“È seguita dalla nostra ambasciata e dal nostro consolato in tutti i modi possibili e immaginabili”. Arriva dal ministro degli Esteri Antonio Tajani la risposta all'ultimo appello pubblico di Nessy Guerra, la giovane sanremese che da oltre tre anni si trova bloccata in Egitto insieme alla figlia Aisha e che, dallo scorso 1° luglio, sostiene di non poter lasciare la propria abitazione.
Il vicepremier è intervenuto oggi, 13 ottobre, rispondendo a una domanda dei giornalisti prima di lasciare la Camera dei deputati. Poche parole, riportate dall'agenzia LaPresse, con le quali il titolare della Farnesina ha ribadito l'impegno delle rappresentanze diplomatiche italiane nella gestione di una vicenda che continua a presentare numerosi interrogativi.
Una risposta che arriva a meno di ventiquattr'ore dal nuovo video pubblicato da Nessy su Instagram, nel quale la giovane si era rivolta direttamente al ministro chiedendo chiarimenti sulle ragioni giuridiche che le impediscono di uscire di casa e denunciando di non aver potuto effettuare una visita medica di cui sostiene di avere bisogno.
La risposta di Tajani. Interpellato sull'appello della connazionale, il ministro ha confermato che la situazione viene seguita dall'Ambasciata e dal Consolato italiani in Egitto, sottolineando che l'assistenza viene prestata attraverso tutti gli strumenti possibili.
Non sono arrivati, almeno nelle dichiarazioni riportate dall'agenzia, ulteriori dettagli sulla condizione giuridica nella quale si trova attualmente Nessy, né indicazioni specifiche sulle limitazioni che la giovane denuncia di subire ormai da tre mesi e mezzo.
È proprio questo il punto sul quale Guerra aveva concentrato il proprio intervento. Non una generica richiesta di attenzione, ma una domanda precisa rivolta alle istituzioni italiane: per quale motivo non può uscire dalla propria abitazione se, secondo quanto le sarebbe stato comunicato da un rappresentante dell'Ambasciata, non sta scontando alcuna pena detentiva?
“Ministro Tajani, perché non posso uscire di casa?”. Nel video pubblicato nelle scorse ore, la giovane sanremese aveva raccontato ancora una volta le condizioni nelle quali vive dall'inizio di luglio.
“Sono tre mesi e mezzo che non posso uscire di casa, che non vedo la luce del sole e che non posso portare la mia bambina a fare una passeggiata, per un reato che non ho mai commesso”, aveva affermato.
Poi la domanda diretta al ministro: “Vi faccio una domanda pubblica, alla luce del sole. Per quale motivo mi viene impedito di uscire di casa?”.
Nessy aveva quindi ripercorso quanto emerso nelle ultime settimane, quando la sua avvocata Agata Armanetti aveva chiarito a SanremoNews che la permanenza nell'appartamento non costituirebbe una forma di detenzione domiciliare. “Ho saputo da un membro dell'Ambasciata che io non sto scontando la detenzione domiciliare, quindi questi mesi che ho passato chiusa in casa, senza poter uscire, non verranno detratti dalla condanna a sei mesi di carcere che ho subito”, aveva spiegato Guerra.
La richiesta di una visita medica. Nell'appello rivolto a Tajani, Nessy aveva introdotto anche un altro elemento, legato alle proprie condizioni di salute. La giovane sostiene di aver chiesto, già il 7 luglio, il permesso di lasciare l'abitazione per sottoporsi a una visita medica e che l'autorizzazione le sarebbe stata negata.
“Per quale motivo mi viene negato anche il diritto elementare di poter fare una visita medica?”, aveva domandato pubblicamente.
Guerra aveva poi spiegato che il prolungarsi della vicenda starebbe avendo conseguenze anche sul suo benessere fisico: “Per colpa del forte stress che sto subendo a causa di tutta questa situazione che sta durando da anni, il mio fisico ne sta risentendo e necessito ad oggi di fare una visita medica”.
Intanto resta aperto il procedimento per Aisha. La risposta del ministro arriva pochi giorni dopo l'ultima udienza relativa all'affidamento della figlia di Nessy, rinviata dal tribunale egiziano al 7 dicembre.
Quella del 7 ottobre, nonostante il nuovo slittamento, era stata accolta dalla difesa con un cauto ottimismo. Secondo quanto riferito dai legali, il giudice non avrebbe autorizzato Tamer Hamouda a incontrare la bambina, alla luce dei timori rappresentati per la sua sicurezza e per un possibile allontanamento.
Il tribunale avrebbe inoltre acquisito un video pubblicato dall'ex marito di Nessy, tradotto e sottotitolato in arabo per consentire al giudice di comprendere le dichiarazioni pronunciate dall'uomo sulla religione islamica.
La difesa aveva infine chiesto di poter depositare anche la documentazione relativa a una denuncia presentata dai genitori di Nessy nei confronti di Hamouda per dichiarazioni ritenute offensive verso l'Islam.
L'avvocata Armanetti, commentando quegli sviluppi, aveva parlato per la prima volta di una luce intravista nella vicenda, pur sottolineando la necessità di attendere l'evoluzione dei procedimenti.
Oggi, da Roma, è arrivata la conferma del ministro degli Esteri: Nessy Guerra è seguita dall'Ambasciata e dal Consolato italiani “in tutti i modi possibili e immaginabili”. Un segnale di attenzione istituzionale che, tuttavia, lascia ancora aperta la domanda al centro dell'ultimo appello della giovane sanremese: se non sta scontando una pena, perché non può uscire di casa?