Dal guasto conosciuto già alla fine di giugno alla comunicazione arrivata a Taggia il 14 agosto, passando per le verifiche effettuate con un drone e un robot subacqueo, fino a una riparazione provvisoria eseguita l'11 agosto. E, ancora, una sostituzione definitiva che dovrà attendere l'inverno perché per intervenire sarà necessario fermare temporaneamente il sistema, con il rischio di scaricare reflui non trattati nel torrente Argentina.
Il caso della condotta sottomarina di scarico dei reflui trattati del depuratore di Riva Ligure è arrivato oggi in Consiglio provinciale, attraverso l'interpellanza presentata dal consigliere Gabriele Cascino. Un documento che porta in Provincia una vicenda già discussa a Taggia e apre diversi fronti: dai tempi delle comunicazioni di Rivieracqua al diritto di accesso agli atti, dalle manutenzioni della condotta al futuro intervento definitivo, fino agli investimenti PNRR destinati al servizio idrico.
"L'accesso agli atti non è un optional". È stato proprio questo uno dei primi punti sollevati da Cascino durante il dibattito. "Segnalo che non si rispetta il diritto di accesso agli atti. Non è un optional, tutti i cittadini hanno diritto di accedere agli atti e chiederne copia. Accedere agli atti non è una scelta politica o discrezionale, questa è la legge. Nei prossimi giorni scriverò al Prefetto. Non è una cosa che interessa soltanto al consigliere Cascino, lo farò per i cittadini".
Il consigliere aveva presentato il 13 agosto due richieste di accesso, una indirizzata a Rivieracqua e l'altra al Comune di Riva Ligure. Al gestore aveva chiesto una relazione sulle cause del guasto, i verbali degli interventi e dei sopralluoghi, il registro delle manutenzioni ordinarie e straordinarie degli ultimi 24 mesi, le comunicazioni con Arpal, Asl, Provincia e Comuni, gli eventuali risultati delle analisi e il progetto per la riparazione definitiva, comprensivo di tempi e costi.
Al Comune di Riva Ligure la richiesta era ancora più ampia sul fronte delle comunicazioni: Cascino chiedeva tutto il carteggio con Rivieracqua almeno dal 1° maggio 2026, i rapporti Arpal e Asl, gli eventuali provvedimenti adottati e gli atti relativi agli interventi di messa in sicurezza e ripristino.
Nell'interpellanza depositata il 18 settembre e protocollata dalla Provincia il 21, Cascino sostiene che, trascorso oltre un mese, non gli fosse stata ancora trasmessa la documentazione tecnica e manutentiva richiesta.
La prima segnalazione a fine giugno. È però la nota ufficiale inviata da Rivieracqua il 14 agosto al Comune di Taggia e all'EGATO Ovest Imperiese a mettere nero su bianco la cronologia conosciuta del guasto.
Il gestore riferisce che a fine giugno, attraverso una segnalazione del Comune di Riva Ligure arrivata via WhatsApp, era stata comunicata la possibile presenza di una perdita sulla condotta di scarico a mare dei reflui già trattati dal depuratore.
Rivieracqua afferma di essersi attivata subito. Prima venne effettuato un sorvolo con un drone per individuare la perdita; una volta localizzato il punto, fu eseguita un'ispezione subacquea attraverso un robot per quantificare il danno e stabilire gli interventi necessari.
L'esito fu rilevante: la società definì la criticità "particolarmente grave", al punto da prevedere la sostituzione del tratto di tubazione interessato. La documentazione conferma quindi che il gestore era a conoscenza del problema e della sua consistenza già prima dell'emergenza balneare di agosto.
Perché la sostituzione è stata rinviata all'inverno. Il documento permette anche di comprendere un altro passaggio finora rimasto sullo sfondo. La sostituzione definitiva non può essere eseguita mantenendo normalmente in funzione l'impianto: secondo Rivieracqua, per effettuare l'operazione sarà necessario disattivare il depuratore e le stazioni di sollevamento fognario a monte.
Questo comporterebbe il contemporaneo rilascio di reflui non trattati nel torrente Argentina. Proprio considerando la stagione balneare in corso, il gestore ha quindi deciso di rinviare l'intervento definitivo alla stagione invernale.
Nel frattempo è stata cercata una soluzione temporanea. Rivieracqua riferisce che, dopo aver studiato un sistema per tamponare il foro mantenendo la condotta in servizio e garantendo la sicurezza degli operatori subacquei, l'11 agosto è stato effettuato un intervento che avrebbe "ridotto sensibilmente la perdita".
La condotta, dunque, non era stata definitivamente sostituita: l'intervento estivo aveva carattere provvisorio, mentre il lavoro strutturale era stato programmato per un periodo compatibile con l'arresto dell'impianto.
Cascino: "Rivieracqua lo comunica a Taggia il 14 agosto, non è accettabile". È soprattutto sulla gestione dell'informazione che il consigliere ha concentrato l'attacco.
"A Taggia quest'anno non abbiamo avuto una buona stagione balneare. Il primo intervento è stato causato dai lavori del ponte. Sul secondo che cosa ho scoperto? Ho trovato la rottura. Faccio l'accesso agli atti e cosa apprendo? La rottura era nota da fine giugno e Rivieracqua ha comunicato la situazione il 14 agosto. Non è accettabile".
Il punto è rilevante anche alla luce della documentazione: la nota del 14 agosto conferma che Rivieracqua aveva ricevuto la segnalazione a fine giugno e aveva successivamente accertato la gravità del problema. Non dimostra però che Taggia fosse già stata informata in quel momento. Proprio quando la vicenda era stata affrontata in Consiglio comunale, il sindaco Mario Conio aveva dichiarato di non essere stato a conoscenza della criticità quando erano arrivati i risultati Arpal fuori norma.
Il divieto di balneazione e il guasto: nessun nesso accertato. È qui che occorre mantenere distinti i due piani. Il 5 agosto il Comune di Taggia aveva disposto il divieto temporaneo di balneazione dopo risultati non conformi dei campionamenti. La presenza contemporanea del problema alla condotta ha alimentato interrogativi, ma non risulta accertato un rapporto di causa ed effetto tra la perdita e quei valori.
Anzi, nella propria nota del 14 agosto Rivieracqua precisa che le analisi eseguite internamente sullo scarico del depuratore di Riva Ligure avevano sempre rispettato i limiti previsti e che anche i controlli effettuati fino ad allora da Arpal erano risultati conformi. Il gestore aggiunge inoltre che nel mese di luglio non si erano verificati fermi dell'impianto.
Un elemento coerente anche con i dati relativi al punto di balneazione di zona Prati, a Riva Ligure e nelle vicinanze dell'impianto: il campionamento Arpal del 4 agosto risultava nei limiti, mentre ad Arma erano stati registrati valori non conformi. Il dato non consente da solo di stabilire l'origine della contaminazione riscontrata a Taggia, ma rappresenta un ulteriore elemento che impedisce di attribuirla automaticamente alla condotta danneggiata.
Cascino ha comunque insistito sul principio di precauzione e sulla necessità di comunicazioni tempestive. "L'acqua depurata non è acqua balneabile: deve sfociare a centinaia di metri dalla costa e poi, a quella profondità e con quelle condizioni, la natura completa il processo. C'è stata poi una chiusura. Si può giocare sulla salute pubblica? Si può non avvisare? Credo che non sia accettabile".
"Io non credo che ci sia nulla da nascondere – ha aggiunto –. Se avviene una rottura, la buona amministrazione impone di comunicarlo".
Manutenzioni, costi e lavori: sono ancora le grandi domande. Il dossier portato in Provincia non riguarda soltanto ciò che è accaduto tra giugno e agosto. Cascino chiede infatti all'EGATO di verificare lo storico delle manutenzioni degli ultimi due anni e di chiarire se la rottura possa essere collegata a un deficit di manutenzione preventiva da parte del gestore.
Chiede inoltre un cronoprogramma vincolante della sostituzione, il costo preventivato dell'intervento e soprattutto quali misure saranno adottate durante il cantiere per evitare che la necessaria disattivazione temporanea del sistema determini conseguenze ambientali nel torrente Argentina o sul litorale. Sono domande contenute nell'interpellanza, alle quali il documento depositato non fornisce ancora una risposta tecnica.
Il capitolo PNRR e le tariffe. L'ultima parte dell'interpellanza allarga ulteriormente il campo. Cascino chiede alla Provincia lo stato di attuazione e rendicontazione dei fondi PNRR destinati al servizio idrico nell'Imperiese, se siano garantite le risorse e il rispetto delle scadenze e se le criticità degli impianti possano interferire con il raggiungimento degli obiettivi previstti.
Ma soprattutto domanda quali risorse provenienti dalla tariffa d'ambito siano state effettivamente destinate alla manutenzione ordinaria e programmata della rete idrica e depurativa. "I nostri cittadini hanno già visto le tariffe aumentare nell'ultimo periodo – ha sottolineato Cascino in aula –. Questa può essere l'occasione per fare il punto sulla situazione. Sarebbe importante capire cosa viene fatto sulla manutenzione ordinaria. Ci sono anche altri sindaci che si sono lamentati su questo territorio".
"Non voglio vedere tutto nero – ha concluso –. Speriamo che in futuro le opere ordinarie e straordinarie finanziate anche dal PNRR possano darci un ciclo idrico efficiente. Perdere una stagione non può essere accettato".
Scajola: "Diversi Comuni hanno diffidato Rivieracqua". Nel dibattito è intervenuto anche il presidente della Provincia Claudio Scajola, allargando il quadro oltre il singolo episodio di Riva Ligure. "Anche diversi Comuni hanno fatto diffide a Rivieracqua, specie tra Imperia, Sanremo e la Provincia", ha ricordato.
Il documento consegnato al Consiglio permette quindi di fissare alcuni punti: Rivieracqua sapeva della possibile perdita dalla fine di giugno, effettuò successivamente le verifiche che accertarono una criticità grave, l'11 agosto eseguì un intervento provvisorio e il 14 agosto trasmise a Taggia e all'EGATO la ricostruzione dell'accaduto. La sostituzione definitiva è stata rinviata all'inverno per le conseguenze che l'arresto dell'impianto avrebbe durante i lavori.
Restano invece da chiarire, ed è qui che si concentra ora il confronto istituzionale, la catena delle comunicazioni tra fine giugno e agosto, lo storico delle manutenzioni, le cause tecniche della rottura, tempi e costi dell'intervento definitivo e il quadro degli investimenti. Sullo sfondo resta il tema più delicato dell'estate appena trascorsa: il divieto di balneazione di Arma, rispetto al quale, sulla base della documentazione disponibile, non è stato dimostrato un nesso causale con il guasto alla condotta.