Eventi - 28 settembre 2026, 13:35

Acqua dolce e cambiamenti climatici: Paolo Ferrari racconta il ciclo dell’acqua potabile (Foto)

Dalla captazione alla distribuzione, fino alla depurazione e al possibile riutilizzo: una serata dedicata alla tutela della risorsa idrica e alle sfide per i sistemi acquedottistici

La serata ha posto al centro dell’attenzione non il mare, ma l’acqua dolce e il suo percorso, dalla captazione fino alla restituzione all’ambiente. A illustrare il tema è stato l’ingegner Paolo Ferrari, già Direttore Tecnico di Rivieracqua, che ha ripercorso le diverse fasi del ciclo dell’acqua potabile.

Dalle sorgenti ai pozzi e agli invasi artificiali, l’acqua viene captata e successivamente sollevata e trattata per garantirne le adeguate caratteristiche di potabilità e sicurezza, prima di essere immessa nella rete di distribuzione e arrivare al rubinetto dei cittadini.

Nel corso dell’incontro è stata sottolineata l’importanza della risorsa idrica, considerando che soltanto circa l’1% dell’acqua presente sulla Terra può essere utilizzata allo scopo. Da qui la necessità di proteggerla e utilizzarla nel rispetto della sua disponibilità.

Particolare attenzione è stata dedicata agli effetti del cambiamento climatico sui sistemi acquedottistici, che hanno evidenziato una crescente vulnerabilità sia in occasione di eventi meteorologici intensi, in grado di provocare danni alle infrastrutture idriche e criticità nelle falde, sia durante le sempre più frequenti situazioni di siccità estiva.

L’impoverimento delle falde determina infatti una minore capacità di rispondere al fabbisogno dell’utenza, proprio mentre la domanda di acqua tende ad aumentare con l’incremento delle temperature. Alle problematiche quantitative si aggiungono quelle qualitative: le alte temperature favoriscono la formazione di microrganismi, mentre la diminuzione delle portate può determinare un aumento delle concentrazioni di inquinanti chimici e batteriologici.

Un’ulteriore criticità riguarda i pozzi situati in prossimità del mare, dove l’impoverimento delle falde dovuto alla siccità può favorire il rientro del cuneo salino.

Di fronte a queste problematiche, l’impegno dei gestori dei sistemi idrici è rivolto anche alla ricerca di soluzioni alternative, attraverso il reperimento di nuove fonti di alimentazione, la costruzione di invasi, l’interconnessione di più sistemi acquedottistici e, soprattutto, la riduzione delle perdite.

In questo quadro, l’adozione di sistemi di gestione totalmente digitalizzati può contribuire all’individuazione delle criticità e alla riduzione degli sprechi.

Il ciclo dell’acqua, inoltre, non si conclude con l’arrivo al rubinetto. Una volta utilizzata, l’acqua diventa refluo e prosegue il proprio percorso fino alla restituzione alla natura e a un corpo ricettore, che nel territorio è normalmente rappresentato dal mare. Prima di questa fase, il refluo viene sottoposto a un adeguato trattamento di depurazione, finalizzato ad abbattere le componenti inquinanti organiche e chimiche e a renderlo innocuo per la fauna e la flora marina.

È stato inoltre evidenziato il possibile riutilizzo dell’acqua depurata. Attraverso un trattamento più spinto, con una filtrazione finale aggiuntiva, questa risorsa potrebbe essere destinata a usi irrigui e industriali, contribuendo così al risparmio di acqua.

La gestione della risorsa idrica richiede un impegno costante da parte dei gestori dei sistemi idrici, sia per rafforzare la resilienza delle infrastrutture sia per garantire il rispetto dell’acqua e dell’ambiente. Un impegno che riguarda anche le abitudini quotidiane di ciascuno, attraverso un utilizzo responsabile della risorsa.

Redazione