, con accumuli di grasso di piccole e medie dimensioni e, in misura minore, di dimensioni maggiori, distribuiti nelle diverse regioni del fegato. La steatosi epatica consiste nell'accumulo di grasso all'interno delle cellule del fegato. Non costituisce, di per sé, una diagnosi sulle cause che l'hanno provocata: per comprenderne l'origine occorre considerare il tipo di alterazione cellulare, le eventuali lesioni associate e il quadro clinico complessivo. Nel caso di Beatrice, l'esame ha documentato prevalentemente una steatosi macrovescicolare. È proprio questa caratteristica ad assumere rilievo nella valutazione del consulente, perché differisce dai quadri di danno epatico più frequentemente descritti in relazione alla tossicità acuta della cocaina. Il dato del 60%, inoltre, riguarda l'estensione della steatosi osservata all'esame istologico e non deve essere confuso con una misura della funzionalità del fegato o con la percentuale di organo irrimediabilmente danneggiato.
La cocaina può danneggiare il fegato, ma le lesioni di Beatrice erano differenti. Ventura dedica una parte della relazione proprio ai possibili effetti epatici della cocaina, richiamando la letteratura scientifica sul tema. L'assunzione della sostanza può provocare un danno al fegato, anche accompagnato da steatosi, soprattutto di tipo microvescicolare. Nei casi documentati di epatotossicità acuta da cocaina, tuttavia, vengono frequentemente descritte anche aree di necrosi epatocitaria centrolobulare o mediozonale, ossia lesioni caratterizzate dalla morte delle cellule in specifiche zone del tessuto epatico. Si tratta di alterazioni che possono essere associate a diversi meccanismi tossici, tra cui il metabolismo della cocaina e la produzione di sostanze reattive capaci di provocare stress ossidativo. Nei quadri di intossicazione grave possono concorrere anche condizioni come ridotto apporto di ossigeno ai tessuti, ischemia e aumento della temperatura corporea. Nel fegato di Beatrice, però, non sono state individuate aree di necrosi centrolobulare o mediozonale. La steatosi osservata era inoltre prevalentemente macrovescicolare, anziché microvescicolare. Sono queste differenze a orientare il giudizio medico-legale. La positività alla cocaina documenta che la sostanza è entrata nell'organismo della bambina nei mesi precedenti alla morte, ma non dimostra automaticamente che abbia provocato tutte le alterazioni riscontrate durante l'autopsia.
La valutazione di Ventura: più sostenibile l'origine nutrizionale. La conclusione contenuta nella consulenza distingue quindi due elementi: da una parte l'assorbimento di cocaina, confermato dagli esami tossicologici; dall'altra la steatosi epatica, la cui origine deve essere valutata attraverso le caratteristiche del tessuto. Per il medico legale, la correlazione causale tra la steatosi accertata e l'assunzione acuta o cronica di cocaina è "poco probabile". L'ipotesi maggiormente sostenibile è quella di una steatosi macrovescicolare estesa, compatibile con un'origine legata alla malnutrizione. Non si tratta di un'esclusione assoluta di qualsiasi possibile effetto della cocaina sul fegato, ma di una valutazione di probabilità fondata sui reperti effettivamente osservati. In altri termini, la sostanza può essere epatotossica, ma il quadro istologico di Beatrice non presenta le caratteristiche che il consulente considera maggiormente indicative di quel tipo di danno. Il riferimento alla malnutrizione assume particolare importanza anche alla luce degli altri accertamenti medico-legali sulle condizioni della bambina. La steatosi viene infatti interpretata all'interno di un quadro nutrizionale compromesso, anziché come conseguenza direttamente dimostrata dell'esposizione alla cocaina.
Due risultati distinti, che non modificano la causa della morte. L'approfondimento sul fegato aggiunge un elemento alla ricostruzione delle condizioni di salute di Beatrice nei mesi precedenti al decesso, ma non modifica le conclusioni sulla causa della morte. Gli accertamenti autoptici avevano individuato nel grave trauma cranio-encefalico, accompagnato da ematoma subdurale acuto ed edema cerebrale, la causa del decesso. La consulenza tossicologica ha inoltre escluso che la morte fosse riconducibile a un'intossicazione acuta da alcol, stupefacenti o psicofarmaci. Rimangono dunque distinti tre aspetti: l'esposizione ripetuta alla cocaina documentata nei capelli, la steatosi epatica compatibile soprattutto con un'origine nutrizionale e il trauma cranico responsabile della morte.
Oggi l'incidente probatorio, saranno ascoltate le sorelle di Beatrice. Intanto, nella giornata di oggi, venerdì 16 ottobre, è in programma presso la Questura di Genova l'incidente probatorio disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Imperia, Massimiliano Botti. Al centro dell'appuntamento giudiziario ci sarà l'audizione protetta delle due sorelle di Beatrice, chiamate a riferire nell'ambito dell'inchiesta sulla morte della bambina. Le operazioni prenderanno il via alle 11 con il conferimento dell'incarico al perito Giorgio Cavaleri e la formulazione dei quesiti, mentre alle 11.30 è previsto l'ascolto delle minori. Un passaggio delicato dell'indagine, destinato a raccogliere le loro testimonianze con le garanzie previste per l'audizione di soggetti minorenni.