Dopo le scritte fasciste comparse sulla serranda del Circolo Valeria Faraldi di Rifondazione Comunista a Sanremo, sono arrivate diverse prese di posizione e attestazioni di solidarietà da parte della componente politica di sinistra. A intervenire ora è il nostro lettore Leonardo Kogliodima, che fa alcune riflessioni sull'episodio e, in particolare, sull'assenza – almeno per quanto da lui visto – di analoghe prese di posizione provenienti dalla componente moderata di destra o dall'Amministrazione comunale.
"Ho letto di quanto accaduto al Circolo Valeria Faraldi di Sanremo, delle attestazioni di solidarietà e condanna da parte della componente di sinistra, ma non ho letto nulla attestante solidarietà da parte della componente moderata di destra o da parte dell'Amministrazione di Sanremo", scrive Kogliodima, precisando tuttavia di non voler affermare che tali interventi non ci siano stati. "Ripeto, io non ho letto altre attestazioni di solidarietà – aggiunge –, ma questo non significa che non vi siano state, forse non le ho viste per mia disattenzione". Secondo l'autore della lettera, però, il rischio è che l'episodio possa scivolare nella semplice considerazione di una manifestazione di dissenso, quasi fosse un'espressione folcloristica o una modalità di comunicazione fuori luogo. Una lettura che Kogliodima invita invece a evitare, proprio perché le scritte sono comparse sulla sede di una forza politica che fa parte della storia e della vita cittadina. "Vorrei che l'episodio non scivolasse nella semplice ristretta considerazione di una banale manifestazione di dissenso comparsa per una impellente esigenza di comunicazione".
Da qui prende forma una riflessione più ampia sul clima politico e sociale contemporaneo, che nella lettera viene collegato alla crescita, in diversi settori della società europea, di fenomeni che l'autore considera divisivi. "Direi che, purtroppo, non sia così – scrive –, è stato seminato un qualcosa che ora, in tutta Europa, sta dando frutti avvelenati in larghi settori della società, conformati ad una ideologia che divide e non unisce nel rafforzare una identità nazionale ma che, al contrario e largamente, separa". Kogliodima si sofferma quindi sul rapporto tra appartenenza politica e giudizio sull'avversario, sostenendo che oggi essere di sinistra venga troppo spesso rappresentato come la radice di una serie di negatività e fallimenti. Nella sua analisi, sovranismo, populismo, neoliberismo e intolleranza rischierebbero di alimentare una società nella quale il dissenso e la non omologazione vengono guardati con crescente diffidenza. "Essere 'politicamente di sinistra' pare rappresenti la base della negatività di tutto o quasi tutto", osserva.
Una considerazione che si allarga poi al valore del confronto democratico, con l'autore che rivendica il diritto a una visione diversa senza che questa venga automaticamente considerata un elemento negativo. "Qualsiasi forma di dissenso e non omologazione al Sistema parrebbe uscire dalla comfort zone ideologica in questo momento predominante e per questo rappresentare una negatività e non una visione diversa degna di rispetto come dovrebbe essere nel dialogo tra le parti", scrive. Non manca, nella parte finale della lettera, l'ironia, che Kogliodima utilizza per riportare il ragionamento dalla politica alla quotidianità sanremese. E così anche le buche nelle strade diventano metafora della contrapposizione tra destra e sinistra. "Alla fine anche le buche sull'asfalto delle strade di Sanremo paiono più frequenti e pericolose se si svolta a sinistra mentre a destra l'asfalto è migliore", ironizza l'autore, ricordando però che la buca di Strada Solaro, verso il Nyala, "è sempre lì".
Da qui la domanda, volutamente provocatoria: le buche per strada e gli asfalti dissestati sono di destra o di sinistra? La risposta di Kogliodima è naturalmente ironica: "Sicuramente di sinistra, e i motociclisti di sinistra ne soffrono maggiormente e giustamente, mentre quelli di destra hanno ammortizzatori migliori, omologati e conformati alle direttive di destra ed allora viaggiano meglio!" La conclusione prosegue sullo stesso registro, giocando sul significato politico e letterale della parola "destra". "È proprio vero: 'the best is the right', il meglio è a destra", scrive Kogliodima, arrivando con un paradosso fino al Paradiso e al Purgatorio, dove anche la direzione da prendere diventa una metafora politica. E chiude con un'ultima battuta sulla vecchia aspirazione della classe operaia: "La Classe Operaia voleva andare in Paradiso ma in realtà già allora erano in Purgatorio e non se ne erano accorti, si erano solo illusi che il Paradiso fosse anche per loro ma non ci sono mai arrivati".