Cronaca - 07 ottobre 2026, 12:11

Caso Nessy Guerra, udienza rinviata al 7 dicembre: negato a Tamer l’incontro con Aisha. Armanetti: “Iniziamo a vedere la luce”

Il giudice non autorizza l’ex marito della giovane sanremese a rivedere la figlia alla luce dei timori per la sicurezza della bambina

Un altro rinvio, ma questa volta accompagnato da segnali che la difesa di Nessy Guerra considera importanti. La nuova udienza relativa all’affidamento della piccola Aisha, attesa per questa mattina in Egitto, è stata aggiornata al 7 dicembre. A differenza di quanto accaduto nei mesi scorsi, però, dal tribunale sarebbero arrivate alcune decisioni favorevoli alla posizione della giovane sanremese e della sua famiglia. La più importante riguarda proprio Aisha. Tamer Hamouda non è stato autorizzato a rivedere la figlia: secondo quanto riferito dalla difesa di Nessy al termine dell’udienza, alla base della decisione vi sarebbero i timori che un eventuale incontro possa comportare un rischio per la sicurezza della bambina, anche sotto il profilo di un possibile allontanamento.

Non è l’unica novità. Davanti al giudice è arrivato anche uno dei video pubblicati dallo stesso Hamouda sui social, questa volta sottotitolato in lingua araba, affinché il contenuto delle sue dichiarazioni potesse essere compreso direttamente in sede giudiziaria. Il giudice ha deciso di acquisire il materiale. Ed è proprio da questo passaggio che potrebbe aprirsi un ulteriore fronte. La difesa ha chiesto di poter depositare anche il fascicolo relativo alla denuncia presentata dai genitori di Nessy contro Hamouda per dichiarazioni ritenute offensive nei confronti della religione islamica.

Niente incontro tra Tamer e Aisha

Era uno dei punti più delicati della giornata. Hamouda chiedeva di poter rivedere la bambina, dalla quale sostiene di essere lontano da oltre mille giorni. La richiesta, secondo quanto riferito dalla difesa, non è stata accolta. Alla base della decisione ci sarebbe la valutazione dei possibili rischi per Aisha: il timore rappresentato nel procedimento è che Hamouda possa farle del male o tentare di portarla via. Si tratta di un passaggio particolarmente significativo per la difesa di Nessy, che da tempo insiste sulla necessità di mettere al centro del procedimento la sicurezza della minore. La decisione assunta nell’udienza odierna non chiude naturalmente la causa sull’affidamento, che proseguirà il 7 dicembre, ma impedisce per il momento l’incontro richiesto dal padre.

Il video di Tamer arriva davanti al giudice

Il secondo elemento emerso dall’udienza riguarda direttamente l’attività social di Hamouda, diventata negli ultimi mesi uno dei capitoli centrali della vicenda. Uno dei filmati nei quali l’uomo si esprime sulla religione islamica è stato tradotto e sottotitolato in arabo. L’obiettivo era consentire al giudice di conoscere esattamente il significato delle parole pronunciate in italiano. Il materiale è stato mostrato durante l’udienza e, secondo quanto riferito, il giudice ha deciso di acquisirlo agli atti. È un passaggio che assume un peso particolare anche alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane. Hamouda ha pubblicato numerosi video nei quali ha alternato riferimenti all’Islam, al Cristianesimo e alla propria dimensione religiosa, arrivando in altri interventi a definirsi con appellativi come “Gesù Cristo”. Soltanto pochi giorni fa aveva inoltre invocato nei confronti di Nessy la “lapidazione pubblica” qualora la giovane non fosse tornata da lui “pentita”, affermando che quella punizione sarebbe stata, secondo la sua personale interpretazione, imposta da Dio. Quella richiesta era stata duramente contestata dalla difesa della giovane, che aveva chiesto alle autorità egiziane di intervenire nei confronti dell’uomo.

La denuncia presentata dai genitori di Nessy

A questo si aggiunge un altro elemento. I genitori della giovane hanno presentato un atto al Procuratore Generale egiziano chiedendo l’intervento dell’autorità nei confronti di Hamouda per quelle che vengono indicate come dichiarazioni offensive verso l’Islam e Dio. Nel documento, presentato dalla madre di Nessy e nonna di Aisha, viene richiamato anche il procedimento sull’affidamento della bambina e viene espresso il timore per la sua sicurezza. L’atto fa riferimento, tra le altre cose, a dichiarazioni pubbliche attribuite a Hamouda nelle quali l’uomo afferma: “Testimonio che Dio Padre è Yahweh, e che per mezzo dello Spirito Santo Paraclito ha generato Suo Figlio Gesù Cristo, e che la Trinità è il vero Dio”. La denuncia sostiene inoltre che Hamouda avrebbe insultato l’Islam e vilipeso la religione islamica e Dio. Sulla base di queste contestazioni viene chiesto al Procuratore Generale di adottare i provvedimenti ritenuti necessari per accertare l’eventuale apostasia dell’uomo e valutare l’esercizio di un’azione di Hisbah nei suoi confronti. Durante l’udienza odierna è stato quindi chiesto al giudice il permesso di depositare nel procedimento sull’affidamento anche il fascicolo relativo a questa denuncia, così da mettere a disposizione del tribunale l’ulteriore documentazione.

Il 7 dicembre si torna in aula

Non arriva dunque ancora la decisione definitiva che Nessy e la sua famiglia attendono. L’udienza è stata rinviata ancora una volta e il prossimo appuntamento è fissato per il 7 dicembre. Ma il rinvio, questa volta, viene letto diversamente dai precedenti. Ad agosto il procedimento si era concluso con un nuovo slittamento e, secondo quanto riferito allora dalla difesa, senza che venisse acquisita la documentazione che i legali avrebbero voluto sottoporre al giudice. Oggi, invece, un elemento prodotto dalla parte di Nessy – il video tradotto in arabo – è entrato nel procedimento, mentre la richiesta di Hamouda di vedere la bambina non è stata accolta. È per questo che l’avvocata Agata Armanetti, pur mantenendo la prudenza su un procedimento ancora completamente aperto, parla per la prima volta di una sensazione diversa: “Per la prima volta vediamo la luce”.

Nessy resta intanto chiusa in casa

Le novità arrivate dal tribunale non modificano, almeno per il momento, la condizione personale della giovane sanremese. Dal 1° luglio Nessy non può uscire dalla propria abitazione e, secondo quanto chiarito nei giorni scorsi dalla sua legale, non sta scontando in questo modo i sei mesi della condanna per adulterio. I mesi trascorsi confinata in casa non verrebbero quindi detratti dalla pena nel caso in cui questa dovesse essere eseguita. Contro quella sentenza resta pendente il ricorso davanti alla Corte di Cassazione egiziana. È un limbo che continua ormai da oltre tre mesi e che Nessy ha raccontato con crescente stanchezza, delusione e rabbia. Negli ultimi giorni aveva chiesto ancora una volta che la sua vicenda non venisse dimenticata: “Sono tre anni che va avanti questa storia e noi siamo stanchi”.

Oggi non arriva ancora la soluzione. Nessy e Aisha non possono tornare in Italia e il procedimento sull’affidamento dovrà attendere altri due mesi. Ma dopo una lunga sequenza di rinvii, incertezze e porte rimaste chiuse, la giornata del 7 ottobre lascia alla difesa qualcosa che nelle ultime udienze era mancato: alcuni segnali concreti sui quali costruire la prossima tappa. Quella del 7 dicembre, quando il caso di Aisha tornerà nuovamente davanti al giudice. Per Nessy non è ancora la fine del tunnel. Ma, come sintetizza Armanetti, “per la prima volta vediamo la luce”.